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OPERAZIONE AL-AQSA FLOOD di HAMAS

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Due giorni fa HAMAS ha diffuso una Dichiarazione sull’Operazione di attacco del 7 ottobre chiamata “Al-Aqsa Flood”, di cui pubblichiamo in traduzione italiana, la seconda e terza parte.

HAMAS smentisce le calunnie sioniste e chiede un’inchiesta indipendente.

  1. OPERAZIONE AL-AQSA: COSA È DAVVERO ACCADUTO

«Alla luce delle accuse e delle affermazioni inventate da “Israele” sull’Operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre e sulle sue ripercussioni, noi del Movimento di Resistenza Islamica – Hamas chiariamo quanto segue:

  1. L’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre ha preso di mira i siti militari israeliani e ha cercato di arrestare i soldati del nemico per fare pressione sulle autorità israeliane affinché rilasciassero le migliaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane attraverso un accordo di scambio di prigionieri. Pertanto, l’operazione si è concentrata sulla distruzione della Divisione Gaza dell’esercito israeliano e i siti militari israeliani di stanza vicino agli insediamenti israeliani intorno a Gaza.
  2. Evitare di fare del male ai civili, specialmente ai bambini, alle donne e agli anziani, è un impegno religioso e morale di tutti i combattenti delle Brigate Al-Qassam. Ribadiamo che la resistenza palestinese è stata del tutto disciplinata e impegnata nei valori islamici durante l’operazione e che i combattenti palestinesi hanno preso di mira solo i soldati dell’occupazione e coloro che portavano armi contro il nostro popolo. Allo stesso tempo, i combattenti palestinesi hanno cercato di evitare di danneggiare i civili, nonostante il fatto che la resistenza non possieda armi precise. Inoltre, se c’è stato qualche caso di attacco ai civili, è avvenuto accidentalmente e nel corso del confronto con le forze di occupazione.

Sin dalla sua fondazione nel 1987, il Movimento Hamas si è impegnato ad evitare danni ai civili. Dopo che il criminale sionista Baruch Goldstein, nel 1994, commise un massacro contro i fedeli palestinesi nella moschea di Abramo, nella città occupata di Hebron, il Movimento Hamas ha annunciato un’iniziativa per evitare che i civili fossero il bersaglio dei combattimenti da parte di tutte le parti, ma l’occupazione israeliana l’ha respinta e non ha rilasciato alcun commento in merito. Il Movimento Hamas ha anche ripetuto più volte questi appelli, ma l’occupazione israeliana è rimasta sorda e ha continuato a colpire e uccidere deliberatamente i civili palestinesi.

  1. Forse si sono verificati alcuni errori durante l’attuazione dell’Operazione Al-Aqsa Flood, a causa del rapido collasso del sistema di sicurezza e militare israeliano e del caos provocato lungo le zone di confine con Gaza.

Come riferito da molti testimoni, il Movimento Hamas ha trattato in modo positivo e gentile tutti i civili che sono stati trattenuti a Gaza, e ha cercato fin dai primi giorni dell’aggressione di rilasciarli, come è avvenuto durante la tregua umanitaria di una settimana, in cui questi civili sono stati rilasciati in cambio della liberazione di donne e minori palestinesi dalle carceri israeliane.

  1. Le affermazioni promosse dall’occupazione israeliana, secondo cui le Brigate Al-Qassam il 7 ottobre avrebbero preso di mira i civili israeliani, non sono altro che bugie e falsificazioni. La fonte di queste affermazioni è la narrazione ufficiale israeliana e nessuna fonte indipendente le ha provate. È noto che la narrazione ufficiale israeliana ha sempre cercato di demonizzare la resistenza palestinese, legalizzando al contempo la sua brutale aggressione a Gaza.

Ecco alcuni dettagli che smentiscono le accuse israeliane:

I filmati girati quel giorno – il 7 ottobre – insieme alle testimonianze degli stessi israeliani che sono state rilasciate in seguito, hanno dimostrato che i combattenti delle Brigate Al-Qassam non hanno preso di mira i civili e che molti israeliani sono stati uccisi dall’esercito e dalla polizia israeliana a causa della loro confusione.

È stata anche fermamente smentita la menzogna dei “40 bambini decapitati” dai combattenti palestinesi, e anche fonti israeliane hanno smentito questa menzogna. Purtroppo molte agenzie di stampa occidentali hanno fatto propria questa affermazione e l’hanno diffusa.

L’ipotesi che i combattenti palestinesi abbiano commesso stupri ai danni di donne israeliane è stata pienamente smentita anche dal Movimento Hamas. Un rapporto del sito web Mondoweiss del 1° dicembre 2023, tra l’altro, ha affermato che non esistono prove di “stupri di massa” presumibilmente perpetrati da membri di Hamas il 7 ottobre e che Israele ha usato tale accusa “per soffiare sul fuoco del genocidio in corso a Gaza”.

Secondo due rapporti del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth del 10 ottobre e del quotidiano Haaretz del 18 novembre, molti civili israeliani sono stati uccisi da un elicottero militare israeliano, in particolare quelli che si trovavano al festival musicale Nova vicino a Gaza, dove sono stati uccisi 364 civili israeliani. I due rapporti affermano che i combattenti di Hamas hanno raggiunto l’area del raduno senza alcuna conoscenza preventiva del festival, mentre l’elicottero israeliano ha aperto il fuoco sia sui combattenti di Hamas che sui partecipanti al festival. Lo Yedioth Ahronoth ha anche affermato che l’esercito israeliano, per prevenire ulteriori infiltrazioni da Gaza e per evitare la possibilità che degli israeliani venissero arrestati dai combattenti palestinesi, ha colpito oltre 300 obiettivi nelle aree circostanti la Striscia di Gaza.

Altre testimonianze israeliane hanno confermato che i raid dell’esercito israeliano e le operazioni dei suoi soldati hanno ucciso molti prigionieri israeliani insieme ai loro carcerieri. L’esercito di occupazione israeliano ha bombardato le case degli insediamenti israeliani in cui si trovavano combattenti palestinesi e israeliani, in una chiara applicazione della famigerata “direttiva Hannibal” dell’esercito israeliano, che dice chiaramente “meglio un ostaggio civile o un soldato morto, piuttosto che uno preso vivo” per evitare di impegnarsi in uno scambio di prigionieri con la resistenza palestinese.

Inoltre, le autorità di occupazione hanno rivisto il numero dei loro soldati e civili uccisi da 1.400 a 1.200, dopo aver scoperto che 200 cadaveri bruciati appartenevano ai combattenti palestinesi uccisi e mescolati con i cadaveri israeliani. Ciò significa che chi ha ucciso i combattenti è lo stesso che ha ucciso gli israeliani, sapendo che solo l’esercito israeliano possiede gli aerei militari che hanno ucciso, bruciato e distrutto le aree israeliane il 7 ottobre.

I pesanti raid aerei israeliani su Gaza, che hanno portato alla morte di quasi 60 prigionieri israeliani, dimostrano anche che l’occupazione israeliana non si preoccupa della vita dei propri prigionieri a Gaza.

  1. È anche un dato di fatto che alcuni coloni israeliani negli insediamenti intorno a Gaza erano armati e si sono scontrati con i combattenti palestinesi il 7 ottobre. Questi coloni sono stati registrati come civili, mentre in realtà erano uomini armati che combattevano a fianco dell’esercito israeliano.
  2. Quando si parla di civili israeliani, bisogna sapere che la coscrizione si applica a tutti gli israeliani al di sopra dei 18 anni – i maschi che hanno prestato 32 mesi di servizio militare e le femmine che ne hanno prestati 24 – dove tutti possono portare e usare armi. Ciò si basa sulla teoria della sicurezza israeliana di un “popolo armato” che ha trasformato l’entità israeliana in “un esercito con annesso un paese”.
  3. L’uccisione brutale di civili è un approccio sistematico dell’entità israeliana e uno dei mezzi per umiliare il popolo palestinese. L’uccisione di massa dei palestinesi a Gaza è una chiara prova di tale approccio.
  4. Il canale di notizie Al Jazeeraha dichiarato in un documentario che in un mese di aggressione israeliana a Gaza, la media giornaliera di uccisioni di minori palestinesi a Gaza è stata di 136, mentre la media di minori uccisi in Ucraina – nel corso della guerra russo-ucraina – è stata di uno al giorno.
  5. Coloro che difendono l’aggressione israeliana non guardano agli eventi in modo obiettivo, ma cercano di giustificare l’uccisione di massa dei palestinesi da parte di Israele dicendo che ci sarebbero state vittime tra i civili durante gli attacchi contro i combattenti di Hamas. Tuttavia, non userebbero tale ipotesi quando parlando dell’Al-Aqsa Flood del 7 ottobre.
  6. Siamo fiduciosi che qualsiasi indagine equa e indipendente dimostrerà la verità della nostra narrazione e dimostrerà la portata delle bugie e delle informazioni fuorvianti da parte israeliana. Questo include anche le accuse israeliane relative agli ospedali di Gaza, secondo cui la resistenza palestinese li avrebbe usati come centri di comando; un’accusa che non è stata provata ed è stata smentita dai rapporti di molte agenzie di stampa occidentali.
  7. Per un’indagine internazionale trasparente
  8. La Palestina è uno Stato membro della Corte Penale Internazionale (CPI) e ha aderito allo Statuto di Roma nel 2015. Quando la Palestina ha chiesto di indagare sui crimini di guerra israeliani commessi nei suoi territori, si è trovata di fronte all’intransigenza e al rifiuto israeliano e alle minacce di punire i palestinesi per la richiesta alla CPI. È anche spiacevole menzionare che alcune grandi potenze, che affermano di essere portatrici di valori di giustizia, si sono completamente schierate con la narrativa dell’occupazione e si sono opposte alle mosse dei palestinesi nel sistema di giustizia internazionale. Queste potenze vogliono mantenere “Israele” come uno stato al di sopra della legge e vogliono assicurarsi che sfugga alle sue responsabilità.
  9. Esortiamo questi Paesi, in particolare l’amministrazione statunitense, la Germania, il Canada e il Regno Unito, se intendono far prevalere la giustizia come sostengono, ad annunciare il loro sostegno al corso delle indagini su tutti i crimini commessi nella Palestina occupata e a dare pieno appoggio ai tribunali internazionali affinché svolgano efficacemente il loro lavoro.
  10. Anche se è dubbio che questi Paesi vogliano dare il loro sostegno alla giustizia, esortiamo ancora il Procuratore della CPI e la sua équipe a recarsi immediatamente e con urgenza nella Palestina occupata per indagare sui crimini e le violazioni commessi in quel luogo, anziché limitarsi a osservare la situazione a distanza o a essere vincolati dalle restrizioni israeliane.
  11. Nel dicembre 2022, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiedeva il parere della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sulle conseguenze legali dell’occupazione illegale dei territori palestinesi da parte di “Israele”, quei (pochi) Paesi che sostengono “Israele” hanno annunciato il loro rifiuto alla mossa che veniva invece approvata da quasi 100 Paesi. E quando il nostro popolo – e i suoi gruppi legali e per i diritti – hanno cercato di perseguire i criminali di guerra israeliani davanti ai tribunali dei paesi europei – attraverso il sistema della giurisdizione universale – i regimi europei hanno ostacolato queste mosse, preferendo che i criminali di guerra israeliani restassero liberi di muoversi.
  12. Gli eventi del 7 ottobre devono essere inseriti in un contesto più ampio, ricordando tutti i casi di lotta contro il colonialismo e l’occupazione avvenuti nella nostra epoca. Queste esperienze di lotta dimostrano che allo stesso livello di oppressione commesso dall’occupante, corrisponde una risposta equivalente da parte del popolo occupato.
  13. Il popolo palestinese e i popoli di tutto il mondo si rendono conto della portata delle menzogne e degli inganni che i governi che sostengono la narrazione israeliana praticano nel tentativo di giustificare la loro cieca parzialità e di coprire i crimini israeliani. Questi paesi conoscono le cause profonde del conflitto, che sono l’occupazione e la negazione del diritto del popolo palestinese a vivere dignitosamente nelle proprie terre. Questi paesi non mostrano alcuna preoccupazione per la continuazione dell’ingiusto blocco su milioni di palestinesi a Gaza, né per le migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, tenuti in condizioni in cui i loro diritti fondamentali sono per lo più negati.
  14. Salutiamo le persone libere del mondo, di tutte le religioni, etnie e origini, che si riuniscono in tutte le capitali e città del mondo per esprimere il loro rifiuto ai crimini e ai massacri israeliani e per mostrare il loro sostegno ai diritti del popolo palestinese e alla sua giusta causa».◀︎

3 pensieri su “OPERAZIONE AL-AQSA FLOOD di HAMAS”

  1. Pino Nicotri dice:

    Perché non pubblicare anche la prima parte?

  2. Riccardo Aglietti dice:

    Interessante approfondimento riguardo a ciò che è accaduto a Gaza e dintorni il 7 ottobre 2023.

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