Browse By

MA QUALE SCONTRO DI CIVILTÀ? di Gaia Fusai*

371 visite totali, 1 visite odierne

Sento parlare a vanvera di scontro di civiltà. Vedo crescere la incessante propaganda che vuole contrapposti l’islam e il resto del mondo, sul presupposto sbagliato che il resto del mondo sia solo quello occidentale. Vedo scrivere anche di derive antisemite… come se l’antisemitismo fosse davvero il problema. Ennesima e ipocrita maschera costruita ad arte per nascondere il volto orrendo del sionismo.

Sono invece convinta che il tema dello scontro di civiltà, di religione, di culture sia non solo fuori luogo ma del tutto infondato. La guerra che infuria nella striscia di Gaza, e nei territori occupati della Cisgiordania, ne è una plastica rappresentazione. Chiamarla guerra è già mistificazione. Una guerra si combatte tra eserciti, non necessariamente a parità di sistemi bellici, logistici e di intelligence. Ma pur sempre tra eserciti.

Quanto sta accadendo a Gaza è semplicemente una mattanza, lo sterminio indiscriminato di giovani, vecchi e bambini. Di donne, di malati e neonati. E’ la strage del popolo palestinese portata avanti con determinazione da Israele. E’ un genocidio voluto per motivi che solo in parte possono dirsi etnici. E’ la bestiale azione di chi, nell’angolo, cerca di riprendere a qualsiasi costo il potere, l’egemonia che sente di aver perso. E per recuperare la quale è disposta a qualunque cosa. Qualunque sia il costo…

Bombardare scuole, chiese, moschee, abitazioni civili, ospedali, ambulanze, sedi di strutture internazionali di aiuto e supporto della popolazione palestinese chiusa, serrata imprigionata in un fazzoletto di terra dal quale non può nemmeno uscire per trovare salvezza, non ha, e non può avere altro significato se non quello di dimostrare la propria incurante ferocia. Non solo verso le vittime che ne sono obiettivo. Ma proprio verso un sentimento di giustizia e di umanità che è evidente sia andato completamente smarrito.

Qualcuno ha voluto sostenere che Israele aveva ed ha il diritto di difendersi. Non sono d’accordo. Tuttavia, anche ammettendo che così potesse essere, ricordo a chi si appella alla legittimità del diritto di difesa che, circa quattromila anni fa, e dunque all’esordio della civiltà umana – per quello che è dato sapere – il primo testo di inestimabile valore giuridico, regolamentò il diritto di difesa e la necessità di giustizia. Tutti noi lo abbiamo studiato a scuola, e a molti di noi sembrava forse un’eco lontanissima di una qualche società tribale che consentiva la restituzione di un occhio per un occhio, o di un dente per un dente… il Codice Hammurabi, primo fulgido esempio di come amministrare la giustizia, era invece (e rimane tale) espressione di una civiltà (quella umana) che sapeva darsi delle regole, sapeva come porre limiti alla vendetta privata, sapeva come amministrare la giustizia. Conosceva, prevedeva ed imponeva il principio della proporzionalità tra l’offesa e la difesa. Veniamo tutti da lì. Anche i padri del diritto romano (compreso il codice giustinianeo che ha insegnato al mondo lo scibile giuridico) ne è in qualche modo derivazione, se non diretta, certamente culturale. Bene.

Il governo sionista di Netanyahu ha fatto strame anche di quel primo momento, di quella sintesi che dette all’umanità la possibilità di qualificarsi come civiltà. Civiltà umana, appunto. Quattromila anni fa. Di questo dovremmo avere timore, di perdere il significato stesso che ci qualifica umani, come parte di un’umanità che è a rischio di estinzione. Oltre la tragedia, oltre il massacro, oltre la brutale efferatezza, stiamo perdendo il senso di giustizia grazie all’impegno zelante della maggior parte della stampa di regime sionista, che strilla e strepita indicando nell’antisemitismo il ritorno ai tempi bui del ventesimo secolo…

Tempi molto più bui si avvicinano, se non sapremo comprendere chi è il vero nemico, e come fermarlo. Se non sapremo capire che la giustizia non è un concetto astratto. Che un dente è un dente, e non la testa.

Se, in una parola, non sapremo chiamare quanto sta accadendo in Palestina per quello che è: la disumanizzazione del genere umano, ancor peggio del genocidio in atto. Lo sterminio di ogni umano sentire in ogni essere umano che tale voglia, e possa, continuare a chiamarsi così dopo Gaza.

* Fronte del Dissenso Milano

2 pensieri su “MA QUALE SCONTRO DI CIVILTÀ? di Gaia Fusai*”

  1. Graziano+PRIOTTO dice:

    Israele ha non solo il diritto ma anche il dovere di difendersi … dai propri governanti

    cioè intendo dire che non solo non bisogna confondere etnia e cultura ebraica i cui valori sono l’esatto opposto delle follie sioniste
    ma nemmeno si può identificare Israele con il sionismo: certo questo stato venne fondato da ex-terroristi divenuti capi di governo, ed infatti proprio per questo Albert Einstein , nobile rappresentante della cultura ebraica, rifiutò l’offerta di divenire presidente di Israele e scrisse parole di fuoco contro i sionisti.
    Purtroppo la storia si ripete in continuazione: il nazismo dal 1933 al 1945 venne utilizzato dagli USA per continuare la guerra di sterminio iniziata nel 1917 contro l’Unione Sovietica, impresa oggi ripetuta ed in corso in Ucraina con i prevedibili medesimi risultati (che si chiami Hitler o Zelenky, un utile id…. si trova sempre, che illudendosi di coprirsi di gloria per una fantomatica patria finisce per farsela distruggere).
    Il sionismo – di cui sono responsabili in primis i politici britannici – persegue in Medio Oriente il medesimo scopo: qui si tratta di assoggettare il Paesi nati dallo sfacelo dell’Impero Ottomano e l’Iran. I motivi sono gli stessi: petrolio, gas e altre risorse. E naturalmente dominio sul mondo avendo il monopolio dell’energia. Sembra tuttavia che il disegno non stia andando dapperttutto come desiderato dal complesso industrial militare statunitense e abbracciato dai loro tirapiedi europei.
    Dunque chi – come di recente il filosofo tedesco Jürgen Habermas – si erge alla difesa di Israele e si preoccupa della crescita dell’antisemitismo dovrebbe per questo non scagliarsi contro Hamas o i Palestinesi ma ringraziare i governanti sionisti ed in particolare Netanyau che dopo l’assassinio di Rabin (di cui se non mandante reale almeno lo fu ideologicamente) iniziò a condurre lo stato di Israele alla rovina morale: una macchia indelebile per cui invece di essere un modello di convivenza pacifica fra gli ebrei immigrati e i residenti della Palestina si è trasformato nel peggior modello di apartheid razzista. Un modello di cui tutti gli ebrei nel mondo fedeli alla propria cultura e tradizione non possono che provare profondo disgusto.

  2. Loris Pietro Alessio Coppa dice:

    Parole, perfette, per definire lo scempio che sta succedendo a Gaza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *