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UN’ALTERNATIVA AL RECOVERY PLAN di Ing. S. Beneforti

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Investire per la sicurezza della popolazione: un’alternativa concreta al Recovery Plan

Il Piano di investimenti prioritari per l’Italia, che qui presentiamo, è stato redatto dall’ing. Stefano Beneforti, attivista pistoiese di Lit. Si tratta di un lavoro corposo quanto meticoloso, dove la mano del tecnico si sposa con la sensibilità e la consapevolezza del militante politico. Un lavoro che si pone in netta alternativa alle politiche governative, che dimostra come si possa e si debba investire in maniera razionale nei tanti aspetti della sicurezza per la popolazione. Come ciò sarebbe vantaggioso da ogni punto di vista. Come questa scelta produrrebbe un aumento dell’occupazione stimabile in 700mila unità.

Raramente il tema della sicurezza viene affrontato in maniera corretta. Ultimamente, poi, esso serve più che altro a seminar terrore. Mai che si decida di passare dalle parole ai fatti. Dalla denuncia ad un serio piano di investimenti. La ragione per non farlo è sempre la stessa: mancano i soldi, o meglio quegli investimenti non ce li consente l’Europa (in realtà l’Ue).

Ma adesso, secondo lorsignori, sarebbe arrivata la svolta. E così ci narrano delle magnifiche qualità del Recovery Fund. Peccato che questo fondo significhi per l’Italia solo debiti da restituire. Peggio, questi nuovi debiti verrebbero contratti principalmente per realizzare un mega-piano di digitalizzazione del Paese a tutto vantaggio delle aziende high tech della Silicon Valley. Un piano congegnato per allontanare le persone tra di loro, dai luoghi di lavoro, di studio e di svago, per far sparire il contante, per controllare gli esseri umani come galline di un pollaio super-vigilato.

La proposta di Beneforti va invece nella direzione opposta: quella di creare benessere ed occupazione. Sei sono i campi di intervento individuati: 1) completamento ricostruzione post eventi sismici; 2) messa in sicurezza sismica del patrimonio edilizio; 3) messa in sicurezza delle infrastrutture stradali; 4) messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico; 5) bonifica dei siti inquinati; 6) completamento decommissioning nucleare.

Lo studio è piuttosto lungo, ma i lettori lo apprezzeranno senz’altro per la sua precisione e concretezza. In fondo all’abstract, che potete leggere di seguito, troverete il Pdf da aprire per leggere il testo completo del Piano.

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Investimenti prioritari per l’Italia: qui il documento integrale in pdf

Abstract

Prendendo spunto da una scala di priorità che, nell’ambito di una economia funzionale, dovrebbe contraddistinguere una spesa pubblica per i lavori pubblici di tipo  “costituzionale”, con la quale sarebbe posto al massimo livello di priorità la sicurezza delle popolazioni, al secondo la facilitazione della mobilità urbana e regionale e infine al terzo, la mobilità sulle lunghe percorrenze, le cosiddette grandi opere, si è cercato di stimare i costi degli interventi per soddisfare il livello di priorità più elevato.

Si prende atto che:

– molte ricostruzioni a seguito di eventi sismici passati debbono ancora essere completate;

– buona parte dello stock edilizio pubblico e privato, è inadeguato rispetto alle sollecitazioni indotte da terremoti;

– molte opere d’arte, ponti e gallerie, facenti parte della rete stradale sono affette da condizioni di degrado delle strutture, dovuto alla loro vetustà e soprattutto alla trascurata manutenzione;

– ampia parte del territorio nazionale è soggetta a rischi naturali come terremoti, frane e alluvioni (ma anche da rischi autoinflitti come quelli derivanti dalla esistenza di siti inquinati o di siti dove sono stoccati materiali radioattivi).

A causa dei vincoli del bilancio dello Stato, imposti dalla adesione all’area euro, le risorse necessarie sono mobilitate solo a seguito di un evento calamitoso e si preferisce spendere alla bisogna, in regime di emergenza, piuttosto che come prevenzione sistematica. Il contributo dello Stato arriva quindi per mettere una pezza e solo raramente per prevenire o limitare i danni provocati dalle calamità naturali, inoltre molto spesso la pezza è appena sufficiente se non addirittura inadeguata sia nell’entità sia nella rapidità di erogazione, sempre a causa dagli onnipresenti limiti di bilancio.

Proseguendo il ragionamento in termini strettamente economici è facilmente dimostrabile che l’intervento in emergenza, per rimediare i danni, risulta sempre più oneroso rispetto all’intervento preventivo. Ormai le problematiche del territorio sono note, ampiamente studiate e ben mappate, e hanno messo in evidenza come milioni di individui, oltre ad edifici, attività imprenditoriali e beni culturali, sono ubicate in aree di rischio elevato, costringendo le persone a vivere, operare e muoversi in condizioni non sicure per le loro attività e per la loro stessa vita.

Questo lavoro vuole essere un tentativo di stima del costo degli interventi necessari per la messa in sicurezza del territorio in modo da garantire la sicurezza delle persone e delle cose, precisando inoltre che incidendo su una larga fascia della popolazione, tali interventi debbano essere considerati prioritari rispetto agli altri finora privilegiati, destinati soprattutto al potenziamento della rete di trasporti sulla lunga distanza, uno su tutti, l’Alta Velocità.

Qui il documento integrale in pdf

Fonte: www.liberiamolitalia.org

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