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DALL’INTERNO DELLA CRISI U.S.A.

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[ 24 marzo 2010 ]

«STRATEGIC DEFAULTS»
che fine ha fatto il “sogno americano”?

Sarà il caso di tornare sulla riforma sanitaria voluta da Obama e appena varata dal Congresso USA. Una stampa fin troppo compiacente con la Casa Bianca evita infatti accuratamente di spiegarne i meccanismi, ben lontani dal principio per cui la salute sia un diritto universale di tutti i cittadini, per non parlare dei vantaggi che essi portano alle strutture private, o dello scambio col diritto all’aborto.
Vogliamo parlare invece della famigerata questione die “mutui per la casa” e delle conseguenze sociali dello scoppio della “bolla immobiliare”.
Ne parla, su LA STAMPA di oggi, Lucia Annunziata, riprenddno un articolo apparso sul Los  Angeles Times. Si tratta del fenomeno che gli americani, abilissimi nel dare nuovi ed afficaci nomi alle cose, hanno chiamato “under water” sott’acqua. Ebbene, circa 11 milioni di mutui contratti per l’acquisto della casa (un quarto del totale) hanno un costo di gran lunga superiore al prezzo effettivo della casa per il cui acquisto sono stati accesi. In buona sostanza, i  mutuatari, mentre il valore delle case è crollato, sono costretti a pagare al mutuante (leggi le banche) quello inziale pattuito all’atto dell’accensione del mutuo.

Dove sta la notizia, vi chiederete? Sta nel fatto che per la prima volta, i piccolo borghesi americani, invece di nuotare “under water”, come hanno sempre fatto in circostanze simili, preferiscono fallire, sbarazzarsi della casa cessando di pagare le rate, preferendo andare in affitto, a vivere in roulotte, o acquistare case che la crisi rende disponbli ad un prezzo più basso. Questo comportamento è stato battezzato “strategic dafault”. La percentuale di questi ultimi rappresenterebbe il 35% del totale dei fallimenti.

Il Los Angeles Times rileva che «.. questo comportamento è del tutto nuovo in un Paese dove la capacità di mantenere il proprio livello di vita e i propri impegni economici ha sempre costituito parte essenziale dell’onorabilità pubblica e privata della persona». Un analista americano rileva da parte sua che questo inedito comportamento è il segno della rabbia crescente del ceto medio, la consapevolezza dell’ingiustizia rappresentata dal doppio standard per cui le banche sono state salvate e i cittadini, invece, debbono pagare fino all’ultimo dollaro i loro impegni.

Una manifestazione di una strisciante protesta contro il malcostume degli ambienti finanziari, contro i predoni di Wall Street, che in barba alla crisi hanno continuato a darsi dividendi e bonus milionari. Una rabbia crescente che spiega la caduta del consenso di cui godeva Obama. Aumentano coloro che comprendono la colossale truffa che sta dietro al grande piano di salvataggio del sistema bancario (non solo Lehman Brothers), inziato da Bush e continuato da Obama, e che è consistito nello scaricare sulle spalle dei cittadini, di oggi e di domani, i ciclopici costi del fallimento e delle ruberie delle grandi banche.

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