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SARDEGNA: CHE CI DICONO LE ELEZIONI? di F.re.

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20 febbraio. Il dato più eclatante è stata certamente l’astensione, che ha sfiorato la soglia del 50% dei votanti. 
L’assenza della lista dei Cinque Stelle è stato sicuramente uno dei fattori che spiega la fuga in massa dalle urne. 
L’assenza dei “grillini”, com’è noto, è stata causata dalla decisione dei diarchi di non concedere il simbolo a nessuno dei gruppi protagonisti della faida tra diversi gruppi pentastellati sardi. Ma questa è una parte della verità. L’altra parte è che i dirigenti italiani di M5S, contrariamente ai propositi iniziali —ricordate solo due anni fa? La linea era: “noi ci presentiamo solo alle amministrative per stare in organismi legislativi vicini alla gente, non a quelle nazionali”— ora puntano tutto sulle elezione per il Parlamento di Roma e, adesso, scommettono tutto su quelle europee. E’ dura ottenere successo in elezioni che chiedono un forte radicamento nei territori e tra i cittadini, più facile intercettare la protesta (sacrosanta) in elezioni generali in cui la volata è tirata da una figura carismatica come Beppe Grillo. Si è visto il flop dei “grillini” alle amministrative recenti. Quindi Casaleggio e Grillo si son detti, meglio non correre rischi. Hanno preso la palla al balzo delle liti interne da comari per non evitare una figuraccia, che li avrebbe azzoppati in vista delle europee. Non era affatto detto che avrebbero superato l’altissimo sbarramento elettorale.

Felice Floris, leader dei “Pastori sardi”



Il secondo fattore che spiega la fortissima astensione è infatti la legge elettorale scandalosamente antidemocratica, quella per cui, ad esempio, la lista di Michela Murgia, con il 10,30% dei voti, non è nemmeno riuscita ad entrare nel Parlamento regionale. Di converso, partiti dal peso pressoché insignificante hanno ottenuto un seggio ciascuno, grazie al fatto che erano interne alle due grandi coalizioni. Due casi su tutti, due liste coalizzate al Pd. La Base Sardegna Arbau con un misero 0,81% e ha ottenuto un seggio. IRS Indipendentzia Repubrica da Sardigna di Gavino Sale con lo 0,81% (5.599 voti totali )ha strappato un seggio —un vero e proprio crollo, quello di Gavino Sale, se pensiamo che alle regionali del 2009 la lista di Gavino Sale ottenne la rispettabile cifra di 29.640 voti.

A parte l’indecente sparpagliamento delle litigiose forze indipendentiste (se ne sono contate quasi una decina, schierate col Pd o i berluscones o autonome, compresa quella di estrema sinistra del Fronte Indipendentista Unidu —1,0%) tutti i partiti “storici” hanno perso una montagna di voti. Prendiamo il “vittorioso” Pd renziano: ha perso rispetto alle regionali del 2009 ben 50.731 voti. I Bersluscones sono passati da  248.654 del 2009 agli attuali 126.327, perdendo quindi 122.327 voti! Sconfitta clamorosa anche considerando i 42mila voti del dissidente berlusconiano Mauro Pili. Batosta anche per la cosiddetta “sinistra radicale. Alle elezioni del 2009, sommando Rifondazione, Pdci e satelliti la sinistra ottenne poco più di 77.238 voti. Adesso è crollata a 49mila voti.

Chi scrive ritiene che bene ha fatto il Movimento dei Pastori Sardi di Felice Floris a non partecipare alle elezioni regionali e a non indicare alcuna preferenza di voto, collegandosi al flusso astensionista di massa. E’ in questa massa, anzitutto che, almeno in questa occasione, si è dispersa il diffuso sentimento di protesta dei sardi. Il caso lampante è l’astensione del 79% che si è raggiunta nelle zone alluvionate di Olbia. I tempi per la sollevazione non sono maturi, ma non è certo nella vera zona grigia dei votanti per forza che s’avanza la ribellione. 

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