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STRESS DA LAVORO COME QUESTIONE SOCIALE di Armando Mattioli*

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[ 16 ottobre 2018 ]

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO


Lo stress sul lavoro in Italia è un problema per la salute dei lavoratori?

Una cospicua letteratura scientifica prodotta dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU OSHA), dall’ISPSEL ed ora dall’INAIL, configura lo stress lavoro-correlato (SLC) come il secondo fattore di danno alla salute dei lavoratori, con effetti sulla sfera psichica (Disturbo dell’adattamento cronico con ansia e depressione) con conseguenze gravi per il mondo del lavoro, sia per le malattie professionali, sia per i danni economici, stimati nell’ordine di decine di miliardi di euro l’anno nell’UE.

Nel 2013 il Ccm (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) del Ministero della Salute, in collaborazione con le regioni e l’INAIL, promosse il progetto “Piano di monitoraggio e d’intervento per l’ottimizzazione della valutazione e gestione dello stress lavoro-correlato” finanziato con 480.000€, che ha coinvolto 16 regioni e due università, a riprova della rilevanza del problema ed ha interessato oltre 1.000 aziende pubbliche e private. Il progetto, in apertura testualmente recita: 

«I mutamenti socio-economici e i cambiamenti nelle caratteristiche della forza lavoro delle ultime decadi hanno avuto un impatto sul mondo del lavoro, modificandone la natura stessa anche in risposta ad esigenze di competitività e aumento della produttività, e hanno portato alla luce nuovi rischi su cui porre attenzione nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. Tali cambiamenti hanno aumentato l’impatto del fenomeno dello stress lavoro-correlato (SLC), che si è collocato al secondo posto in Europa tra i problemi di salute dovuti al lavoro, dopo i disturbi muscolo-scheletrici, con evidenti ripercussioni al livello di produttività delle aziende e al livello economico».


Uno studio della Bocconi del 2015 ha dimostrato che il dumping commerciale della Cina ha causato la chiusura di molte azienda manifatturiere e la conseguente perdita di posti di lavoro; lo stress

che ne è seguito è stato causa di morti per suicidi, abuso di alcool e fumo di sigarette fra lavoratori, impiegati e dirigenti (fig.1 a lato). 


La questione ha avuto risalto anche sul Sole24ore che nell’articolo Globalizzazione mina sulla salute dei lavoratori dell’Occidente” ha sintetizzato così la questione: 

«Nel mondo occidentale aumenta l’incidenza delle morti delle malattie psicosomatiche e dei traumi psichiciche colpiscono i lavoratori dei settori industriali sottoposti alla concorrenza dei Paesi emergenti».


Attualmente è attivo un gruppo di lavoro nazionale Regioni–INAIL, a cui questo ente partecipa con 12-15 componenti, che ha il compito di proporre interventi per contrastare il fenomeno SLC su tutto il territorio italiano (linee guida operative, soluzioni organizzative, iniziative rivolte alle imprese).

A fronte di tutto ciò, però, emerge un’incongruenza: rispetto a 12.578 malattie osteoarticolari, 2.937 malattie neurologiche, 1.824 malattie dell’orecchio indennizzate dall’INAIL nel 2016, in 8° posizione troviamo solo 21 (ventuno!) disturbi psichici e comportamentali (definizione in cui si inquadra il “Disturbo dell’adattamento cronico”). La seconda causa di malattie professionali, al momento dell’indennizzo precipita a numeri risibili! Se, nei fatti, lo SLC è così irrilevante, che senso ha avervi investito tante risorse, anche da parte dell’INAIL?

Un ulteriore elemento di riflessione che si impone è legato all’andamento temporale delle denunce e dei riconoscimenti del Disturbo dell’adattamente cronico da SLC.  Nel decennio 2001 – 2011 furono denunciati  4000 casi con 500 (12,5%) riconoscimenti da parte INAIL (dati ufficiali presentati in audizione al senato), nel 2012-2016 i casi denunciati furono 2864, quelli riconosciuti 200, cioè il 6,9% (dati dal sito INAIL), con un crollo al 3,9% nel 2016 (tab. 1).

La figura 2 [a destra] mostra chiaramente come a partire dal 2012 c’è stato un elemento “esogeno” che ha agito non sul numero della malattie denunciate, già peraltro molto basso rispetto alla gravità del fenomeno ma sostanzialmente stabile, ma su quelle indennizzate dall’INAIL.

* Medico del lavoro

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4 pensieri su “STRESS DA LAVORO COME QUESTIONE SOCIALE di Armando Mattioli*”

  1. Anonimo dice:

    "numero della malattie denunciate, già peraltro molto basso rispetto alla gravità del fenomeno"Da sottoscrivere. Oltre alle malattie denunciate ci stanno tutte quelle non denunciate che potrebbero essere anche molte di più. Aggiungiamo tutte quelle non denunciabili perché i vari contratti atipici spesso non sono neppure considerati lavoro. Eppure già il solo passare la vita con contratto continuamente soggetto a scadenza e senza nessuna tutela influisce pesantemente sulla tua vita anche senza incidenti sul lavoro.Già la sola prestazione atipica, che a volte può assere addirittura priva di contratto e non riconosciuta neppure come lavoro, è una violazione sistematica dei diritti di chi lavora e che pertanto è persona danneggiata. Questo mi sembra un punto su cui insistere.Allora anche per questo "per liberarsi da questa trentennale farneticazione ideologica, occorre innanzitutto un Processo alla Seconda Repubblica, che ne delegittimi completamente i presupposti".Processo alla seconda repubblica che però non scada nella mera apologia della prima repubblica.Giovanni

  2. Anonimo dice:

    LA LOGISTICA 4.0 = INNOVAZIONI PER AUMENTARE LA PRODUTTIVITA', E PER GLI OPERAI CHE SIGNIFICA?Per cui lo sviluppo tecnologico, le belle ed efficienti tecnologie vanno di pari passo con le condizioni di lavoro che i lavoratori definiscono giustamente schiaviste. http://proletaricomunisti.blogspot.com/2018/10/pc-17-ottobre-la-logistica-40.html

  3. Unknown dice:

    Nel 2012 c'era il Governo Monti il feroce attuatore delle sciagurate politiche neoliberiste di austerità imposte dalla Ue

  4. Anonimo dice:

    Nel 2012 c'era il Governo Monti il feroce attuatore delle sciagurate politiche neoliberiste di austerità imposte dalla Ue

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