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NON C’È AZIONE RIVOLUZIONARIA SENZA TEORIA RIVOLUZIONARIA di Moreno Pasquinelli

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Molti amici sono indaffarati a chiedere voti, per questa o quella lista antisistema, in vista delle elezioni del 25 settembre, che considerano una battaglia decisiva. In verità, considerando il peso dei diversi fattori che incidono sul corso degli eventi, quello delle elezioni sarà ben poca cosa. Non avremo alcun terremoto politico, nessuna svolta del tipo di quello che ci fu il 4 marzo del 2018, con lo sfondamento del populismo nelle sue due versioni. Né la sicura crescita dell’astensionismo potrà fornire a queste elezioni con esito già scritto, l’importanza che non possono avere.

C’era una possibilità, e una sola, per fare del 25 settembre una giornata, se non storica, un evento spartiacque: le diverse forze del dissenso si dovevano presentare compatte all’appuntamento. Il risultato sarebbe stato un grande successo di massa, e avrebbe dato, alle porte di una stagione che sarà traumatica, una spinta formidabile alla Resistenza (quella che si è fatta le ossa contro l’Operazione Covid), un successo che sarebbe stato considerato, in Italia e fuori, come il fenomeno più rilevante, e per lorsignori, più funesto. 

Invece, a causa delle scelte scellerate di gruppi dirigenti irresponsabili e capricciosi, questo blocco elettorale non è nato, ed i tanti cittadini che avrebbero sostenuto con entusiasmo un polo unico del dissenso, si troveranno invece davanti al penoso spettacolo di avere sulla scheda ove due, ove tre e ove quattro liste contrapposte ma che al fondo denunciano e propongono le medesime cose.

Alcuni amici impegnati a sostenere questa o quella lista, ci rimproverano per la nostra decisione di tenerci fuori. Altri ancora sono incazzati perché abbiamo detto pane al pane e vino al vino, denunciando i dirigenti responsabili del patatrac (e forse di una vera e propria débâcle). Noi rispettiamo il loro patriottismo di partito, tuttavia nessun patriottismo può giustificare il fideismo acritico. A chiudere gli occhi davanti a così gravi errori, si finisce per essere collusi e corresponsabili con i colpevoli veri del misfatto. Ci vediamo il 26 settembre, con i risultati in arrivo, quando nessuno potrà continuare a raccontarsi storie e ognuno dovrà tirare le somme e guardarsi allo specchio.

*   *   *

Noi intanto non stiamo con le mani in mano. Ci prepariamo alla prossima turbolenta stagione politica. Non c’è bisogno di essere veggenti per capire che ci attendono prove ben più impegnative e risolutive di quella elettorale. E’ in arrivo una vera e propria catastrofe sociale che farà tremare il sistema. I dominanti lo sanno e hanno messo nel conto nuovi shock senza escludere, sulla scia delle sperimentazioni compiute con l’Operazione Covid, di affrontare a brutto muso le incipienti rivolte popolari per stroncarle sul nascere, corrompendole e deviandole, se necessario stroncandole sul nascere. Noi staremo dentro queste rivolte, evitando fughe avventuristiche in ribellioni dispersive e scollegate, stando attenti non solo ai confusionari, ma soprattutto agli infiltrati. Ci sarà bisogno di convogliare le esplosive energie sociali in una generale sollevazione di popolo. Non ci riesci se non hai una visione politica, un’organizzazione, militanti con la testa sulle spalle.

E qui ci spieghiamo perché noi ci siamo ritrovati al Forum di Assisi, con tanti amici e militanti della rete di Movimenti di Resistenza Costituzionale. Un grande sforzo organizzativo e logistico di cui è valsa davvero la pena. In due giorni e mezzo 11 forum di discussione, un trentina tra oratori e presidenti delle diverse sessioni. Degli intervenuti ai diversi dibattiti abbiamo perso il conto. Un forum che è stato, visti i temi difficili e dirimenti, una vera e propria scuola di teoria politica. Visti i tempi nessun adagio è più calzante di questo: abbiamo messo legna in cascina. Guai a procedere senza capire dove vuole portarci il nemico, i suoi progetti strategici; guai a non capire dove stanno i suoi deboli, e guai ancor più grossi e non vedere i nostri, di punti deboli.

L’Unità che non s’è fatta in vista delle elezioni sarà ancor più necessaria nei prossimi mesi. Una cosa abbiamo capito dalla grande esperienza che abbiamo accumulato nei decenni e soprattutto nell’ultimo periodo: non basta, per unire le forze, invocarla con spirito ecumenico. Come per fare pane serve lievito, come occorre un elemento di catalizzazione per attivare una reazione biochimica, occorre un soggetto politico forte e credibile per costruire un fronte unico. E di questo anche abbiamo discusso ad Assisi. Come si diceva una volta: al lavoro e alla lotta!

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Un pensiero su “NON C’È AZIONE RIVOLUZIONARIA SENZA TEORIA RIVOLUZIONARIA di Moreno Pasquinelli”

  1. maria dice:

    Questi amici non sono irresponsabili e capricciosi ma collusi e complici Non sono ingenui ma pronti ad ubbidire ai foraggiatori Chi li ha sostenuti e li sostiene ? Segui i soldi ….. Niente di sconvolgente , basta non continuare a parlare di errori e miopia politica

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