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USCIRE DALL’EURO COME? (2) Note sul seminario teorico di Castiglione del Lago: le obiezioni di Screpanti e Cesaratto alle tesi della me-mmt

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[27 luglio ]

Premessa

Nella prima parte di questo resoconto sul Seminario svoltosi a Castiglione del Lago (Pg) il 18 luglio scorso abbiamo sottolineato che uno degli argomenti avanzati dagli amici del Me-Mmt è che una volta riconquistata la sovranità monetaria i depositi bancari (non solo quindi i modesti risparmi dei cittadini) non dovrebbero essere convertiti in nuove lire, ma lasciati in euro. 



In questa seconda parte riassumeremo le obiezioni di Ernesto Screpanti e Sergio Cesaratto, anzituto alla tesi degli amici della me-Mmt secondo cui sarebbe meglio lasciare depositi e risparmi in euro. E molto sinteticamente affronteremo la questione della bilancia dei pagamenti e dello Stato come datore di lavoro di ultima istanza ( employer of last resort).


Per dare un’idea di cosa stiamo parlando si consideri che i depositi (i risparmi e le somme di denaro che i cittadini affidano a banche ed agli istituti di credito tra cui le Poste) degli italiani ammontano (dati dicembre 2014) a ben 1.708,6 miliardi di euro, con un aumento del +12,95% in sette anni. [Dati Abi: Il Sole 24 Ore del 16/12/2014]. Una cifra che supera il Pil del Paese ed è uno degli aspetti di quella che Marx chiamava tendenza alla tesaurizzazione e che Keynes definiva preferenza per la liquidità.
Si tenga poi conto che i depositi sono solo una delle voci della ricchezza finanziaria posseduta dai cittadini. Sommando le diverse forme di questa ricchezza finanziaria abbiamo infatti che gli italiani detengono più del doppio del Pil, ovvero ben 3.848 miliardi di ricchezza finanziaria [dati Bankitalia, in: Il Sole 24 Ore del 25/3/2015] che diventano 9.614 miliardi di euro includendo gli immobili.



Si capisce, anche solo date le sue dimensioni, che la questione di come trattare la ricchezza finanziaria dei cittadini (in particolare quella in forma di depositi e risparmi), se è una questione cruciale in sé, lo diventa a maggior ragione per un governo popolare che si trovi a decidere di uscire dall’eurozona e voglia rilanciare l’economia del Paese puntando a risolvere il problema dei problemi: la disoccupazione di massa —ciò che implica, secondo chi scrive, non solo spesa in deficit da parte dello Stato ma anche una politica proattiva per mobilitare la ricchezza tesaurizzata in vista di un grande piano del lavoro e quindi di investimenti —ciò che chiama ovviamente in causa anche la gestione del sistema bancario, ma di questo si parlerà nella terza parte di questo resoconto.


Abbiamo infine, con massima sintesi, riportato le diverse opinioni per quanto concerne la relazione tra politica monetaria espansiva e bilancia dei pagamenti, e l’idea dello Stato come datore di lavoro di ultima istanza.

(Moreno Pasquinelli)

SCREPANTI: «USCITA DALL’EURO: GRADUALE E’ PEGGIO»

Ernesto Screpanti ha fatto notare che le preoccupazioni degli amici della Me-Mmt – innescare un processo di uscita dall’Eurozona che sia più graduale possibile e con una svalutazione controllata – sono eccessive.

Al contrario, per minimizzare gli effetti di inasprimento della crisi, la fuoriuscita dovrebbe essere improvvisa e più breve possibile. Inoltre il tasso di cambio è bene che si deprezzi molto e rapidamente. Peraltro, il tasso di cambio è determinato dai mercati internazionali più che dalle decisioni dei cittadini di convertire i depositi in Euro in conti denominati nella nuova moneta.

Infine, per la legge di Gresham – moneta cattiva scaccia moneta buona – il regime a doppia moneta sarà molto instabile e porterà a una rapida scomparsa degli Euro dalla circolazione. Tanto vale quindi passare subito a un regime con una sola nuova moneta.

L’OBIEZIONE DI CESARATTO 

Sergio Cesaratto, da parte sua, ha svolto all’idea di non ridenominare i depositi in nuova lira, un’obiezione, ancor più radicale.

Una banca può creare e detenere depositi in euro solo se la sua banca centrale è nell’euro-sistema, solo se cioè può ricorrere alle operazioni di rifinanziamento della banca centrale, fa parte del relativo sistema dei pagamenti (Target 2) ecc.

En passanti, Cesaratto ha precisato che “naturalmente, se consentito dalle autorità, una banca polacca può aprire un deposito in euro a un polacco che depositi euro guadagnati in Germania. Quello che la banca polacca non può fare è concedere un credito in euro attraverso la creazione di un deposito in euro”.

Per Cesaratto quella degli amici MMT è dunque una strana visione dell’uscita dall’euro poiché la banca centrale emetterebbe una nuova moneta, ma allo stesso tempo resterebbe ancora nell’eurosistema. Delle due l’una —a meno che ricadano nella doppia moneta di Grazzini e company, sia esso del tipo del CCF (Certificati di Credito Fiscale) o IOU (I owe you”) . Ma lì, ha aggiunto Cesaratto. sarebbe un’altra storia e relative critiche.


LA QUESTIONE DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI

Per la Me-Mmt, come ha spiegato Filippo Abbate, il deficit delle partite correnti —che può insorgere a causa della svalutazione della moneta di un Paese la cui economia dipende molto dalle importazioni— non costituisce un serio ostacolo allo sviluppo di una politica monetaria espansiva orientata alla piena occupazione. Mario Volpi ha poi segnalato che per la Me-Mmt il deficit delle partite correnti «… non è una forma di indebitamento estero; quando cittadini ed imprese importano non stanno prendendo i soldi in prestito dal resto del mondo ma più probabilmente dal settore bancario interno».

Al contrario Cesaratto, accennando ai suoi dibattiti con Randall Wray, ha sottolineato che solo i paesi che emettono moneta di riserva (gli Usa in primis) possono entro limiti più o meno ampi trascurare il vincolo della bilancia dei pagamenti. 
All’obiezione fatta dagli amici della Me-Mmt e che Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda ( e non solo questi) hanno bilance dei pagamenti in disavanzo e che ciò non rappresenta un dramma, Cesaratto ha segnalato che si tratta di paesi con una affidabilità creditizia molto forte, Australia e Nuova Zelanda hanno patrimoni di risorse naturali. Nel caso del UK, Cesaratto ha ricordato poi che per Keynes e Nicholas Kaldor il vincolo della bilancia dei pagamenti inglese era un tormento. 

LO STATO COME DATORE DI LAVORO DI ULTIMA ISTANZA

Com’è noto per la Me-Mmt, uno Stato a moneta sovrana dovrebbe dare la massima priorità ala debellamento della disoccupazione, ciò con i cosiddetti “programmi di lavoro garantito”, lavori di pubblica utilità da remunerare con salari dignitosi, il tutto anche allo scopo di sostenere la domanda interna, e quindi rilanciare il ciclo economico.

Ernesto Screpanti ha osservato che:

«Il modello di politica economica che mira alla piena occupazione attivando lavori socialmente utili con salario minimo determinato politicamente può funzionare, in un paese che non emette moneta di riserva internazionale, solo se si assume un cambio flessibile. Ciò implica però che il salario reale diventa una variabile dipendente, determinata dai mercati internazionali. Può benissimo accadere che il salario compatibile con l’equilibrio dei conti esteri sia più basso di quello determinato dal governo nazionale».

Screpanti ha infine sottolineato, riprendendo la metafora di Cesaratto, che una seria politica keynesiana di piena occupazione basata sulla domanda interna, non è in effetti possibile in paesi ad economia aperta, ciò tranne paesi di enormi dimensioni, quali gli usa o la Cina.

Circa lo Stato come employer of last resort Cesaratto ha affermato: 

«Siamo d’accordo che attraverso politiche fiscali accompagnate da una politica monetaria accomodante e nei limiti consentiti dal vincolo estero, lo Stato può creare occupazione, direttamente o indirettamente.
Gli MMT ritengono tuttavia che per non disturbare gli interessi dei capitalisti che desiderano un elevato tasso di disoccupazione per disciplinare i lavoratori, lo Stato dovrebbe occupare i disoccupati direttamente a un salario che non scoraggi i lavoratori ad accettarne uno nel settore privato laddove se ne presenti l’occasione. Lo Stato dovrebbe dunque impiegare i disoccupati a una salario inferiore a quello minimo.
In pratica per tanti motivi (incluso che se i disoccupati sono molti e il vincolo estero è stringente questo vincola la politica espansiva) questo lo si può perfino accettare. L’unica cosa è che non si racconti che si è trovata la pietra filosofale di far convivere capitalismo e piena occupazione.
Per il resto apprezzo e simpatizzo col lavoro degli MMT».

(continua)

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10 pensieri su “USCIRE DALL’EURO COME? (2) Note sul seminario teorico di Castiglione del Lago: le obiezioni di Screpanti e Cesaratto alle tesi della me-mmt”

  1. Ippolito Grimaldi dice:

    Il dibattito è interessante, ma rischia di essere puramente accademico partendo dal presupposto che l' euro possa sopravvivere ad una uscita concordata di uno o più paesi " pesanti", è possibile secondo voi?Il dibattito rimane così puramente accademico non riuscendo a rispondere a domande più prosaiche che nascerebbero dalla complessità di uno scenario del genere, per esempio:1) come verrebbero gestiti i debiti, mutui e fidi con la doppia moneta?2) se veramente si mostrasse fondata l' ipotesi che la necessità di pagare le tasse in NL contrasterebbe l' eccessiva svalutazione della NL, un qualsiasi governo potrebbe essere indotto ad usare l' aumento della pressione fiscale a tale scopo?Non continuo con altre domande per non tediare ed abbassare troppo il livello della discussione, ma mi piacerebbe avere delle risposte almeno a questa, se possibile.

  2. Redazione SollevAzione dice:

    Abbiamo solo oggi (28/7) caricato spezzoni video del seminario. Grimaldi può trovare risposte alle sue domande

  3. Mario Volpi dice:

    (agosto 2014) Prof. Ernesto Screpanti al Convegno di Sinistra contro l'Euro sulla proposta dei PLG (Piani di Lavoro Garantito) della Mosler Economics MMT: "Con la vostra proposta siccome si raggiunge la piena occupazione, aumentano i consumi e quindi aumentano anche le importazioni. […] Appena il governo mette in atto quelle politiche si creano problemi con la bilancia dei pagamenti. […] Loro hanno detto inoltre che il tasso di cambio deve essere flessibile dunque se c'è un deficit nella bilancia dei pagamenti (in regime di cambio flessibile), la Lira si svaluta, e con la svalutazione aumenta l'inflazione e i salari si riducono."quasi un anno dopo:(luglio 2015) Prof. Ernesto Screpanti all'incontro di OraCostituente (ex Sinistra contro l'Euro) sulla proposta della Mosler Economics MMT di uscita dall'Euro lasciando i depositi bancari in Euro e sui vantaggi di tale misura: "Se ho capito bene lo scopo di questo modello è quello di evitare 1) una forte e rapida svalutazione 2) una corsa agli sportelli. Secondo me ciò è completamente fuori luogo. Se si decide di uscire dall'Euro è PROPRIO PER AVERE UNA SVALUTAZIONE DELLA LIRA E RENDERE LE NOSTRE MERCI PIU' COMPETITIVE. QUINDI BEN VENGA LA SPECULAZIONE INTERNAZIONALE CHE CERCA DI FAR SVALUTARE LA LIRA E LA FACCIA SVALUTARE IL PIU' PRESTO POSSIBILE"L'eccessiva svalutazione/deprezzamento della moneta è un problema oppure no?E' un problema sempre oppure lo è a seconda dei casi?

  4. Ippolito Grimaldi dice:

    Certo che è un problema la svalutazione, se io, oggi per una Ferrari che esporto posso importare 5 Golf e domani dopo una svalutazione in cambio di una Ferrari di Golf me ne danno solo 3 non sono mica tanto contento.

  5. Anonimo dice:

    momento, per farla tera tera la svalutazione "quando ce vo ce vo", sempre entro certi limiti il possibilmente controllati da chi di dovere, che magari può anche introdurre meccanismi che ne smorzino gli eventuali effetti negativi sui dalari.Allo stesso modo una moneta troppo forte è uno degli aspetti principali dello scempio di oggi grande causa di disoccupazione.Pigghi

  6. Anonimo dice:

    Ma io di Ferrari col la svalutazione ne esporto di più, quindi posso più comprare golf…

  7. Vincenzo Cucinotta dice:

    @VolpiMi scusi, mi sarò confuso, ma a me pare che le cose stiano in maniera esttamente opposta a come dice lei. Lei sostiene che mantenere depositi bancari in euro sia vantaggioso perchè essi potrebbero costituire una fonte di approvvigionamento in valuta per la banca d'Italia. Se ho capito cosa si intende con deposito bancario, si tratta di un conto denominato in euro, come avere un c/c bancario in cui ho ad esempio 100 mila euro. Il nome deposito in questo contesto mi pare possa generare confusione, come se cioè ci fosse una scatola dove io ho messo banconote corrispondenti a quella cifra, ad esempio 200 banconote da 500 euro. In verità, io correntista non ho fisicamente alcun euro, ho solo un credito corrispondete a questo importo nei confronti della mia banca. Poichè la banca a sua volta dovrebbe approvvigionarsi presso una banca centrale che ovviamente non sarà più la BCE sennò non saremmo fuori dall'euro, ma dalla banca d'Italia, i conti in euro di tutti i privati corrispondono non ad una disponibilità di euro, ma al contrario di un debito in euro prima o poi da onorare. Quindi, quando un determinato soggetto vorrà convertire euro in NL, alla banca centrale non andrà neanche un euro, rimarrà tutto come prima. Se però quello stesso soggetto vuole ritirare parte del suo credito in euro, allora la banca centrale dovrebbe approvvigionarsi sul mercato internazionale. Se invece si intende dire che da un conto in euro, non si può ritirare denaro contanti, allora mi pare che questi conti sarebbero un trucchetto che non funzionerebbe, nessuno sarebbe felice di avere un conto in euro da cui non può prelevare ciò in cui il conto è denominato, è una cosa che logicamente non tiene. Forse sto facendo confusione, le sarei grato se mi chiarisse dove sbaglio. Grazie.

  8. Ippolito Grimaldi dice:

    Giusto lavorare di più per importare lo stesso numero di Golf, può avere un senso se non come redistribuzione della ricchezza almeno come aumento dell' occupazione. Hai ragione bisogna sempre cogliere tutti gli aspetti delle circostanze.

  9. Ippolito Grimaldi dice:

    Notare che mantenere i depositi in Euro, ammesso che abbia un senso logico come ha fatto notare Vincenzo Cucinotta qui sotto, come argine ad una eccessiva svalutazione lascia uno strumento alle politichese deflattive che invece intendiamo combattere; con i depositi i euro per sostenere il cambio le uniche scelte sarebbero comunque quelle di erodere velocemente i risparmi i euro aumentando l' imposizione fiscale i NL e/o di ridurre la domanda interna in maniera lineare o imporre limiti alle sole importazioni.Diverso è il significato psicologico dell' evitare corse agli sportelli ed esportazioni di capitali, ma su questo aspetto già Fiorenzo Fraioli ha fatto notare l' aspetto potenzialmente truffaldino dell' operazione.

  10. Mario Volpi dice:

    Vincenzo,ci tengo a precisare, qualora ce ne fosse bisogno, che la proposta da me esposta è la mia interpretazione di alcune riflessioni di Warren Mosler; ovviamente c'è il rischio che io abbia interpretato male alcuni passaggi. Premesso ciò procedo con una risposta.rimango sul suo pezzo:lei afferma che il deposito è un credito del depositante nei confronti della banca.Contestualmente la banca non dispone di euro per un importo pari al deposito ma deve approvvigionarli presso la BCE o SEBC (o sottoforma di riserve o di circolante giusto?).Inoltre afferma che tutti i conti in euro dei privati (depositi) costituiscono un debito in euro prima o poi da onorare (credo qui intenda un debito del settore bancario nei confronti della BCE o SEBC, giusto?).Seguendo questo suo ragionamento viene da sè che la conversione spontanea di depositi da parte dei cittadini annullerebbe quel debito attraverso la riduzione dei depositi in euro man mano che i cittadini convertono spontaneamente in nuove lire.Oggi in Italia abbiamo depositi bancari denominati in euro che sono una passività del settore bancario nei confronti dei soggetti economici a cui è intestato il conto deposito. Ad un livello superiore ci sono riserve in euro detenute dal settore bancario che sono una passività della BCE (o SEBC). Nel momento in cui un cittadino ritira dal proprio deposito bancario denominato in euro il controvalore in nuove lire (al tasso di cambio vigente), oppure riconverte spontaneamente in nuove lire tutto il deposito sempre al tasso di cambio vigente, la banca in questione fornirebbe direttamente nuove lire (o contante – passività della nuova banca centrale italiana – o deposito in nuove lire – passività della banca stessa) e si vedrebbe ridurre o azzerare il deposito in euro ma anche le riserve in euro di cui la banca necessiterebbe che verrebbero sostituite con riserve in nuove lire.Comunque il discorso è complesso e sono consapevole di avere numerose lacune in merito che mi rendono insicuro nell'argomentare. La sua riflessione mi permette di cogliere diversi punti che devo approfondire e per questo la ringrazio. Non sono un economista ed il senso dell'incontro a Castiglione era proprio quello di sottoporre le riflessioni MMT a persone che hanno gli strumenti per poterci dire cosa c'è che può andare e cosa invece non è fattibile. Per questo spero che i professori presenti argomentino nel modo più chiaro le perplessità che hanno espresso attraverso articoli di approfondimento.In merito alla sua ultima osservazione mi sento di poter dire che anche qualora fosse impedito ai cittadini di prelevare contanti in euro (ma è solo una nostra ipotetica riflessione) dai propri depositi rimasti in euro, ciò farebbe incazzare i cittadini in misura minore di quanto li farebbe incazzare una ridenominazione immediata dei depositi in nuove lire da parte del governo a cui seguirebbe una svalutazione repentina della nuova lira del 20 – 30 %. Infine riporto questa sua frase "…Poichè la banca a sua volta dovrebbe approvvigionarsi presso una banca centrale che ovviamente non sarà più la BCE sennò non saremmo fuori dall'euro, ma dalla banca d'Italia…"Potremmo anche prendere in considerazione la possibilità di mantenere il settore bancario sotto l'ombrellone della Banca d'Italia che emette euro come membro dell'Eurosistema e di creare un'altra isituzione che emetterà Nuova Valuta Italiana.Siamo sicuri che ciò non sia possibile?Ricordo che appartengono al SEBC pure le banche centrali dei paesi europei che non hanno l'euro.

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