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E’ POSSIBILE UN CAMBIAMENTO IN ITALIA? di Umberto Spurio

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E’ possibile un cambiamento radicale in Italia? In che direzione? Con quali forze?

E’ sempre più diffusa la consapevolezza che il cambiamento deve essere radicale, un rivolgimento del sistema. Possiamo perfino quantificare questo tipo di volontà di cambiamento guardando al risultato delle elezioni politiche del 2018, quando il Movimento 5 Stelle, presentatosi come movimento per un cambio profondo del sistema, raccolse alle politiche nel marzo del 2018 oltre il 32% di consensi, i votanti furono circa il 73% degli aventi diritto. Anche il dato degli astenuti e delle schede nulle è da tenere in considerazione perché si tratta di un 27% circa degli elettori che ha deciso di non andare a votare, percentuale cresciuta alla elezioni amministrative del 2021, con una astensione che ha sfiorato il 40%.

Non mi soffermo sulla radicale trasformazione del Movimento 5 Stelle, mi limito a constatare che in un programma sostanzialmente riformista, quindi non anti sistema, il referendum sulla presenza dell’Italia nell’Euro e la volontà di rompere il vincolo di spesa pubblica imposto dalla Ue,  furono due voci certamente in chiave anti sistema. Come scrisse Sollevazione.it nel marzo del 2018 «I cittadini, col voto del 4 marzo, hanno parlato chiaro: via la casta! mandare i servi dell’Unione europea, Pd, Forza Italia, all’opposizione! Che i “populisti” governino per porre fine all’austerità!».

Perché questo mio soffermarmi sul Movimento 5 Stelle? Perché quell’esperienza, conclusa con la decisiva adesione al sistema del M5S (in politica estera sostegno pieno alla candidatura di Ursula Von Der Layen alla guida della Commissione europea, in politica interna abbraccio erotico e governo insieme al PD, dunque al partito più sistemico ed europeista) può offrire a militanti e attivisti anti sistema importanti spunti per una presa di coscienza sulla questione decisiva, la questione del potere politico.

Tuttavia, e aggiungo purtroppo, tra i militanti e gli attivisti anti sistema si contano tanti che si collocano in chiave anti sistema rifiutando la questione del potere politico, sostengono cioè la tesi che il potere è già sistema e dunque teorizzano, o praticano, un vivere in comunità che rifiuta il sistema e che resistono auto organizzandosi con agricoltura, allevamento, produzione di beni e servizi ad uso interno alle stesse comunità.

Il giudizio su queste esperienze comunitarie deve essere chiaro: se servono per resistere, se servono per accumulare le forze con la prospettiva di attaccare quando esse saranno tali da garantire una vittoria, ben vengano.  Se invece sono una fuga, un vivere ai margini del sistema nella pia illusione che si possa vivere dignitosamente lasciando in piedi un sistema che annulla la dignità del popolo, se esse servono a evitare la questione del potere politico, allora siamo contrari. E le vicende di questi giorni, mentre scrivo, gli aumenti vertiginosi dei prezzi dei carburanti, un probabile shock pertrolifero, la mancanza del grano prodotto in Ucraina e tutto il corollario che ne deriva, non dimostrano forse che l’idea di rinchiudersi in comunità autosufficienti è un’illusione perché il sistema dominante è lì, fuori dalla porta, a dettare le leggi che vuole e impone scelte in contrasto con una vita autosufficiente?

Potere politico significa chi decide cosa, come, quanto produrre, chi decide e come per la vita e la dignità dei cittadini, significa cosa decidere e per chi in materia di sanità, previdenza, cultura ed ogni altra cosa necessaria per una nazione. Il potere politico è, come sempre, la questione fondamentale, lo sarà fino a quando l’umanità sarà divisa in classi sociali e continuerà ad essere la questione centrale anche quando le masse popolari strapperanno il potere alle oligarchie finanziarie ma queste avranno la forza di riorganizzarsi per riprenderselo.

C’è chi storce il naso quando sente parlare di “potere politico nelle mani del popolo”, ma questa è la forma di democrazia più alta, nemmeno paragonabile al simulacro di democrazia nel quale viviamo, dove la sovranità politica appartiene al popolo solo nella carta costituzionale, con la sovranità di spesa subordinata alla Ue. È qui il nodo del potere politico, ma non solo qui ovviamente, esistono altri argomenti decisivi per la vita di una nazione e del suo popolo, come la programmazione industriale, le spese militari, la politica sanitaria, le scelte energetiche, la politica previdenziale e scolastica, per citarne solo alcune.

Strappare il potere politico alle élites che governano il nostro paese sembra impossibile, appare come un compito immane. Eppure se usiamo le lenti giuste possiamo guardare agli eventi, attuali e futuri, con maggiore chiarezza.  Il processo di ristrutturazione per arrivare ad un nuovo ordine mondiale funzionale agli interessi delle oligarchie finanziarie, petrolifere e degli armamenti non è iniziato da oggi, probabilmente è iniziato con la caduta del muro di Berlino ed ha preso un nuovo slancio con l’attacco alle Torri Gemelle.

Tuttavia è grazie alla pandemia che il processo ha fatto un salto di qualità: tutti i governi dello schieramento a guida USA hanno creato un clima di emergenza e messo in campo, seppure con diversi gradi di incisività, misure limitatrici della libertà collettiva e personale. L’Italia si è distinta per la durezza di tali misure prima con il governo Conte ampiamente superato in tal senso dal governo Draghi. Liberiamo l’Italia ha riconosciuto da subito la natura del reset in atto ed i tempi lunghi del processo, affermando che il suo esito non è detto sia scontato a favore dei dominanti perché basato su una rottura dell’ordine attuale, rottura e sconvolgimento cui non si possono sottrarre le classi dominanti espressione del capitalismo finanziario.

Questo punto è molto importante: in questa fase di sviluppo il capitalismo si trova in una crisi di sovrapproduzione assoluta di capitale, in altre parole i capitali circolanti non si valorizzano come dovrebbero. E’ tale difficoltà a generare gli investimenti nei settori necessari alla vita umana, la sanità in primo luogo, l’acqua trasformata da bene pubblico in merce. Le élites dominanti cavalcano il momento e impongono agli stati che hanno un elevato debito pubblico le misure ad esse più favorevoli per investire nei settori prima citati, in armamenti ed oggi con la il covid19 hanno potuto realizzare extra profitti per la vendita dei vaccini. Ma lo stregone alle prese con la magia sta risvegliando le forze che possono distruggerlo. A patto che si verifichino determinate condizioni.

Quali condizioni per fare che cosa?

Il sistema predatorio neoliberista è il nemico dei popoli, ha sottomesso la società alle esigenze dei mercati finanziari, ha mercificato i rapporti umani, la salute. In Italia l’aberrante privatizzazione dell’acqua è il parto infame di questa idea del mondo e dei suoi agenti ormai diffusi in ogni dove, dai partiti alle dirigenze e cattedre universitarie, dalle direzioni ospedaliere alle aule dei tribunali. La nostra Italia, quella che si è sviluppata dopo la seconda guerra mondiale, ha potuto farlo grazie alla programmazione politica degli investimenti, grazie al principio costituzionale: «l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Quanta grandezza in questo principio! La migliore sintesi tra socialismo e capitalismo.

È accaduto che le forze che incarnano i mercati hanno preso il potere politico lentamente ma senza sosta, diciamo negli ultimi 40 anni, e hanno applicato invece un altro principio: un’economia competitiva in cui vince il più forte, uno Stato che interviene con i soldi pubblici per dare una mano ai forti che hanno difficoltà con i capitali (salvataggio Monte Paschi Siena), aiuti alla Whirlpool che delocalizza per calmare gli operai. Ed è accaduto che un patrimonio di industrie e beni nazionali, talvolta strategici come la produzione di acciaio, le autostrade, la compagnia aerea di bandiera, sono state svendute a privati, talvolta stranieri. Il tutto con il timbro dei trattati europei che non solo autorizzano, ma sono basati su questo modello.

Allora dobbiamo riconoscere che se si forma una massa critica che agisce sui territori e nel parlamento per attuare pienamente la Costituzione, ristabilire il primato della politica per il bene comune sull’economia, è già un processo rivoluzionario, spazzare via il sistema neoliberista per ristabilire un giusto ordine a dimensione umana dello sviluppo nazionale.

Questo è il senso delle parole “Liberiamo l’Italia”.

Tuttavia, non bastano i desideri per cambiare il mondo, ci vuole un governo popolare di emergenza nazionale che agisca per il bene del popolo e contrasti le forze predatorie del neoliberismo. E nemmeno questo è ancora sufficiente: il parlamento con i suoi privilegi e i suoi meccanismi lusinga, corrompe, ostacola e frantuma; le oligarchie finanziarie scateneranno una guerra senza precedenti contro una forza politica che vuole scompaginare i loro piani. Esiste un solo antidoto perché gli attacchi del nemico siano almeno attutiti e ove possibile ricevano la giusta risposta offensiva:  la presenza sui territori, nei luoghi di lavoro e nelle università della stessa forza sociale e politica che si esprime in parlamento.

A mio avviso le condizioni necessarie per la trasformazione sono le seguenti:

  • una crisi economica dalle proporzioni devastanti,
  • l’impossibilità delle classi dominanti di governare senza sconvolgere l’ordinamento esistente producendo profonde lacerazioni nel loro stesso campo,
  • l’allargamento del campo delle masse popolari che non possono più vivere come hanno vissuto fino ad oggi,
  • la presenza, nel campo delle masse popolari, di una avanguardia rivoluzionaria costituita da elementi che nelle lotte sociali, sui territori, nelle vertenze si sono distinti per patriottismo costituzionale, integrità, coerenza, capacità di ascolto degli umori delle masse, capacità di parlare alla testa e alla pancia del popolo, disponibilità all’organizzazione, senso di disciplina, disponibilità a far parte di un partito politico rivoluzionario che abbia a cuore gli interessi del popolo,
  • l’esistenza di un partito dotato di una linea politica anti sistemica e di presenza capillare nel popolo che ne riconosca l’autorevolezza e la direzione politica.

Con la premessa che gli eventi stanno precipitando su iniziativa delle classi dominanti (prima le misure di emergenza per la gestione politica del covid19, poi le misure di emergenza per la gestione del conflitto in Ucraina, un conflitto che potrà allargarsi velocemente), quali di queste condizioni esistono oggi in Italia?

Primo punto: una crisi economica dalle proporzioni devastanti.

Questa condizione può presentarsi in Italia molto facilmente sia perché generata dal progetto di great reset, sia se perdura nel tempo la questione Ucraina e il conflitto si allarga.

QUESTA CONDIZIONE ESISTE E DIVENTERA’ SEMPRE PIU’ FORTE.

Secondo punto: l’impossibilità delle classi dominanti di governare senza sconvolgere l’ordinamento esistente producendo profonde lacerazioni nello stesso campo delle classi dominanti.

Una crisi economica non produce solo l’impoverimento di una parte dei ceti ricchi ma anche l’arricchimento di un’altra parte degli stessi ceti; nella gestione politica del covid19 una parte di borghesia ha perso, una quota dei propri capitali a discapito di un’altra parte. Se la questione ucraina si approfondirà trasformandosi in un conflitto allargato, le sanzioni economiche provocheranno uno tsunami nelle economie delle nazioni che hanno scambi commerciali con la Russia.

La distruzione creativa descritta da Draghi nel suo report redatto per il Gruppo dei trenta è evidente che non si riferisce solo alla politica economica legata al covid ma anche agli scenari di guerra, che le classi dominanti ben conoscevano e preparavano, insomma “guerra e pandemia, stessa strategia,”!

A mano a mano che le dinamiche economico politiche procedono in questa direzione, settori della classe borghese fino a ieri garantiti precipiteranno nella parte della società che ha tutto da perdere in questo scenario. Lo Stato non interverrà per salvare dal naufragio le imprese in difficoltà? Dipende. Sono i banchieri del G30 a dettare le regole del salvataggio, come efficacemente ha scritto Draghi nel report citato, l’ideologia ordoliberista guida queste scelte, sono i mercati a fare da regolatori della società e i governi devono limitarsi a intervenire per eliminare gli ostacoli che intoppano gli affari della finanza.

È per questo che i governi del blocco imperialista a guida USA si stanno sbracciando per intervenire con ogni mezzo possibile contro la Russia di Putin: dalle sanzioni commerciali, al sequestro dei fondi russi all’estero, dalla fornitura di armi ad un governo fantoccio che vuole contribuire ad accerchiare la Russia aderendo alla NATO, alla demonizzazione di Putin e del popolo russo, l’interventismo statale dell’occidente ha una sola ragione di essere: eliminare la Russia che si mette di traverso all’espansione della globalizzazione made in USA e ridurre la forza dell’Unione europea sui mercati.

Tutto questo è reso possibile perché i governi Occidentali sono ormai espressione di centri di potere della finanza. La chiave per assoggettare le masse popolari, come l’intero parlamento, è quella dell’emergenza; dall’emergenza covid all’emergenza guerra il passo è breve e con ogni probabilità in nome dell’emergenza saranno eliminati ammortizzatori sociali e ristori, dirottando quote di spesa pubblica in armamenti e realizzazione di nuovi impianti energetici. La classe dominante imporrà alle masse popolari tutti i costi della sua idea del mondo.

Inevitabilmente, dunque, i ceti borghesi che negli anni passati hanno appoggiato il sistema che ha loro permesso di accumulare capitali e proprietà, oggi sono disorientati e orfani dei loro partiti perché essi sono ormai schierati con la politica dettata dalle oligarchie finanziarie attraverso il loro referente in Italia, il vile affarista Mario Draghi.

QUESTA CONDIZIONE ESISTE E DIVENTERA’ SEMPRE PIU’ FORTE.

Terzo punto: l’allargamento del campo delle masse popolari che non possono più vivere come hanno vissuto fino ad oggi.

Cosa intendo per “allargamento del campo delle masse popolari”? Per capirci, il campo delle masse popolari è composto da tutti coloro che per vivere devono lavorare, non vivono del lavoro altrui e non vivono di rendita, oltre che dai loro familiari senza reddito; parliamo di un campo molto vasto della società composto dai lavoratori precari e disoccupati, dagli studenti, dai lavoratori salariati e stipendiati (operai e impiegati per intenderci), dai lavoratori autonomi (cioè da tutte quelle figure professionali che progettano, organizzano e realizzano in autonomia il proprio lavoro) e dalle piccole imprese dove il titolare impiega lavoratori subordinati ma è al tempo stesso uno dei soggetti che lavora nell’impresa.

Le proteste dei gilet gialli in Francia hanno visto la mobilitazione di tutte queste categorie poiché i programmi del governo Macron nel contesto specifico della Francia (organizzazione dei trasporti extra urbani, differenze tra grandi città e villaggi di campagna), hanno determinato un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di esse.

In Italia le misure politiche attuate nel cosiddetto periodo del covid hanno provocato il fallimento di tantissime attività e molte altre sono in procinto del fallimento; i recenti aumenti dei costi dell’energia hanno già determinato grosse difficoltà economiche a piccole imprese produttrici di beni, ai trasportatori ed agli allevatori; non ci vuole un indovino per comprendere che le sanzioni alla Russia provocherà un effetto a catena al momento non immaginabile ma che coinvolgerà di sicuro l’approvvigionamento di talune materie prime e idrocarburi, con inevitabili aumenti dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio; il blocco dei flussi finanziari attraverso il sistema “swift” produrrà crisi e fallimenti in quelle imprese che commerciano con la Russia e che non hanno una solida struttura finanziaria. Questi processi allargheranno il campo delle masse popolari proprio perché proprietà e capitali ottenute negli anni precedenti saranno erose dalla necessità di fare fronte alle nuove difficoltà, i ceti medi tenderanno alla proletarizzazione.

Dunque, riepilogo, il campo della società che non può accettare le misure imposte dalla cupola della finanza internazionale il cui fine è una società distopica asservita al capitalismo finanziario, si espande inglobando ceti e professioni un tempo aderenti alle regole del sistema dominante in virtù del fatto che avevano la loro quota di ricchezza e di vantaggi. Quelle imprese, che Draghi definisce “zombie”, saranno spazzate via perché non hanno spazio nel progetto dei paladini di Davos che progettano un pianeta a misura di multinazionali, giganti del commercio on line, la fine degli stati nazionali che con le loro differenti normative fiscali, sindacali, salariali, ambientali, previdenziali sono solo un ostacolo al libero sviluppo della globalizzazione che invece ha bisogno di un villaggio unico per le economie dell’impero e di popoli controllati, ubbidienti e silenti. Un processo niente affatto scontato proprio perché genera, e sempre più genererà, le forze che hanno tutto da perdere dal suo affermarsi. Per questo, TALE CONDIZIONE ESISTE E DIVENTERA’ SEMPRE PIU’ FORTE.

Quarto punto: la presenza, nel campo delle masse popolari, di una avanguardia antisistema costituita da elementi che nelle lotte sociali, sui territori, nelle vertenze si sono distinti per patriottismo costituzionale, integrità, coerenza, capacità di ascolto degli umori delle masse, capacità di parlare alla testa e alla pancia del popolo, disponibilità all’organizzazione, senso di disciplina, disponibilità a far parte di un partito politico che abbia un programma coerentemente costituzionale e sia in opposizione agli organismi politici che sostengono il sistema, prima tra tutte la Ue.

La struttura organizzativa di tali avanguardie deve consentire loro di presidiare i territori e i luoghi di lavoro, dovunque sia possibile e con i rapporti di forza che le condizioni concrete rendono attuabili. Queste avanguardie devono adoperarsi per organizzare in comitati, associazioni e gruppi tutti i cittadini che in un dato territorio, luogo di lavoro o universitario e scolastico dimostrano consapevolezza anti sistema. La sovranità popolare sancita in Costituzione resta un vuoto enunciato di principio se non corrisponde ad una reale capacità popolare di incidere e intervenire per condizionare il corso delle cose a prendere la piega conforme agli interessi del popolo che lavora.

I comitati popolari territoriali sono la cellula fondamentale della democrazia e della sovranità popolare, dobbiamo immaginare il loro agire come il componente minoritario di un materiale che nasce solo per effetto di due componenti; il componente che innesca è di modica quantità, e il risultato finale è una nuova forma materiale che è potuta venire alla luce solo grazie all’incontro delle due componenti. Fuor di metafora, la storia ci insegna che ogni cambiamento nasce sempre dall’azione di una parte minoritaria; ma ci insegna anche che esso avviene quando esistono le condizioni che lo consentono.

Dunque, non dobbiamo spaventarci se la parte cosciente della società è una minoranza. Lo sarà sempre. Ciò’ che conta è trasformare la quantità in qualità, ossia conta che la minoranza possa organizzarsi in strutture stabili sul territorio, abbia una analisi corretta della situazione dalla quale discende un agire pratico corretto e sia capace di infondere nella maggioranza le giuste idee e indicare le giuste soluzioni. Come? Secondo il principio che le idee giuste nascono dalla pratica e trovano conferma solo nella pratica.

QUESTA CONDIZIONE ESISTE IN PARTE, LE AVANGUARIDE SONO TROPPO SPESSO DIVISE E DISPERSE .

Ma per quanto l’avanguardia possa avere grandi qualità non potrà mai essere compiutamente all’altezza dei compiti difficili che la lotta per il potere politico impone, essa ha bisogno di un organismo superiore, ha bisogno del partito.

Quinto punto: l’esistenza di un partito dotato di una linea politica  anti sistemica e di presenza capillare nel popolo che ne riconosca l’autorevolezza e la direzione.

Su questo punto non posso fare a meno di riportare integralmente quanto efficacemente ha scritto Moreno Pasquinelli sulla questione del partito pubblicato da Sollevazione.it.

In conclusione, riporto le parole di un attivista a noi vicino: un accorato appello affinché questa iniziativa non rimanga sterile di risultati ma produca un risveglio delle coscienze e del senso critico allontanandosi dalle comunicazioni, sebbene molto ben strutturate ed organizzate da mass-media molto potenti e sostenute dal sistema, create ad arte per infondere nelle menti delle popolazioni, colpevolmente sopite, il pensiero unico di sistema.

Non chiediamo la partecipazione di “automi” ma favoriamo il confronto e la soluzione delle problematiche con scelte condivise, con una democrazia partecipata dai contributi delle PERSONE, ciò che la vera democrazia, anche nel puro senso etimologico della parola significa.

Fonte: Liberiamo l’Italia

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