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ROMA 9 0TTOBRE: RIFLESSIONI di Juan A. Guerrero     

Sottoponiamo alla vostra attenzione questo documento di riflessione riguardo ai recenti fatti di Roma accaduti dopo la manifestazione di Piazza del Popolo del 9 scorso.

Se è vero che sul palco degli organizzatori c’erano gli esponenti di FN, già questa cosa, di per sé, la dice lunga sulla natura ambigua dei promotori della manifestazione, in particolare quella del giudice (o ex giudice) Angelo Giorgianni.

Quello che è successo poi sembra seguire un vecchio copione ben collaudato degli anni ’70, dei tempi di Cossiga per intenderci.

Un gruppo di estrema destra che costituisce, oggi come ieri, una creatura per li rami degli arcana imperii del Viminale (come lo fu ad es. a suo tempo Avanguardia nazionale di Delle Chiaie), viene usato dal Ministero dell’interno per dare l’assalto ad una sede della CGIL (sede vuota e chiusa, molto distante da Piazza del Popolo): per chi legge la cosa con lenti non offuscate è chiaro che Castellino e c. sono stati fatti arrivare fin lì di proposito da parte di Questura, Prefetto e Capo della polizia, dopo che già intorno alle 16.30 l’azione era stata preannunciata a chiare lettere dal palco. L’obiettivo del Governo era confezionare il casus belli per poter poi far gridare ai quattro venti, da parte di tutti quanti (stampa, sindacati ecc.) che si tratta di  “squadrismo fascista”, di aggressione al mondo del lavoro ecc.

L’episodio, come sempre organizzato by design per fini molteplici, viene allora usato come un randello per poter “demonizzare” il dissenso, strillare contro le piazze “no vax” ingestibili e potenzialmente violente, dare addosso a chi si ribella a questo governo di scellerati e provare a disinnescare la carica contestataria che sta montando nelle piazze e in tutto il paese. Tutto calcolato e coordinato, come da copione.

Si è fornita poi l’occasione a Draghi, sempre sulla scia del vecchio modello di Cossiga, di fare la sua processione laica presso la sede della CGIL, sua complice e partner in tutto l’affaire, come si può intuire. Il vile affarista di Palazzo Chigi va poi a deprecare l’accaduto di fronte ai media, offrendo una nuova vetrina politica ad usum delphini proprio a chi, in ultima analisi, ha orchestrato tutto quanto. Il che ha poi messo il governo nella condizione di promettere nuove pesanti restrizioni alla libertà di manifestazione. Risalta così ancora meglio tutta l’ambiguità e il gioco di ruolo di un personaggio di natura profondamente cetopolichese (di matrice togata, per giunta) come Angelo Giorgianni, così come emerge alla luce del sole la natura perversa e strumentale del suo rapporto con le piazze, ovvero con le ignare persone che si sono mobilitate in Piazza del Popolo e che costui ha pensato di usare come massa di manovra per gli scopi della sua agenda, affidandosi tuttavia per la gestione della manifestazione a Castellino e ai suoi scherani.

La prova provata di tutta questa sottile organizzazione dell’affaire e della sua più intima natura di operazione false flag (una prassi più che rodata nei decenni postbellici nel nostro paese), ci è data poi dai numerosi video che mostrano alcuni poliziotti travestiti da manifestanti (esattamente come a suo tempo quelli di Cossiga) dare l’assalto ad alcune camionette della polizia per poi presentarsi di nuovo sulla scena, sempre con gli stessi abiti civili più mascherina, per picchiare in modo brutale alcuni manifestanti (probabilmente gente in buona fede) e arrestarli: il tutto circondati da altri agenti che osservano e lasciano fare.

Anche i sindacati, per conto loro, collusi come sono col governo, puntano ad incassare una parte del “bottino” politico, giacché facendo leva sull’aggressione alla sede romana della CGIL possono di nuovo resuscitare il loro antifascismo di facciata (dietro cui hanno sempre occultato la loro complicità col Viminale e la strategia della tensione) e per un po’ piangere sull’attacco subito di fronte ad un mondo del lavoro che non rappresentano più ormai da decenni. Tentano così di spartirsi anch’essi le spoglie politiche di un’operazione gestita dall’alto dal potere politico, di cui sono divenuti da tempo un apparato incastonato nel mondo dei salariati, pubblici e privati. Non solo.

I sindacati avranno anche la possibilità, in sintonia di nuovo con Draghi e le sue nuove misure restrittive, di organizzare una loro manifestazione a ridosso del prossimo sciopero nazionale (l’hanno infatti indetta per sabato 16), allo scopo di dividere nuovamente e approfondire la spaccatura tra le varie anime della popolazione italiana in rivolta, contrapponendo le loro “masse di manovra” a tutti gli altri cittadini che protestano contro questo governo di criminali, tentando per la via di recuperare anche un po’ di consenso (di nuovo occultando dietro la loro finta “protesta” contro il presunto “neofascismo” di FN, di per sé una mistificazione del resto, la loro connivenza con l’esecutivo). C’è anche da temere che possano riuscirci, il che sarebbe un altro scopo perseguito dalla messa in scena andata in onda sabato scorso (non a caso censurata dai media e fatta sparire dagli schermi del mainstream soltanto per la parte che riguarda i video degli agenti in borghese che prima attaccano la polizia e poi, sempre loro, malmenano i manifestanti in Corso Italia).

Una orchestrazione di questo tipo ha il fine di occultare la vera natura delle cose e soprattutto l’autentica natura di Fiore, Castellino & Co., facendo così sparire dalla scena la longa manus del Viminale e del governo dietro l’esistenza e le gesta di questo gruppo. In altre parole, si vuole rendere impossibile capire il vero carattere di FN, fare il gioco di Draghi e portare acqua al mulino di coloro che stanno facendo di tutto per dividere l’opposizione sociale a questo governo di farabutti.

Come è possibile che gli organizzatori della manifestazione di Roma non fossero a conoscenza dei potenziali esiti politici, poi puntualmente verificatisi, di quelle presenze sul loro palco? Possiamo davvero pensare che persone navigate come quelle ignorassero la cosa? Dobbiamo davvero crederli così ingenui? O abbiamo invece a che fare con un classico “doppio gioco” politico?

D’altronde, il trucco è vecchio come il mondo ed è stato sperimentato della CGIL e attuato a lungo in Italia. Un apparente dissenso democratico nei confronti del governo, congegnato in modo da apparire verosimile (e che a prima vista si distingue dalle altre componenti dell’opposizione invece di favorire la loro unificazione), ospita nel suo seno degli “agenti politici” sotto copertura dello stesso esecutivo, che così li può usare sia contro gli stessi organizzatori della piazza di Roma, sia contro tutta quella parte della popolazione che si riconosce nel “Fronte del dissenso” (nel quale peraltro lo stesso Giorgianni col suo L’Eretico aveva tentato di entrare, almeno all’inizio).

Pensiamo che si possa e si debba trarre qualche lezione politica dagli avvenimenti di Roma, quanto meno una più chiara analisi delle vere forze in campo e dei loro metodi, se effettivamente, come tutto lascia credere, le circostanze reali fossero corrispondenti alle nostre impressioni. Non si possono tacere le corrispondenze rivelatrici che emergono dall’osservazione di questi fatti più recenti e del loro strettissimo rapporto con la storia d’Italia del dopoguerra. Della serie: va bene senz’altro l’ottimismo della volontà contro il pessimismo dell’intelligenza, ma, oggi più di ieri, il primo non può fare a meno di un sano e intelligente realismo politico che sappia sempre distinguere il grano dal loglio pur dovendo noi calpestare politicamente questa subdola via.

Aggiungiamo alcune altre brevi considerazioni.

Da un lato, tutte le maggiori forze di governo, PD e 5 Stalle sostanzialmente, appoggiati dai nuovi/vecchi apparati di stato che sono i sindacati, segnatamente la CGIL e il suo segretario (passato dall’originaria tuta blu alle auto blu odierne, come tutta la sua casta del resto), invocano misure draconiane contro il presunto “neofascismo” per tre scopi:

  • sia per attaccare politicamente e magari mettere in prospettiva fuori gioco, dal punto di vista elettorale quanto meno, le forze che fanno loro concorrenza presso l’opinione pubblica moderata e di “destra” del paese (Lega e FdI, in sostanza);
  • sia soprattutto per occultare dietro quella cortina fumogena quanto già detto in merito alla simbiosi storica tra FN (e gruppi neofascisti più in generale) e apparati di sicurezza dello Stato, facendo sparire dalla scena così il fatto che è precisamente il potere politico ad orchestrare, dietro le quinte, tutto quanto, a creare il contesto funzionale ai proprio scopi (come nel caso della cosiddetta “emergenza sanitaria”, altra creatura del ceto politico nostrano e degli apparati di Stato);
  • sia poter introdurre nuove misure restrittive delle libertà politiche, garantite dalla Costituzione, con la scusa di prevenire nuovi disordini e garantire così la “sicurezza delle città”, approdo paradossale senz’altro visto che sono stati proprio gli apparati di Stato, in primis il Viminale, a creare le condizioni perché potessero verificarsi.

Si noti la logica circolare di tutto l’affaire. Il potere politico, tramite FN che è una sua creatura e i suoi agents provocateurs nelle vesti della polizia di Stato, organizza tafferugli e disordini nel centro di Roma:

  • tanto per poter stigmatizzare ed esporre al pubblico ludibrio, tramite i media da esso stesso pagati per farlo, la piazza e le decine di migliaia di persone che la gremivano, bollandoli come violenti “no vax”, facendo credere che sia in atto una “radicalizzazione” delle loro presunte “frange estremiste”;
  • quanto per poter poi invocare l’adozione di provvedimenti atti a contrastare e prevenire presunti disordini e violenze che esso stesso ha organizzato e mandato ad effetto, perché creassero precisamente le precondizioni di un suo intervento. Proprio come l’industria degli armamenti crea le guerre per poter esitare i suoi prodotti bellici (la produzione di tali merci si crea il proprio mercato), così lo Stato si crea da solo, pianificandole e orchestrandole in anticipo, le condizioni al contorno che poi possano permettergli di disciplinare e ingabbiare a suo arbitrio, di norma contro la Carta costituzionale del paese, la società complessiva (il dissenso, le opposizioni sociali alle sue misure politiche ecc.).

A tutto questo si deve poi aggiungere il fatto che la “destra” istituzionale odierna semina di suo  nuovo fumo ancora sull’intero panorama, dichiarando per bocca dei suoi esponenti attuali (vedi ad es. Ignazio La Russa sulla stampa) che il fascismo in Italia è tramontato sin dai tempi di Almirante (lo fa per disinnescare politicamente “l’antifascismo” dei suoi alleati al governo), nel mentre sappiamo benissimo che gruppi neofascisti, clandestini e ufficiali (vale a dire dentro l’MSI), persino sin da prima della fine della guerra erano stati cooptati dentro gli apparati della nascente e poi neonata Repubblica, nonché in seguito della NATO.

In pratica, li hanno subito incorporati nelle strutture dei servizi e dell’Arma in funzione antipopolare. Per cui dire che il fascismo è finito negli anni 70 o “è stato sdoganato” con la cosiddetta seconda repubblica è solo un’altra, l’ennesima, impostura interessata a occultare anch’essa l’effettiva realtà dei fatti. Precisamente come fa adesso l’”antifascismo” di cartapesta, falso come una gamba di legno, delle istituzioni e dei sindacati attuali.

Paradossalmente, alle stesse fuorvianti sponde è approdato anche chi, dentro il marxismo del passato e la sinistra di un tempo, sosteneva che in Italia si parlasse inutilmente di fascismo in “assenza di fascismo”, come se quest’ultimo fosse sparito dalla scena nazionale ormai da tempo e non contasse più nulla: altro clamoroso fraintendimento del reale stato delle cose, la cui natura più intima è rimasta sostanzialmente ignota a tutti questi personaggi (filosofi, politologi, storici ecc.).

Inutile dire che tutti questi soggetti han finito con l’occultare anch’essi quanto invece prendeva forma, in segreto, dentro gli apparati di Stato, in cui neofascisti e monarchici venivano reclutati al servizio del potere politico dell’epoca e degli Usa per dare vita ad un terrorismo di Stato avente come proprio bersaglio sia la popolazione civile di allora, sia i partiti dei lavoratori e le loro organizzazioni di categoria.

Mutatis mutandis, la stessa tattica viene utilizzata oggi per dividere l’opposizione sociale e la rivolta contro le politiche dell’attuale governo, coadiuvato in questo dai diversi soggetti attualmente in campo che invece di progettare e partecipare all’unificazione della protesta la frammentano ulteriormente, depistano e fanno il gioco, scientemente verrebbe da dire, dell’odierno esecutivo: e gli facciamo un encomio sostenendolo, visto che in caso contrario li si dovrebbe ritenere degli sprovveduti, se non degli avventuristi che si rivelano agenti di fatto e forse di diritto di quest’ultimo (proprio come nella tattica dell’infiltrazione di vecchia memoria novecentesca, in cui agenti addestrati a combattere un’ideologia, un partito ecc. ne vestivano i panni per poterlo poi meglio affossare dall’interno.

Ci tocca ancora una volta citare un maestro a suo modo in tale arte di Stato: