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GRECI E ITALIANI

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«Stessa faccia, stessa razza»… Palle diverse?


di Piemme


Com’è noto, ad aprile, i greci saranno chiamati alle urne (forse). Gli oligarchi europei, la finanza predatoria e i loro luogotenenti di Atene sono più che inquieti, in preda al terrore.
Non è dato sapere in anticipo quali saranno i risultati, ma una cosa è sicura: il sistema bipolare fondato sulla supremazia dei due clan che hanno fatto il bello e il cattivo tempo, quelli del Pasok (Movimento socialista panellenico) e di Nea Dimocratia, prenderà una batosta di portata storica, forse ponendo la parola fine al sistema stesso, aprendo così una crisi politica ed istituzionale che potrebbe far incagliare il finto salvataggio deciso l’altra notte dai ladroni europei.


I sondaggi danno per certo un successo clamoroso (attorno al 40%!) delle tre liste della sinistra che, per convenzione semantica, chiamiamo radicale, coloro che si oppongono alle misure adottate, prima dal governo Papandreu poi da quello Papademos.


Sinistra avanti, ma in quattro pezzi, anzi cinque


Il Partito comunista (Kke, attualmente ha 21 seggi) è oggi dato, nei sondaggi, al 12,5%. Syriza —Alleanza della sinistra, coalizione tra gli eredi degli eurocomunisti [il Synaspismos] e parte dei gruppi no-global, che oggi ha 9 seggi è data al 12%). Dimokratiki Aristera —Sinistra democratica, una recente scissione riformista del Synaspismos, che oggi ha 4 seggi, è data addirittura al 18%. C’è poi da considerare che la più piccola coalizione di estrema sinistra Antarsia—acronimo che sta per Fronte della sinistra anticapitalista greca—, che oggi non ha deputati (nelle elezioni amministrative del novembre 2010 ottenne l’1.75% dei voti), potrebbe finalmente entrare in parlamento.
A questi quattro pezzi ne va aggiunto ovviamente un quinto, la galassia anarchica, che ha un peso, e non solo per le modalità con cui essa scende in piazza.


Il dramma è che quest’avanzata quasi certa delle sinistre, risultato della devastante crisi e della ondata di mobilitazioni popolari degli ultimi due anni, molto difficilmente potrà dare, come risultato, un governo che salvi il paese dalla cura da cavallo imposta dalla Ue, dalla Bce e dalla finanza globale. La ragione non è soltanto il secco rifiuto della direzione del Kke a costruire un’alleanza per un’alternativa di governo. Le differenze in seno alla sinistra “radicale” sono sostanziali, e la linea divisoria insiste sulla questione centrale: restare o uscire dall’unione europea, tenersi l’euro o no.


Come andrà a finire la crisi greca e come le sinistre elleniche capitalizzeranno il loro sicuro successo staremo a vedere. E’ certo il responso delle elezioni greche avrà un’importanza che travalica i confini di questo paese. Sarebbe un segnale, come minimo di speranza, per tutte le sinistra europee ma, anzitutto, darebbe una spinta alla mobilitazione popolare poiché mostrerebbe a tutti che le tumultuose battaglie ingaggiate di lavoratori e dai giovani greci, non erano solo una “resistenza disperata”, che esprimevano una consapevolezza generale che da questa crisi se ne può e se ne deve uscire con misure e programmi che, invece di compire la povera gente, aggrediscano gli interessi della speculazione finanziaria e del grande capitalismo. Per questo i plutocrati le faranno di tutti i colori per rimandare la tornata elettorale.


Italia: sondaggi interessanti


Il Corriere della sera del 20 febbraio ha pubblicato un sondaggio di Renato Mannheimer che reputiamo molto interessante. Vengono poste, ad un campione rappresentativo della popolazione italiana, alcune domande. 


La prima è cosa essi pensino dei nuovi sacrifici imposti dalla Ue alla Grecia. Il 55 % risponde che “non è giusto che la Grecia sia sottoposta a richieste così rigorose che la costringono alla recessione”. E’ significativo che “il 53% “arriva ad affermare che è giusto che il popolo greco scenda in piazza e si ribelli, dovremmo farlo anche noi in Italia”.


I sondaggi vanno sempre presi con le pinse, certo. Tuttavia, anche volendo fare la tara, queste risposte, in particolare la seconda, attestano che milioni di cittadini non solo sono solidali con quelli greci, ma ne approvano la ribellione contro le misure antipopolari. Quest’ultimo dato ci pare di grande significato, tanto più vista la campagna di sottile denigrazione dei greci aizzata dai media, presentati come irresponsabili a fronte di misure vendute come le sole adatte a salvare il paese. 


Vien fuori “inopinatamente” che la metà degli italiani condivide la lotta per respingere i piani di affamamento, che sarebbe disposta a battersi come fanno i greci. Emerge un’immagine degli italiani più veritiera, non solo di quella che ci presentano i media, ma di quella della sinistra piagnona, che scambia la propria impotenza con il presunto rimbambimento (o assuefazione) delle masse popolari. La disponibilità a resistere c’è, non c’è chi sappia raccogliere e generalizzare questa spinta sociale.


Come mai la sinistra, anche radicale, invece di fare da sponda e indirizzare la crescente rabbia popolare, anzitutto degli strati già messi in mutande dalla crisi e dalle misure adottate negli ultimi anni, è occupata a leccarsi le ferite e/o ad alambiccarsi il cervello per come riprendere fiato? Beh, anzitutto per la pochezza dei suoi gruppi dirigenti, perché la base militante è stanca e spompata. 


Ma c’è anche un’altra ragione. Si chiama Partito democratico. Il Pd non è solo la principale muraglia a difesa dei Monti e di tutto il baraccone sistemico. Il Pd, con annessa Cgil, sono il principale tappo politico che impedisce alla rabbia crescente di manifestarsi pubblicamente.


Il sondaggio del Mannheimer mostra che c’è un 39% di cittadini che, di contro alla maggioranza, non solo sostiene Monti, ma ritiene che “… anche se le misure richieste ai greci sono dolorose è corretto che la Grecia paghi gli errori finanziari commessi”. Appoggia quindi i piani draconiani della Ue.


Davvero interessante quanto chiosa Mannheimer: «Sono relativamente più vicini a questa inclinazione più rigorosa i più giovani fino a 34 anni. Dal punto di vista politico essa trova la massima diffusione relativa nell’elettorato del Pd, ove raggiunge il 44%».


Avete capito? E’ proprio nell’area della sinistra egemonizzata dal Pd che troviamo, non solo i più convinti assertori del governo Monti, ma della giustezza dei piani draconiani che le oligarchie europee stanno imponendo ai greci e anche agli italiani.


Morale della favola: chi pensa che da questa palude possa venire il sussulto di cui c’è bisogno per invertire la rotta o non ha capito un fico secco, oppure ci marcia, nel senso che non ci crede ma fa finta di crederci per continuare a correre appresso al Pd per meschini calcoli elettorali.


Ps.
Il sondaggio di Mannheimer ci aiuta a capire non solo l’humus da cui è sorto il Movimento dei Forconi siciliani, ma pure quelle che potranno essere le dinamiche sociali future, di che tipo saranno i soggetti sociali che insorgeranno nel prossimo futuro. Chi ancora si illude che i nuovi movimenti avranno un pedigree di sinistra non solo si sbaglia, ma si crea un alibi per giustificare il suo futuro trovarsi fuori gioco.






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3 pensieri su “GRECI E ITALIANI”

  1. Anonimo dice:

    D'accordo in generale sulle considerazioni di Piemme.Però se i sondaggi fossero confermati alle elezioni autentiche (ma non metterei certo la mano sul fuoco circa l' onestà intellettuale di che li prepara e di chi li divulga) sarei deluso (anche) dai Greci: come si fa a dare il 40% dei voti alle destre "europeiste" + il 30% agli ex-eurocomunisti altrettanto "fondamentalisti dell' euro e dei mercati”, cioé il 70% dei voti a partiti che, di fronte al tragico massacro sociale in atto, chiacchierano penosamente senza proporsi di uscire dall' "Europa" dei banchieri-strozzini (preferibilmente sbattendo la porta) e riacquistare la sovranità monetaria, economica, politica?!?!?!G.B.

  2. redazione dice:

    Non si può fare di tutt'erba un fascio.E' vero che Syriza e Dimokratiki Aristera non caldeggiano l'abbandono dell'euro (se è per questo nemmeno il Kke è esplicito su questo), ma tutti si sono battuti e si battono contro i governi fantoccio della Ue e i programmi d'austerità.E' grazie a questa opposizione che otterranno il voto dei greci, per il loro no al massacro sociale, non per il loro obliquo si all'Unione europea.Per questo riteniamo che una loro forte affermazione sarebbe importante, perché questa non potrebbe essere altrimenti interpretata che nel suo essere manifestazione della volontà dei greci di non soggiacere al protettorato imperialista.La storia non finirà poi qui. Nelle condizioni storiche in cui siamo potrà esser un passo verso una radicalità e coscienza più elevate.

  3. Anonimo dice:

    Rovescerei il problema: come mai nonostante tutto quel che è successo, la base militante che non ha fatto un cazzo in questi anni è stanca e spompata? Ci si stanca per le fatiche della lotta, i colpi subiti, le perdite, i lutti, la costante ostinazione nel perseguire obiettivi che necessita di nuove energie. Ma quì, No TAV e metalmeccanici a parte, c'è stato il nulla più totale.A corto di teoria rivoluzionaria ci si è attaccati alle sorti del proprio imperialismo. Come spiegare altrimenti il silenzio sulla Libia, Grecia, la guerra della fiat agli operai e alla fin quì poco accomodante fiom, Rosarno, la generazione nord-sud dei 5 euro lordi all'ora?Colpa dei media e della politica? Sicuramente ma non la principale e andando più giù non c'è quell'energia rivoluzionaria che sostiene la lotta frontale di lunga lena. Tutti a difendere il tra-tram che solo le fortune del proprio imperialismo può perpetuare. Piccola borghesia e aristocrazia operaia variamente collocata nella produzione, circolazione… burocrazie grandi e piccole dei partiti e dei sindacati, fanno di tutto s'ingegnano per rimanere abbarbicati ai loro privilegi, mai l'affronto.Alzarsi presto al mattino, battere i marciapiedi del lavoro salariato, boita a boita organizzare la rivolta operaia.

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