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Nazionalizzare le autostrade! di Leonardo Mazzei

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[ 17 agosto 2018 ]
Le penali sono una tigre di carta: le convenzioni dei “Signori del casello” una vergogna targata Prodi, ma si possono cancellare nazionalizzando la gestione della rete autostradale
L’aria finalmente è cambiata. Di fronte alla tragedia di Genova, il governo ha annunciato la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Questa decisione, non solo va incontro ad un sano desiderio di giustizia, ma pone all’ordine del giorno la questione dello stop alle privatizzazioni ed alle liberalizzazioni dell’ultimo quarto di secolo.

Di questo hanno parlato diversi esponenti del governo, a partire dal vice-premier Di Maio. Bene, anzi benissimo. Se son rose fioriranno, ma intanto prendiamo atto di un tempismo e di una rapidità di decisione senza precedenti.

E’ ora di iniziare ad invertire il disastroso percorso che ha portato a privatizzare i settori strategici dell’economia: dall’energia alle telecomunicazioni, dalle banche ai trasporti. Ed è proprio da quest’ultimo comparto che si può partire, cominciando con Alitalia e con la rete autostradale.

Limitiamoci qui a quest’ultima questione di estrema attualità.
Chiunque abbia utilizzato con una certa continuità, negli ultimi anni, le autostrade italiane sa perfettamente due cose: che il livello delle manutenzioni è costantemente peggiorato, che i pedaggi sono cresciuti da un anno all’altro ben al di là del tasso d’inflazione.

Insomma, i “Signori del casello” – con i Benetton in prima fila – han trovato la gallina dalle uova d’oro. Tanti profitti e nessun rischio, il tutto garantito da convenzioni scandalose, frutto del Decreto Legge 3 ottobre 2006 n° 262, primo ministro Romano Prodi, ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa (viva l’Europa!), ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (indipendente in quota Pdci!). Come dire, il centrosinistra al gran completo! E Rifondazione Comunista che oggi chiede di “fare un bilancio delle privatizzazioni“, forse farebbe bene a fare anche un bilancio della propria storia politica.

Del resto la vecchia Società Autostrade (gruppo IRI) fu privatizzata nel 1999 dal governo D’Alema, mentre la stessa convenzione con Autostrade per l’Italia dei Benetton è del 2007, cioè avvenne sempre ad opera del governo Prodi II.

Sui frutti avvelenati di queste scelte consigliamo la lettura di quanto pubblicato dall’insospettabile Business Insider il 7 febbraio scorso, cioè 6 mesi prima del dramma genovese. Questo l’incipit di un articolo ben documentato e ricco di dati:

«Una concessione autostradale è per sempre e l’aumento dei pedaggi arriva puntuale il 1° gennaio di ogni anno. Sono le due regole ferree che governano il cosmo delle autostrade. Un universo popolato da pochissimi eletti – la “Compagnia del Casello”, 25 società dove la parte del leone la fanno Benetton, Gavio e alcuni enti locali – che fanno affari d’oro a fronte di rischi d’impresa praticamente nulli.
Una rendita di posizione assicurata da intese segretate, da gare quasi mai fatte; da investimenti promessi e realizzati solo in parte; da rivalutazioni finanziarie che assicurano rendimenti oltre l’8% annuo; da lavori decisi per “migliorare il servizio”, dove i maggiori introiti vanno ai concessionari, mentre le spese ricadono sugli utenti.
Insomma, se non sapete cosa fare nella vita, accettate un consiglio: accaparratevi una concessione autostradale, vi renderà ricchi
».

Ma pure il Corriere della Sera online è adesso costretto a fare alcune ammissioni. Nel 2017 Autostrade per l’Italia (controllata al 100% da Atlantia), che gestisce 2964 km sui 6668 dell’intera rete autostradale, ha avuto ricavi per 3,9 miliardi di euro, con un margine operativo di 2,4 miliardi ed un utile di ben 968 milioni di euro. Da notare che il costo della concessione, che la società versa allo Stato, è pari ad un modestissimo 2,4% dei ricavi al netto dell’Iva, cioè alla miseria di 73 milioni annui!

In compenso, mentre gli utili arricchiscono Atlantia, controllata dai Benetton attraverso un sistema di scatole cinesi che conduce alla finanziaria lussemburghese Sintonia (sempre pronti a pagare le tasse nel loro Paese, i capitalisti!), posseduta al 100% dalla holding di famiglia Edizione Srl (che detiene anche il 50,1% di Autogrill), gli investimenti operativi sulle infrastrutture in concessione sono ridicoli: 197 milioni nel primo semestre 2018, peraltro in calo rispetto ai 232 dello stesso periodo del 2017.

Se in generale è giusto non arrivare a conclusioni definitive partendo da un singolo episodio, è altrettanto vero che queste cifre gridano vendetta, mentre quello di Genova non è un “episodio” bensì una strage. Una strage annunciata, in questo caso possiamo proprio dirlo, perché le problematiche del “Ponte Morandi” erano note da tempo. E se i controlli sono stati fatti, ci sono solo due possibilità: o sono stati fatti male, o non si è tenuto volutamente conto del loro esito. In un caso come nell’altro la responsabilità di Autostrade per l’Italia è fuori discussione.

Adesso, dopo l’annuncio del governo di voler togliere la concessione ai Benetton, la stampa mainstream insorge. «Processo sommario», protesta l’ineffabile Huffington Post: e che si condanna così una povera famiglia di capitalisti? Neanche fossero dei ladri di polli!

Ma siccome il richiamo allo Stato di diritto è in questo caso davvero stonato, ed il 90% degli italiani è di sicuro d’accordo con Conte quando dice che «non si possono aspettare i tempi della giustizia», ecco allora l’altro argomento: quello delle penali miliardarie da pagare.

E’ sempre la stessa storia. Secondo la narrazione di lorsignori nulla si può fare, tutto deve restare com’è. Volete la Brexit? Pagherete caro, pagherete tutto. Volete farla finita con l’assurda telenovela del Tav? Scordatevelo, che vi attendono penali miliardarie. Volete togliere la concessione ai Benetton? Non si può, ci sono 20 miliardi da pagare! E’ questo ora il grande argomento della stampa di regime.

Da dove venga fuori la cifra di 20 miliardi è presto detto. Siccome l’art. 9 della concessione ad Autostrade per l’Italia prevede, i

n caso di decadenza della stessa, un pagamento dello Stato (tramite l’Anas) al concessionario decaduto «corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione… sino alla scadenza della concessione», e considerato che l’utile dell’ultimo anno è stato di poco inferiore al miliardo, ecco che – calcolato il periodo residuo di 24 anni fino al 2042 – si arriva ad una cifra attorno ai 20 miliardi.

Venti miliardi, ma siamo impazziti? Venti miliardi di premio per aver fatto una strage, ma davvero i grandi commentatori nulla hanno da dire su questo? Non solo ha ragione Di Maio ad affermare che «Con 40 morti non ci saranno penali da pagare», ma qui bisogna mettere sotto processo chi quelle convenzioni ha firmato e coperto politicamente, perché le garanzie ottenute allora da questi furbetti del casello sono una vergogna. Una vergogna. Una vergogna.
Una vergogna targata Prodi e centrosinistra.

Vedremo se la solerte magistratura italiana vorrà aprire un fascicolo su questo sconcio. Di certo i Benetton non hanno il minimo senso del pudore. Stamattina, mentre ancora si scava tra le macerie, hanno subito chiesto, in caso di revoca «il riconoscimento del valore residuo della concessione». Insomma, vogliono 20 miliardi, questi benefattori con sede in Lussemburgo.

Non ho la minima competenza per entrare nel guazzabuglio delle interpretazioni giuridiche. La convenzione ha molti allegati e parti ancora secretate – ecco un’altra vergogna che abbiamo scoperto in queste ore! -, né ho troppa fiducia nella giustizia e nei suoi tempi.

Vedremo cosa diranno in proposito gli esperti del governo. C’è però un modo semplice e rapido per venirne fuori: nazionalizzare Autostrade per l’Italia, meglio ancora nazionalizzarla insieme a tutte le altre società che gestiscono l’intera rete autostradale. In questo modo la diatriba giuridica si chiuderebbe subito; le convenzioni potrebbero anche restare, dato che a quel punto entrambi i contraenti sarebbero pubblici. Con tanti saluti agli inqualificabili Benetton ed alla “penale” che senza ritegno reclamano.

Si creerebbero così le premesse per un grande piano di interventi di manutenzione straordinaria sulle infrastrutture del Paese, dando finalmente quella sicurezza che di certo i privati (siano essi Benetton od altri) mai metteranno al primo posto.

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5 pensieri su “Nazionalizzare le autostrade! di Leonardo Mazzei”

  1. Anonimo dice:

    L'allora ministro delle infrastrutture ovviamente non perde occasione per dire la sua. Ci comunica che non si può revocare la concessione e che i controlli, udite udite, erano "in capo all'Anas e poi alla Struttura di vigilanza, all'interno del ministero delle Infastrutture dal 2013".Dunque la struttura era concessa ai privati ma i controlli erano a capo dell'ente pubblico. Essi intascano i profitti e lo stato gli fa in controlli. Una vera pacchia per capitalisti.Giovanni

  2. Anonimo dice:

    Ehh, ma all'epoca della sbornia privatizzatrice,quello che contava per i "governi amici dei lavoratori"era "fare il bene del paese",perché,si sa,privatizzare servizi sociali indispensabili alla maggioranza di un paese era, ed è ancora oggi,considerato dagli utili idioti di una pseudo sinistra come un"avanzamento verso un paese normale"(ex ministro dixit)(sic).Questo era il clima di allora,roba da far impallidire i Chigago Boys,una forsennata corsa a chi avrebbe servito meglio le multinazionali!Ah ma erano provvedimenti varati da governi con ministri e sottosegretari "amici dei lavoratori"che ora, a distanza di anni, grazie a quelle"democratiche"dismissioni mettono in mostra tutta la loro bontà "progressista"e chi,in quel tempo malefico protestava, era subito ostracizzato e bollato come un nemico del progresso fuori dalla storia(Fracis Fukujama docet), un loro maestro ieri come oggi.Luciano

  3. Anonimo dice:

    Il decreto legislativo 50/2016, come vigente, all’articolo 178 (Norme in materia di concessioni autostradali e particolare regime transitorio), comma 8-ter, prevede che “le concessioni autostradali relative ad autostrade che interessano una o più regioni possono essere affidate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a società in house di altre amministrazioni pubbliche anche appositamente costituite”. I Trattati UE vigenti, malgrado l’impianto costitutivo liberista, non impediscono in radice le nazionalizzazioni di settori di rilevanza pubblica (ad esempio, il Protocollo n26 sui servizi di interesse generale)Nell’Italia liberale dei primi del Novecento la gestione privatistica delle concessioni ferroviare era divenuta un impedimento al miglioramento della Nazione e pertanto, malgrado l’opposizione dei privati concessionari, le ferrovie furono nazionalizzate dando vita alle Ferrovie dello Stato, che costituirono un soggetto di sviluppo e modernizzazione del paese.

  4. RobertoG dice:

    E siamo quindi arrivati al cuore del problema, dato che le privatizzazioni sono il principale canale attraverso il quale si realizza la sistematica rapina che il capitalismo opera ai danni della collettività. C'è voluta questa strage per rimettere al centro dell'attenzione questa questione basilare. E non si tratta soltanto delle autostrade, ma sono tutti gli asset realizzati con soldi pubblici che rientrano in questa tematica. Le telecomunicazioni, l'energia, i trasporti, l'acqua che sono altrettanto remunerative. Quest'ultima tra l'altro dove un referendum aveva espressamente indicato la volontà dei cittadini di volerne tenere pubblica la gestione ma del quale la classe politica, PD in testa, se n'è fatta allegramente beffe. E siamo al cuore del problema, dicevo, perchè se lo stato si riprendesse in carico i suoi servizi essenziali dovrebbe rimettere mano ad una quantità enorme di lavori pubblici di riammodernamento, dato che le sanguisughe che li hanno spremuti fino ad oggi hanno ovviamente pensato solo al profitto e non all'efficenza delle varie reti. Ma dove sono i soldi per queste impellenti ed onerose necessità? Ovviamente non ci sono perchè li dobbiamo versare a chi li gestisce al posto nostro e poi ci fa le pulci su cosa e come possiamo spendere, nè li possiamo creare dato che la sovranità monetaria è andata a farsi benedire da un pezzo. Quindi poi il problema si sposterebbe proprio sul vincolo esterno, sull'autonomia decisionale di uno stato di fare spesa e cioè in una parola sull'Europa ed il suo maledetto euro.Chissà perchè, ma io credo che nè Di Maio, nè Salvini siano neanche lontanamente in grado (e probabilmente neppure vogliano) di intraprendere una lotta del genere, ed infatti la "parolaccia" nazionalizzazione finora mi pare che il solo Di Battista (che però sta fuori e quindi può giocare a fare il rivoluzionario) l'abbia pronunciata. Io credo e temo che alla fine tutto finirà a tarallucci e vino (per i capitalisti) e magari le concessioni passeranno solamente a qualche altro parassita con la faccia un po' più pulita, mentre con Atlantia una sistemazione "accettabile" in qualche modo si troverà.

  5. ombra dice:

    Il diverso atteggiamento tra Salvini e Di Maio sulla revoca non promette nulla di buono .La reazione di Renzi sulla dichiarazione di Di Maio ( noi non abbiamo avuti finanziamenti per campagne elettorali da parte di Autostrade ) e' stata esagerata , roba da "coda di paglia" E qui torno a Salvini e al suo atteggiamento diciamo piu' " cauto " sulla questione revoca .E se piu' o meno tutti i partiti, (meno i cinque stelle ovviamente ) , risultano impelagati in finanziamenti sia pure legittimi , da parte di Autostrade ? Come la mettiamo ?

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