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Negazionismo e diritti costituzionali

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[ 01 novembre 2010 ]

Libertà di opinione

di Marino Badiale e Massimo Bontempelli
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Un altro valore fondativo della civiltà occidentale e’ quello della libera espressione delle opinioni, della libertà di ricerca e di dibattito.
Si tratta di un valore garantito, per esempio, dagli articoli 21 e 33 della Costituzione Italiana e anche su questo tema stiamo assistendo ad un vistoso arretramento.
Alludiamo alle leggi che in vari importanti paesi europei hanno reso reato la difesa di alcune particolari opinioni, in particolare delle cosiddette tesi “negazioniste” sul genocidio ebraico.


E’ cioe’ diventato un reato avere opinioni difformi da quelle condivise dalla totalità degli storici e dalla quasi totalità della popolazione a proposito del genocidio perpetrato dai nazisti ai danni della popolazione ebraica europea durante la seconda guerra mondiale.
Queste leggi rappresentano una evidente e clamorosa  violazione di uno dei principi fondamentali della civiltà occidentale,talmente evidente e clamorosa da rendere difficile  persino discuterne.
Come dice correttamente Noam Chomsky «c’è qualcosa di deprimente e anche di scandaloso nel dover discutere di queste questioni due secoli dopo Voltaire».

Proviamo comunque a rendere il più evidenti possibile i motivi di questa enormità, e per questo confrontiamo questo tipo di opinioni con altre delle quali pure si sono occupate le legislazioni penali di vari paesi europei, fra i quali l’Italia. Ci riferiamo alle leggi che proibiscono la propaganda di tipi razzista e xenofobo. In quest’ultimo caso ci troviamo evidentemente su una zona di confine tra libertà di opinione e l’ incitamento alla violenza. Chi dichiari, ad esempio, che bisogna cacciare gli immigrati, o che i neri o gli ebrei sono razze inferiori, sta esprimendo un’opinione, e quindi in teoria dovrebbe essere protetto dalle garanzie istituzionali, ma attraverso tale opinione esprime dei giudizi di valore che possono determinare comportamenti che la collettività rifiuta, e allora può essere comprensibile l’esigenza di proibire anche l’espressione di quelle opinioni. Chi esprime poi un giudizio di valore del tipo «e’ bene uccidere gli appartenenti alla categoria X» sta di fatto invitando all’omicidio.
Se vivessimo in un mondo ideale, o quasi, un tale individuo verrebbe scansato da tutti, nessuno seguirebbe il suo invito, e non ci sarebbe nessun bisogno di proibirgli di esprimere i suoi nefasti pensieri. Ma nel mondo reale in cui viviamo ci può essere la possibilità che un simile individuo riesca ad influenzare altre persone, e che l’espressione delle sue opinioni possa in effetti portare qualcuno all’ omicidio.
Può essere allora comprensibile, come si diceva, l’istanza di proibizione legale della espressione di quelle opinioni: siamo, come anche dicevamo, in una zona di confine nella quale e’ difficile determinare quale sia la soluzione corretta.
Ma queste considerazioni non si applicano a chi esprime opinioni che riguardino semplicemente dei fatti.
Per capire la differenza prendiamo in considerazione queste due affermazioni:
“in Italia ci sono troppi immigrati” e “in Italia ci sono 2 milioni e mezzo di immigrati”.
La prima contiene chiaramente un giudizio di valore,espresso dall’ aggettivi “troppi” e intende dire che sarebbe bene che ce ne fossero di meno.
La seconda non contiene nessun giudizio di valore ma esprime un dato neutrale.
Immaginiamo ora che qualcuno affermi che” in Italia ci sono 20 milioni di immigrati”:si tratta,a quel che ne sappiamo,di un dato completamente sbagliato,ma si tratta pur sempre di una affermazione su dei fatti,e quindi analoga alla seconda e non alla prima.
Si può certo discutere se la prima affermazione (“in Italia ci sono troppi immigrati”) sia un’espressione di razzismo o di xenofobia,ma sicuramente non lo e’ la terza,anche se possiamo affermare che e’ sbagliata e anche se può essere usata da qualche razzista o xenofobo per sostenere le proprie posizioni.
Il punto fondamentale che qui ci preme sottolineare e’ che le opinioni “negazioniste” a proposito del genocidio ebraico sono proprio rappresentate dalla terza delle affermazioni che abbiamo sopra elencato.Il   negazionista non esprime infatti nessun giudizio di valore ma si limita a contestare alcuni fatti accertati dalla comunità degli storici. Ed e’ uno dei principi fondamentali del pensiero occidentale quello secondo il quale da una affermazione di fatto non si ricava una affermazione di valore.Pensare il contrario significa cadere in quella che i filosofi chiamano “fallacia naturalistica”.
Chi afferma che non e’ vero che i nazisti hanno ucciso 5 o 6 milioni di ebrei e che ne hanno invece uccisi 3 milioni o un milione o centomila sta facendo una affermazione ( sbagliata ci dicono gli storici) su dei fatti storici,non sta esprimendo nessun giudizio di valore sul fatto se sia giusto o no uccidere ebrei ( o chiunque altro,naturalmente).
Dall’ affermare che i nazisti non hanno ucciso ebrei non si ricava nessun giudizio di valore su cosa sua giusto o non giusto fare,e non e’ quindi possibile sostenere che le affermazioni dei negazionisti possano,di per se’,indurre comportamenti che la collettività condanna,osservazione dalla quale consegue che non vi sono argomenti per renderle penalmente perseguibili e che le leggi che lo fanno rappresentano una gravissima violazione di uno dei principi fondamentali della civiltà occidentale.
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Un pensiero su “Negazionismo e diritti costituzionali”

  1. Anonimo dice:

    "Chi dichiari… che i neri o gli ebrei sono razze inferiori… attraverso tale opinione esprime dei giudizi di valore che possono determinare comportamenti che la collettività rifiuta, e allora può essere comprensibile l'esigenza di proibire anche l'espressione di quelle opinioni".Solenne coglioneria: se io dico "i negri sono una razza intellettualmente inferiore" sto esprimendo un puro ed asettico giudizio di fatto, suscettibile di riscontro o smentita empirici, ad es. tramite la rilevazione dei quozienti intellettivi medi.Il giudizio diventerebbe di valore nel momento in cui dicessi "le razze intellettualmente inferiori vanno eliminate". La legge Modigliani-Mancino criminalizza la ricerca scientifica né più né meno di quanto la proposta legge antinegazionista criminalizzerebbe la ricerca storica.

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