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COSCIENZA DI CLASSE, COSCIENZA NAZIONALE

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[ 24 ottobre 2017 ]

Scriveva l’altro ieri un nostro lettore commentando il nostro articolo PaP: ENZA POPOLO NÉ POTERE:


«A me che sono un lavoratore dipendente tutte quante le forze politiche che hanno velleità “progressiste” mi sembrano come un idraulico che viene a riparare un guasto senza la cassetta degli attrezzi. 

Senza gli strumenti di politica monetaria, fiscale, industriale ora in mano alla commissione europea, qualsiasi politica di spesa pubblica porta all’ aumento delle importazioni dai paesi egemoni della UE, saldi negativi delle partite correnti e ripartenza del debito privato. 

Un atteggiamento collaborativo dei Paesi creditori del nord, attraverso un innalzamento delle quote salari tedesche, francesi, olandesi che permetta di rientrare del debito estero i paesi del sud Europa non c’è stato e non ci sarà perché lo scopo dei creditori è l’acquisizione a prezzi stracciati di tutto ciò che abbia valore nei Paesi debitori.

Successe quasi 30 anni fa con la DDR, sta succedendo con la Grecia, succederà anche da noi a meno che … 

Stiamo diventando una nazionalità oppressa e  l’internazionalismo è sempre stato sostenere le lotte delle nazionalità oppresse, come compresi 45 anni fa quando cominciai a radicalizzarmi andando alle manifestazioni a sostegno del Vietnam. 

Ora tocca a noi essere la nazionalità oppressa (per noi intendo tutti gli abitanti dell’Italia compresi coloro che l’ hanno scelta e che vivono, lottano e soffrono qui. 

SOSTENIAMOCI!»


NON ABBIAMO NIENTE DA AGGIUNGERE, PROPRIO NIENTE.
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8 pensieri su “COSCIENZA DI CLASSE, COSCIENZA NAZIONALE”

  1. Anonimo dice:

    Nazionalità oppresse. Buona visione.

  2. Anonimo dice:

    Gli assets che si deprezzano non sono "nazionali" ( anche se la loro sede legale si trova evidentemente in un territorio ) , perché sono detenuti da un'infinità di azionisti di ogni provenienza .Quindi se qualche azienda , con sede legale in Italia , viene comprata con due lire da un'altra con sede legale in Germania , non vuol dire che gli "italiani" ( cioè quegli esseri umani ai quali lo Stato Italiano rilascia la cittadinanza italiana ) si impoveriscono di conseguenza , con se ci fosse una qualche relazione : In Italia , insieme ai tantissimi sotto la soglia di povertà , ci sono 307.000 famiglie con patrimoni milionari ( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-06-20/in-italia-307mila-famiglie-patrimoni-milionari–143850.shtml?uuid=AEoW9XdB ) . Il discorso vale per qualunque paese ovviamente . E’ proprio il voler far coincidere misticamente discorsi di classe con discorsi nazionalisti ( “la nazione proletaria” delle mistificazioni fasciste ) che è un discorso , oltre che notoriamente pericoloso , falso . Il Vietnam degli anni ’60 non c’entra nulla .

  3. Anonimo dice:

    Credo che l'esperienza di "sinistra contro l'euro" sia stata un'ottima intuizione, la migliore, andava rafforzata, cristallizzata, allargata. Sarebbe stata un'ottima carta da giocarsi nei confronti del centrismo di eurotop prima e del falso (inteso come falsa coscienza necesaria) movimentismo di potere al popolo dopo. Inoltre avrebbe rappresentato una linea di demarcazione netta con la sinistra filoeuropeista. Non credo nella costruzione di una forza patriottica costituzionale, mi sembra una regressione al risorgimento. Penso invece che vada ripresa l'idea di una sinistra contro l'euro come raggruppamento di organizzazioni, di singoli, di collettivi, di associazioni che abbiano come obbiettivo l'uscita unilaterale dell'italia dalla UE.

  4. Anonimo dice:

    Quali sarebbero secondo te i gruppi di sinistra no euro?

  5. andrea puglisi dice:

    Manca forse un nome a questo spazio conquistato a fatica e da difendere oggi. I diritti per cui hanno lottato i nostri padri e nonni, la costituzione e il suo indirizzo economico, gli immensi panorami culturali. Questo rischiamo di perdere e di questo il popolo dovrebbe essere sovrano. È un "territorio" ma non penso si debba chiamarlo "nazione" o "patria". Con tutti i loro limiti, in fondo già discussi qui ma forse con eccessiva severità e pignoleria (scrutando interviste e programmi come fossero trattati o teoremi) alcuni hanno trovato un nome ineccepibile a questo spazio per cui lottare. Potere al popolo, no?

  6. Anonimo dice:

    L'arcipelago sinistra no euro e' variegato, diverse provenienze, diversa formazione, ci poteva essere un lavoro di sedimentazione nelle singole realta' locali? Dal pc di marco rizzo alla rivista indipendenza, dalla minoranza di rifondazione, ad eurostop, ecc? L'interlocuzione e' anche battaglia politica: cento fiori cento scuole….

  7. Anonimo dice:

    La situazione è troppo complessa per dire che l'Italia è una nazione oppressa: l'Italia ha un suo imperialismo regionale e un piccolo imperialismo internazionale. Le politiche del nostro paese in alcuni casi sono anche andate contro gli interessi della NATO per difendere gli interessi dell'Eni o per privilegiare quelli col Vaticano (basti pensare ai rapporti privilegiati con gli arabi e i palestinesi, con l'Eni che sta col Libano contro Israele, ecc). Ora tale imperialismo è in declino; un lungo declino ma che potremmo sintetizzare in un momento topico, quello della guerra in Libia. Ora la questione è: se l'imperialismo italiano sta calando di quantità e qualità c'è un pezzo di aristocrazia operaia nostrana che perderà margini di ricchezze che fino alla fine del secolo scorso ancora poteva godere. Che cosa devono fare i rivoluzionari? Difendere la Patria contro i francesi che ci rubano la Libia? Contro gli Israeliani che ci rubano il gas in Libano? E per fare cosa? Per colonizzarli noi quei territori? Per rompere le teste a Melendugno per far passare quel gas col Tap?Insomma è banale dire che l'Italia sia un paese oppresso. E ricordate sempre: chi non mette il PROPRIO imperialismo come il principale nemico è sempre un opportunista. Lo è scientificamente parlando, come insegna Leinin

  8. Anonimo dice:

    L’internazionalismo è il sostegno alle nazionalità oppresse, bellissima definizione, me la segno

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