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I GILET GIALLI ALLE ELEZIONI EUROPEE? di Pardem

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[ 30 gennaio 2019 ]

La notizia che un gruppo d’estrema destra francese avrebbe aggredito sabato scorso a Parigi, attivisti Gilet Gialli d’estrema sinistra, viene utilizzata dai media francesi per seminare zizzania, discreditare e indebolire il movimento. La campagna di denigrazione non riuscirà ad inquinare i pozzi. Alcune cose sono infatti chiare riguardo al movimento dei Gilet Gialli. Quali? Primo: è un movimento di massa; secondo: mobilita “chi sta sotto” contro chi “sta in alto”, ovvero gli strati sociali massacrati dalle politiche neoliberiste portate avanti dai governi; terzo: è un movimento patriottico che tiene assieme sovranità nazionale e popolare; quarto: è un movimento fortemente democratico perché chiede di porre fine alla vera e propria dittatura dell’élite oligarchica; quinto: è un movimento che chiede eguaglianza sociale. 

Per queste ragioni si può affermare che esso trova le sue radici ideali in J.J. Rousseau e quelle storiche nella grande rivoluzione francese. In queste radici c’è il punto di forza del movimento come pure certe su debolezze. 
Una di queste è l’incertezza sulla questione della partecipazione all’Unione europea. Molti sono quelli per l’uscita, ma altrettanti sono per restare ma cambiare l’Unione — posizione, detto per inciso, che hanno le due principali forze dell’opposizione, la Le Pen e Melanchon. 
Per questo, pur non condividendo ogni singola affermazione, ci pare utile pubblicare quanto scrivono i compagni di PARDEM.
*  *  *

La principale debolezza del movimento dei Gilet gialli è l’incapacità, di mettere in discussione il sistema dell’Unione europea e l’euro, quindi l’assenza della questione nelle loro lamentele (cahiers de doléances, Ndt). Questa situazione impedisce la comprensione delle condizioni necessarie per vincere.

Comprendere il ruolo negativo per i cittadini dell’Unione europea e il sistema dell’euro deve diventare la priorità numero uno del movimento se se essi vogliono mantenere la speranza di vincere.

Il sistema dell’Unione europea è stato costruito per privare gradualmente gli Stati membri delle leve decisive della loro sovranità. Questo è il caso delle “competenze esclusive” che il sistema si arroga a se stesso: politiche monetarie, commercio interno e internazionale. Questo vale anche per le politiche di bilancio o di difesa … Perché privare gli Stati membri della loro sovranità? Per una ragione molto semplice: lo vogliono le classi dominanti, l’oligarchia europea.

Con i Trattati europei solo le politiche neoliberiste, favorevoli ai loro interessi, sono possibili. Questo è il motivo per cui i Trattati europei pretendono di imporre definitivamente politiche antipopolari e proibire qualsiasi politica che soddisfi le aspettative della gente. Ecco perché, dopo Mitterrand, le alternanze sinistra-destra, poiché non hanno messo in discussione questo sistema, hanno portato alle disastrose politiche che conosciamo e che hanno innescato il movimento dei Gilet gialli.

L’Unione europea (le classi dominanti) ha con l’euro un’arma di distruzione di massa dei salari e dell’occupazione. Ci si potrebbe chiedere perché tale “cattiveria”? Anche in questo caso la ragione è semplice: la pressione sui salari consente di garantire la “competitività” delle imprese sul mercato internazionale offrendo prezzi sempre inferiori ai loro concorrenti. Ma, d’altra parte, comprimendo gli stipendi, la domanda viene rallentata e la disoccupazione incoraggiata. Le classi dominanti, va ricordato, hanno bisogno di un alto tasso di disoccupazione per disciplinare il lavoro salariato e fare pressione sui salari. Questo spiega perché la zona euro è l’economia in più rapida crescita del mondo, con la crescita dei salari più lenta e il più alto tasso di disoccupazione, soprattutto per i giovani.

Per questo è urgente includere nelle rivendicazioni dei Gilet gialli il ripristino della democrazia e quindi il ritorno alla sovranità nazionale attraverso l’uscita unilaterale e immediata dall’Unione europea e dell’euro.

Questa richiesta di un ritorno alla democrazia è già presente nelle lamentele sotto forma dello slogan “Macron Dimissioni” e del Referendum di iniziativa cittadina (RIC).

Macron è davvero la caricatura perfetta dell’alta società delle classi dominanti. È vero, egli è arrogante, pedante, pretenzioso, ignorante e sprezzante di tutto ciò che è “sta in basso”. Prima andrà via, meglio sarà. Tuttavia, Macron è solo il manager degli interessi delle classi dominanti. Se se ne andasse, troveranno un altro per fare esattamente la stessa politica.

Il Referendum di iniziativa Cittadina (RIC) è il primo passo verso la ricostruzione di una società democratica. È il popolo, infatti, direttamente e non semplicemente attraverso i suoi deputati, che deve decidere tutti gli argomenti importanti. 
Ma attenzione all’ingenuità! Ad esempio, l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) già definita nel Trattato di Lisbona esiste già. Dà diritto di iniziativa politica a un insieme di almeno un milione di cittadini di almeno un quarto dei paesi membri. Ma questo referendum non è automatico poiché deve riguardare argomenti compatibili con il contenuto del Trattato di Lisbona e ricevere l’accordo della Commissione europea. Chiedere a Macron di mettere in essere il RIC può portare allo stesso risultato dell’ICE.

Comprendiamo quindi le ragioni che hanno indotto alcuni Gilet gialli a voler presentare una lista alle elezioni europee del maggio 2019. Ma sarebbe un errore molto grave. Se comprendiamo che la natura dell’Unione europea è quella di eliminare la democrazia negli Stati membri per cedere, in via definitiva, a politiche favorevoli alle classi dominanti, non possiamo desiderare di entrare in questo sistema. Esso non è riformabile dall’interno, perché la revisione del trattato di Lisbona richiede l’accordo unanime, fino alle virgole, di tutti i paesi membri. In altre parole è un compito impossibile. Inoltre, a differenza di un vero parlamento, quello europeo non può votare le leggi. Non può cambiare il Trattato di Lisbona. Qualunque sia la maggioranza — sinistra, destra, ecologista, sovranista — l’ultima parola spetta solo alla Commissione europea e, per la giurisprudenza, alla Corte di Lussemburgo che avrà sempre l’ultima parola.

Per quanto riguarda le dimissioni di Macron — indispensabili — non dobbiamo dimenticare ciò che è molto più importante: lo scioglimento dell’Assemblea nazionale (parlamento francese , Ndt).  Nel nostro Paese, è ancora l’Assemblea Nazionale che ha il potere (per meglio dire le briciole che gli lascia il sistema dell’Unione Europea), non è il Presidente della Repubblica. Ottenere lo scioglimento dell’Assemblea nazionale permetterebbe ai Gilet gialli di presentare candidati per il governo. Sarebbe quindi possibile realizzare ciò che si chiede nei nelle loro lamentele cahiers de doléances senza chiedere niente a nessuno!

L’introduzione dell’uscita immediata e unilaterale del sistema dell’Unione europea e dell’euro nei cahiers de doléances consentirebbe di soddisfare tutte le condizioni per il successo. Il sistema dell’Unione europea è riuscito ad addomesticare i sindacati (tutti) e i partiti politici (quasi tutti). Non fare di nuovo lo stesso errore! La traduzione politica del movimento sarebbe garantita!

Quindi, amici dei Gilet gialli, organizziamo una campagna di boicottaggio cittadino delle elezioni europee!

Firma l’appello al boicottaggio!

* Fonte: PARDEM
** Traduzione a cura della redazione

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6 pensieri su “I GILET GIALLI ALLE ELEZIONI EUROPEE? di Pardem”

  1. Anonimo dice:

    Spero che decidano di boicottare le elezioni europee, io non andrò certo a votare. Sul fronte interno vedo che comincia la solita caccia ai furbetti del redditino, il solito moralismo da copione con cui istigano lo stesso popolo a richiedere controlli ancora più stretti.Landini, manco a dirlo, si allinea dicendo che chi ha fatto sbagli pagherà. Io invece istintivamente, pur non conoscendo i dettagli della vicenda, darei la mia solidarietà al dipendente del CAF la cui vicenda viene strumentalizzata solo per coprire il proseguimento dell'invasività.Nel frattempo parlano di ISEE precompilato se autorizzi l'INPS ad accedere ai tuoi dati, mi vengono i brividi al pensiero di cosa sta passando.Giovanni

  2. Anonimo dice:

    Non voglio inserirmi nella dialettica francese. Apprezzo le varie posizioni dei Gj, da coloro che vogliono presentarsi alle Elezioni Europee a coloro che le rifiutano.Una cosa, però, ho la presunzione di sapere. Se non si spezzerà la monoliticità (apparente o reale?) dei corpi militari, dell'esercito, dei gendarmi, per ora al servizio dell'Assemblea e dell'UE, la probabilità di vittoria politica si ridurrà. Da qui deriva una conseguenza concreta: una frazione del movimento politico dovrebbe essere incaricata di far avanzare, nella concretezza della lotta e della mediazione, la rappresentazione politica sostanziale delle generali richieste dei vari strati dei Gj. Se questi poli non si incontrano, e non si integreranno, la partita sarà lunga. Troppo lunga. E ciò sarà a vantaggio esclusivo della UE e della massoneria neoliberistica. Non basta una fiamma per incendiare una prateria.

  3. pasquino55 dice:

    Quando si afferma “L'Unione europea (le classi dominanti) ha con l'euro un'arma di distruzione di massa dei salari e dell'occupazione. Ci si potrebbe chiedere perché tale "cattiveria"? Anche in questo caso la ragione è semplice: la pressione sui salari consente di garantire la "competitività" delle imprese sul mercato internazionale offrendo prezzi sempre inferiori ai loro concorrenti. Ma, d'altra parte, comprimendo gli stipendi, la domanda viene rallentata e la disoccupazione incoraggiata. Le classi dominanti, va ricordato, hanno bisogno di un alto tasso di disoccupazione per disciplinare il lavoro salariato e fare pressione sui salari. Questo spiega perché la zona euro è l'economia in più rapida crescita del mondo, con la crescita dei salari più lenta e il più alto tasso di disoccupazione, soprattutto per i giovani” ci si dovrebbe porre e dare una risposta alla domanda: come mai nei paesi liberal-capitalisti, contrariamente a quello che è successo ai cosiddetti paesi del socialismo reale e a tutti quelli che hanno o stanno sperimentando vie alternative al liberal-capitalismo si possa affamare, schiavizzare e rendere ininfluente la volontà della maggioranza del popolo senza che questo provochi e determini una ribellione e sollevazione popolare contro di esso per instaurarne uno più equo e democratico? Le motivazioni peculiari che portano il sistema liberal-capitalista a potersi permettere di essere contro la maggioranza del popolo e nonostante ciò avere il suo appoggio e non la ribellione sono fondamentalmente due. La prima è che questo sistema opera ed agisce per amplificare ed esaltare i peggiori istinti umani come l’egoismo, l’arrivismo, l’individualismo e la sopraffazione, ma elevandoli ed innalzandoli a pregi e doti in quanto necessari e indispensabili per poter raggiungere un alto livello sociale e l’arricchimento personale fondamentali e vitali per la sua esistenza. La seconda è una ossessiva narrazione tutta ideologica (mentre predicano la fine e il superamento delle ideologie)che si basa e si sostanzia sulla proposizione di un “sogno individualista” della conquista di privilegi e ricchezza personale facendo della proprietà privata il simulacro indiscutibile nei confronti del quale tutto va sacrificato e assoggettato in quanto imprescindibile per la sua sopravvivenza. Quindi se veramente si vuole sconfiggere e abbattere definitivamente il sistema liberal-capitalista non si può prescindere dal costruire e dotarsi di una narrazione ideologica concretamente antagonista e alternativa ad esso che sia in grado di intaccare e smantellare alle fondamenta questo “sogno-incubo” altrimenti, anche se si crede di combatterlo, si sta oggettivamente operando per proteggerlo, sostenerlo e mantenerlo in vita.pasquino55

  4. FULVIO dice:

    caro Pasquino,ci indichi finalmente quale sarebbe questa "narrazione" (brutto concetto) alternativa e vincente da opporre a quella liberale e liberista?

  5. Anonimo dice:

    Forse invece di dire "narrazione" Pasquino avrebbe dovuto dire "ricostruzione ideologica", che si contrappone l'attuale pensiero che potrei definire "sedicente post-ideologico".Penso che, dopo 11.04 anni di crisi, tutti abbiano chiaro che non ci sarà nessuna rivincita senza che si esca dal pensiero post-ideologico fluidonegriano.

  6. pasquino55 dice:

    Caro Fulvio, sarcasticamente mi domandi quale sia secondo me la narrazione, che definisci “un brutto concetto” (narrazione: parte dell’orazione secondo l’antica retorica-consisteva nell’esposizione obiettiva del fatto; retorica: l’arte del dire, del parlare e più specchiatamente del persuadere con le parole) alternativa e vincente da opporre a quella liberale (io non parlo mai di liberismo). La risposta, se fossi attento, la troveresti già nella tua sarcastica domanda ed è quella dell’esposizione di una puntuale e ben determinata proposta politica contro e in alternativa al capitalismo iniziando dalla critica e dalla denuncia del liberalismo quale strumento primario, fondamentale e insostituibile per l’affermazione, il consolidamento e il dominio del sistema capitalista tramite e per mezzo di una nuova, inaspettata e “scorretta” lotta politica improntata e incentrata su di una moderna ed inedita sfida politico-culturale e di linguaggio da lanciare e portare alla sua egemonia tramite e per mezzo della democrazia economica (la dittatura del proletariato del terzo millennio) strumento fondamentale e indispensabile per poter finalmente e definitivamente scardinare e distruggere i disvalori profusi e propugnati dall’etica liberale e dalla morale capitalista. Questo perché essa è l’unica opzione politica che sarà sempre e comunque irricevibile dal sistema liberal-capitalista perché ne determinerebbe inevitabilmente la fine. In risposta poi all’anonimo delle 00:06 del 31 gennaio: la ricostruzione ideologica è una operazione politico-culturale che deve essere stata compiuta antecedentemente ad una narrazione. La narrazione è la promulgazione puntuale e completa di una precisa e determinata opzione e prospettiva che si offre al popolo e si inserisce nel “mercato della politica” per promuovere e raccogliere il consenso necessario per dare testa e gambe al proprio progetto politico e raggiungere lo scopo e il fine perseguito.pasquino55

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