Browse By

CON LA RESISTENZA PALESTINESE di StopWW3

139 visite totali, 1 visite odierne

IL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE E LA SUA EROICA RESISTENZA

Pubblichiamo la Dichiarazione sottoscritta dalla rete internazionale “StopWW3-Initiative for Peace

[Fronte del Dissenso, Italia; Anti-imperialist Camp, Europe; Free Left Future, Germany; Workers World Party, USA; Socialist Youth, Morrocco; Zannekinbond, Belgium; September 23 Movement, Bulgaria; National Immigrant Solidarity Network, USA; China-USA Solidarity Network; Platform for Independence, Greece; Unified Communist Party, Russia; Mazdoor Kissan Party, Pakistan; Party of Communists USA; 1400 SRT, Afghanistan; United National Antiwar Coalition (UNAC), USA; Bronx Anti War Coalition, USA; Nación Andaluza; Socialist Party, Tunisia; International Action Center, USA; Communist Party of Kenya; Free Left Future, Luxemburg; International Anti-fascist Center Moscow; National Committee Free Germany]

* * *

Quello che Israele sta commettendo è un crimine da manuale: il genocidio a Gaza. Per essere precisi, sta continuando e inasprendo il genocidio coloniale che commetteva in Palestina da 75 anni. Nella nostra epoca, questo crimine è paragonabile solo allo sterminio sistematico del popolo iracheno e afghano commesso dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

Il genocidio non è mai legittima difesa. E per i conquistatori imperialisti non esiste alcun diritto legale all’autodifesa. Tale concetto è, perciò, senza senso.

L’iniziativa “STOP WW3 Peace Initiative” sostiene la lotta dei palestinesi contro l’entità illegale e neocoloniale israeliana.

La Palestina ha il diritto di esistere e ad essere la patria di tutti i palestinesi.

I palestinesi hanno il diritto di vivere nel proprio paese, di essere liberi di spostarsi ovunque al suo interno e di scegliere la propria leadership.

I palestinesi hanno il diritto di resistere, di lottare contro i conquistatori della loro terra.

Tra i conquistatori non è possibile alcuna distinzione tra personale dell’esercito e i coloni che “semplicemente” confiscano la terra palestinese, ne sfruttano le ricchezze, espellono gli abitanti legali e costituiscono le riserve militari dell’esercito.

La Palestina ha necessità di uno Stato sovrano indipendente che accolga tutti i suoi abitanti, indipendentemente dal loro credo religioso, come avveniva in Palestina prima della conquista sionista. Gli accordi di Oslo del 1993 non sono riusciti a rispondere a questa esigenza e sono risultati vani. Anche gli ebrei emigrati in Palestina durante il dominio britannico o portati successivamente durante la conquista sionista dovrebbero avere il diritto di cittadinanza, ma solo come cittadini con pari diritti e non come governanti.

Il problema in Palestina non è la resistenza del popolo palestinese occupato ma l’esistenza stessa dello Stato israeliano. In altre parole, il problema nasce dalla formazione di un’entità statale coloniale e razzista sul suolo palestinese, la quale allo stesso tempo funge da base politica e militare avanzata degli Stati Uniti nell’Asia occidentale e nel Mediterraneo orientale.

A causa delle sue eccezionali esperienze e circostanze storiche, il popolo palestinese ha acquisito un enorme spirito combattivo e molta fermezza, mettendo da parte quei leader che collaborano con Israele. Hanno raggiunto una profonda unità politica e militare sulla base della resistenza all’occupazione, per costruire uno Stato in Palestina basato sull’autodeterminazione, lasciando da parte momentaneamente le opinioni che hanno riguardo al suo carattere politico. Oggi tutti i partiti politici e le strutture militari palestinesi lavorano insieme. Questi sviluppi hanno portato a vittorie sorprendenti contro le forze di occupazione, inaspettate da parte dell’Occidente, nonostante la brutale aggressione israeliana e gli atroci crimini contro l’umanità commessi da Israele.

È una lotta fra una formica ed un elefante. L’Occidente offre a Israele un enorme sostegno militare diretto e indiretto e ha intrapreso enormi campagne diplomatiche e di propaganda per conto di Israele. Nel frattempo, i palestinesi combattono con armi leggere, senza alcuna catena di approvvigionamento industriale, sotto un blocco totale, eppure infliggono gravi perdite all’aggressore in termini di personale e attrezzature.

Dopo tre mesi di guerra, è diventato chiaro al mondo che la resistenza palestinese non può e non sarà sconfitta facilmente. Sebbene non vi sia alcun dubbio sul fatto che il sionismo sia pronto al genocidio totale per raggiungere i suoi obiettivi, i suoi sostenitori occidentali si trovano ad affrontare sfide serie.

Il sistema di dominio imperialista nella regione è già teso e sull’orlo del collasso. Il suo pilastro più importante dopo Israele, il regime militare in Egitto, non ha osato acconsentire al piano israeliano di spingere gli abitanti di Gaza nel Sinai, un piano che avrebbe portato al completamento della Nakba. Il popolo egiziano ha rifiutato di accettare una tale resa. La normalizzazione portata avanti da parte dei regimi arabi nei confronti di Israele, sotto pressione degli Stati Uniti che hanno lavorato a ciò per decenni, è stata almeno ritardata, se non invertita.

D’altro canto, le forze della resistenza stanno gradualmente costruendo un ampio fronte a sostegno della Palestina. Hezbollah ha già aperto, strategicamente, un secondo fronte nel nord di Israele. Ansarallah (Houthi) nello Yemen rappresentano una seria minaccia al commercio marittimo con Israele. La Siria devastata dalla guerra, sebbene rimanga parzialmente sotto l’occupazione statunitense-turca, rappresenta ancora un ostacolo geopolitico per l’ordine occidentale in Medio Oriente. L’Iran rimane il principale stato sostenitore della lotta palestinese. Queste forze portano avanti un’alleanza con il Sud del mondo per un cessate il fuoco immediato, per la sconfitta di Israele, uno Stato promotore del razzismo e del neocolonialismo al servizio degli interessi occidentali, e per la formazione di uno stato democratico nel territorio storico della Palestina.

Le élite occidentali hanno condotto un’aggressiva campagna di propaganda per giustificare il massacro del popolo palestinese e legalizzare l’entità neocoloniale israeliana. Essi coltivano l’islamofobia. Cercano di fomentare l’odio contro il mondo islamico perché l’Islam ha unificato una parte importante del mondo contro il loro dominio globale. Usando una retorica orwelliana, queste élite cercano di presentare come antisemitismo qualsiasi condanna dei crimini israeliani contro l’umanità.

Nonostante questa campagna, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato a sostegno della Palestina anche nei paesi occidentali.

Di fronte a questo nemico brutale, la Palestina ha bisogno di un sostegno ancora più forte da parte di tutti coloro che lottano per i diritti democratici, per l’autodeterminazione contro l’imperialismo, il colonialismo e per un nuovo ordine internazionale. Prevenire lo sterminio dei palestinesi, impedire il piano neocoloniale occidentale in Palestina, coltivando invece la prospettiva di formare uno Stato democratico, potrà portare un effetto positivo a tutte le attuale, ed imminenti, lotte antimperialiste nel mondo.

“STOP WW3 – PEACE INITIATIVE“

31 dicembre 2023

Un pensiero su “CON LA RESISTENZA PALESTINESE di StopWW3”

  1. Graziano+PRIOTTO dice:

    Uno Stato sionista è la negazione della tradizione ebraica,

    non l’avevano detto e scritto soltanto molti intellettuali ebrei ma lo sostengono ancor oggi molti ebrei fedeli alla tradizione di pace e di coesistenza in tutti i Paesi del mondo. Purtroppo la maggioranza dei cittadini di origine ebraica in Israele sono stati indottrinati fin dalla nascita a considerare loro diritto inalienabile conquistare tutto il territorio che secondo una concezione biblica astorica e tutta da dimostrare spetterebbe alla cosiddetta diaspora ebraica. Con tale ideologia antiebraica sono stati finora giustificati tutti i crimini commessi per completare l’occupazione dei territori palestinesi e la deportazione dei loro residenti, cristiani compresi.
    Una soluzione che ora appare pura fantasia sarebbe uno Stato Federale con ripartizione sulla base dei confini antecedenti il 1967, senza necessità di dislocare i coloni dai territori occupati che, restituiti ad un governo regionale con competenze del tipo dei cantoni svizzeri o i Länder tedeschi avrebbe il controllo vero (e non fasullo come ora finge di avere l’autorità palestinese in Cisgiordania,, di fatto il “Kapo” di tutti i governi sionisti). La soluzione dei due Stati di cui tanti politici parlano da mezzo secolo e ripropongono ad ogni divampare del conflitto è puro flatus vocis, un espediente per giustificare la politica di espropriazione e deportazione dei palestinesi lavandosene le mani.
    Dunque o uno Stato Federale con capitale Gerusalemme o la distruzione, poiché una volta assoggettati tutti i territori ed espulsi tutti i Palestinesi , Israele si troverebbe circondato da nemici e deportati che prima o poi lne segnerebbero la fine.
    Gli amici, l’Israele sionista li ha già perduti tutti, gli restano gli USA ed i governi europei suoi lecca…li che però se cadesse l’appoggio statunitense gli volterrebbero immediatamente le spalle essendo voltagabbana doc) .
    Chi ha veramente a cuore la sopravvivenza di Israele, come il sottoscritto, deve appoggiare la lotta interna degli israeliani pacifisti ora in minoranza contro i sionisti ed i coloni, che sono sí attualmente una maggioranza, ma che di fronte all’alternativa della loro distruzione potrebbero iniziare a ragionare e a cercare la convivenza pacifica coi palestinesi. Sarebbe anche la fine dell’antisemitismo nel mondo, che ora invece grazie a criminali del tipo Netanyau sta purtroppo crescendo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *