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ELEZIONI IN FRANCIA

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[ 15 marzo 2010 ]

IL BALZO ASTENSIONISTA
Aventi diritto: 43 640 059
Votanti: 20 232 451
Voti validi: 19 475 713
Astensione: 53,64 %

Più che dati sulle recenti elezioni regionali sembra un bollettino di guerra. Una guerra che vede su fronti opposti il popolo e lo Stato con le sue articolazioni pseudo-democratiche e notabilari. Per la prima volta  più del 50% dei cittadini francesi aventi diritto (non dimentichiamo i tanti che questo diritto in Francia non ce l’hanno, anzitutto immigrati) non si sono recati alle urne. Torneremo più in dettaglio nell’analisi delle elezioni francesi, ma intanto occorre smentire che l’astensione abbia penalizzato solo il centro-destra. Dalle prima proiezioni (vedi Le Monde) l’ondata ha travolto anche la sinistra, anzitutto quella estrema del Nuovo Partito Anticapitalista e Lotta Operaia.
Sempre stando agli stessi primi commenti dei media francesi si tratta di un vero e proprio esodo di massa dalle urne, il quale ha riguardato anzitutto le aree sociali e geografiche più colpite dalla crisi e dalle politiche del governo. Un malessere sociale profondo che ha causato il crollo del partito di Sarkozy (l’UMP) ma che solo in piccolissima parte ha premiato i suoi avversari, soprattutto non ha premiato le opposizioni di estrema sinistra della Federazione di Sinistra, di LO e del NPA.
Questo indica che agli occhi dei cittadini lo scontro destra-sinistra non ha prevalso, che il fattore principale è la sfiducia crescente verso il gioco democratico parlamentare e le sue regole.
A questo punto abbiamo due spiegazioni possibili.
La prima è che sta prevalendo anche in Francia l’americanizzazione, per cui il distacco dei rappresentati dai rappresentanti e dalle istituzioni repubbicane non ha alcun significato positivo o di ribellione, ma corrisponde al qualunquismo e all’apatia. Il tutto a vantaggo degli stessi ceti politici, che potranno bellamente continuare a fare il loro gioco.
La seconda spiegazione è che la crescita massiccia dell’astensione, lungi dal segnalare l’apatia e un indistinto e sonnolento qualunquismo, è al contrario, il segnale di una rivolta che sottotraccia sta crescendo e che, prima o poi, porterà all’esplosione sociale.
Probabilmente il fenomeno si spiega ammettendo entrambi queste tendenze.
L’astensione di massa non è quindi univoca, ma bi-univoca, intimamente contraddittoria.
Un fatto è tuttavia certo. La Francia non sono gli USA e questa protesta silenziosa astensionista ha prodotto uno strappo, ha terremotato il quadro politico. 
E’ salutare questo terremoto? Per chi voglia aprire un varco al cambiamento sociale certamente sì.
E da questo occorre partire, non certo strapparsi le vesti per la fuga dalle urne.
Fra due settimane voteremo anche in Italia.
Non arriveremo certo al 53% di astensione, ma l’astensione crescerà, e se crescerà sarà il segnale che aumentano i cittadini che non sono più disposti a farsi prendere per i fondelli da caste politche sempre più screditate e corrotte.
Sarebbe un errore caricare di indebiti significati “eversivi” l’aumento dell’astensione, ma è certo che esso contribuirà a delegittimare non solo tutta la corte dei miracoli politicante, ma la stessa seconda repubblica, bipolare e postdemocratica, che prima crepa e meglio è.

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