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LA BATTAGLIA FURBETTA DI GIULIANO FERRARA

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Ferrara manifesta contro l’aborto
Di puritanesimo, cattolicesimo, peccati e reati
di Piemme

Che Giuliano Ferrara porti sfiga, Berlusconi lo sa. Visti i precedenti non può non aver sospettato che la fragorosa discesa in campo dell’Elefantino in sua difesa sia di cattivo presagio. Se l’ha benedetta, con l’intervista ad IL FOGLIO dell’11 febbraio è segno che il Cavaliere si sente davvero con l’acqua alla gola.

Il Ferrara, com’è noto, si ritiene terribilmente colto e intelligente, oltre che astuto. Visto che tutti i peones di Berlusconi hanno dato l’impressione di essere a corto di argomenti difensivi dopo il profluvio di porcherie relative alle pornografiche notti di Arcore, egli ha pensato bene di suggerire una linea, appunto, intelligente. Una linea, s’intende, non giudiziaria, di quella di occupa la pletora di avvocati in servizio permanente effettivo, ma squisitamente politica, quindi efficace e penetrante, atta a rinsaldare l’egemonia ideologica del berlusconismo ed a ridare lustro ad all’immagine quanto mai danneggiata del Presidente del Consiglio.

Tratteggiata in poche pennellate la linea  di contrattacco è così riassumibile: (1) E’ in atto un «golpe bianco» o «morale», (2) messo in atto da «un’avanguardia illiberale, rivoluzionaria,  giacobina e puritana», (3) teso a scardinare per via extraparlamentare non solo il governo ma le stesse istituzioni e le libertà civili, (4) con l’obbiettivo ultimo di istituire una «democrazia autoritaria che farà  strame dei diritti della persona».

Apparentemente la solita solfa. C’è tuttavia un fatto nuovo, l’accusa agli avversari di essere dei «puritani», di perorare una concezione puritana del mondo e della vita. Uno potrebbe farsi una risata, liquidando la cosa come una maldestra giustificazioni della sudicia vita privata di Berlusconi, per cui non è che se uno condanna la prostituzione e il suo sfruttamento e non si dedica al bunga  bunga, allora, per ciò stesso, è un puritano. 

Sarebbe un errore, tuttavia buttarla in barzelletta. In questo evocare il puritanesimo c’è un evidente valore icastico, un potente segnale simbolico, che vanno colti nella loro ferrariana pesantezza. Si tratta, a ben vedere, di un’incursione nel campo della sinistra, un apparente fare propri, da parte di una destra sbribrindellata, di valori etici libertini che la sinistra, quantomeno quella sessantottina, aveva inalberato e difeso di contro alla etica cattolica tradizionale. Si tratta di un’astuta operazione di mimetismo politico, che poggia sull’assunto che i valori libertini e individualisti —per cui nel privato ognuno può fare quel cazzo che gli pare e nessuno può arrogarsi il diritto di ficcarci il naso, tantomeno il biasimarli—, sono da tempo dominanti nel corpo sociale.


L’astuzia, se così si può dire, del Ferrara, è non solo far leva sul senso comune, che proprio la sinistra ha fatto sì che diventasse tale, ma, appunto far leva sul “senso comune di sinistra”. E pure nell’attacco alle Procure che spiano dal buco della serratura c’è un aggrapparsi alla coscienza di sinistra, così come l’attacco all’idea di “Stato etico” e autoritario che esso sottende.


Se quest’operazione vi pare peregrina, al sottoscritto per niente. E’ evidente che si tratta di una classica battaglia per l’egemonia ideologica, svolta nel contesto di una campagna elettorale oramai aperta, quale che sia la  data in cui si andrà alle urne.




E che questa peculiare e pittoresca battaglia spinga la sinistra in un inedito fronte morale e moralistico con la  chiesa cattolica, è l’indice del rimescolamento di carte indotto dalla controffensiva ideologica berlusconiana, del fatttto che essa è di sicuro riuscita ad intorpidire le acque. E  nelle acque torbide non si sa mai chi potrà averla vinta.


Colpisce, nell’intervista rilasciata da Berlusconi ad IL FOGLIO (e secondo chi scrive scritta a piene mani dal Ferrara medesimo), che egli giochi ormai la parte della vittima, non più solo giudiziaria, ma morale appunto. Berlusconi ammette di essere un peccatore, ma in questa ammissione apparentemente innocente si cela in realtà una mossa furbetta assai, quella di voler apparire un uomo comunissimo, con i difetti di di tutti gli altri (di contro l’éelite di sinistra, radical-chic è antipopolare e borghese fino al collo). Come a dire: giudicando me giudicate voi stessi, che siete tutti ovviamente peccatori. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Una pelosa chiamata di correità.


C’è infine, nell’intervista medesima, una sottile e sofisticata interpolazione di uno scabroso concetto antropologico caro ad una certa teologia ebraico-cristiana, cito: occorre respingere «… una cultura di un’élite che si crede senza peccato, il che è semplicemente scandaloso, è illiberalità allo stato puro». E’ evidente l’appello di sguincio rivolto alla chiesa cattolica, a tener fermo l’assunto che l’uomo, a causa del peccato originale, non è se non un “legno storto” votato al peccato e alla concupiscenza, che solo la Grazia può redimere, né le sue opere, né l’ooservanza della legge. E sempre per stuzzicare i cattolici la tesi implicita che tanto più peccano coloro i quali si dedicano ad amministrare le cose secolari. Di qui l’accusa di puritanesimo bacchettone rivolta ai detrattori di Berlusconi.


Detto questo non dimentichiamo che Ferrara ha fatto vanto di aver lavorato come informatore della CIA, ovvero del paese puritano per eccellenza. Né dimentichiamo che Ferrara è stato un paladino del «born again» Bush, il quale difendeva la castità e i movimenti contro l’onanismo. Nè dimentichiamo che da decenni egli combatte nelle file sanfediste anti-abortiste, antigay e in difesa della sacralità della famiglia e del matrimonio monogamico.

Non basta tuttavia per battere un avversario, mettere in evidenza le sue palesi contraddizioni. Occorre opporre un discorso etico coerente, che questa sinistra, impregnata di lacismo d’accatto, non ha. Per questo si rifugia dietro alla tonaca dei PM, parlando solo di reati e guardandosi bene di dare un giudizio di valore dei “peccati”, che per essa, infatti, non esistono punto. Alla fin fine siamo e restiamo nei paraggi del berlusconismo, per cui nel privato, oguno può farsi i cazzi suoi. E se il politico non può essere un santo, che almeno sia furbo e non si faccia prendere con le mani nel sacco. Democrazia fa rima con ipocrisia.

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2 pensieri su “LA BATTAGLIA FURBETTA DI GIULIANO FERRARA”

  1. Michelangelo dice:

    Non mi preoccupano troppo le menagrame elucubrazioni del ciccione ferrara.Mi preoccupa invece il persistere e resistere della compagine sociale che sostiene il pornocrate di arcore. A questa tetra, tragica e lugubre plebaglia non importa nulla del satrapo priapesco ma solo dei propri interessi più o meno confessabili di cui tale soggetto è il garante. Questa sottoclasse voterrebbe pure il diavolo in persona pur di non essere governata dai "comunisti", astratta, irreale ed inafferrabile entità fatta di rigore, onestà, regole e doveri. L'italia barbarica di gobettiana memoria non ha nessuna intenzione di accedere alla sia pur minima dimensione di civiltà e controllo. Le argomentazioni amplificate dai media di destra (pervasivi) servono solo a dare loro un alibi e a dispiegare la loro goffa arroganza verbale. Quelle facce che vediamo nelle interviste televisive parlano da sole molto più di ponderosi trattati di socio-antropologia.Questi italiani sono sempre esistiti per ragioni storiche (franza io spagna purchè se magna!) ed il loro familismo amorale non permetterà mai a questa nazione di esprimere un "politico di destra" eticamente e culturalmnete accettabile.

  2. Giac. dice:

    Mi viene da pensare al fatto che Eduard Luttwak, richiesto di un commento sul nostro pornocrate, stigmatizzava proprio la violazione dell' "ipocrisia democratica", intesa così: finché non ti fai prendere con le mani nel sacco puoi fare ciò che vuoi. Dopo invece arrivano i guai, con la loro scia di ammissioni, contrizioni e dimissioni. Che è quanto Berlusconi non farà mai. Questa è la lezione del puritanesimo democratico americano…

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