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Che pensa Bersani di Chavez? Cose demenziali

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[ 20 luglio 2010 ]

PAROLE IN LIBERTÁ? 
CALURA ESTIVA?  
O TRAGICA IRRESPONSABILITÁ?
riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Aldo Zanchetta 
Il segretario del PD Bersani a volte ha battute simpatiche, da caffe
paesano. Mi immagino un contadino padano con camicia a scacchi, viso rubicondo, naso leggermente avvinato, seduto al caffè del paese a scambiare due chiacchiere e a improvvisare battute sul Berlusca. Il fatto è che il suddetto è anche segretario del partito di opposizione più forte (in numeri, non fraintendetemi). E quando la mattina al giornale radio sento le sue risposte alle quotidiane sparate di quello là, mi si accappona la pelle. Ma può essere un fatto allergico. Ogni tanto, ricordandosi di essere un politico di responsabilità nazionale, tenta di alzare però il livello delle sue battute, con qualche gaffe. Così pochi giorni fa si è avventurato nel mare periglioso della politica mondiale e ha sentenziato: “Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chávez. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno“.

Che la stampa mondiale, da destra a sinistra, sia indaffarata a screditare Hugo Chavez è noto. E grazie all’effetto “ripetizione continuata”, le bugie si trasformano in verità. Così se vi avventurate a chiedere a un “sinistro” mediamente informato chi è Chavez, preparatevi al peggio. Io ci ho provato qualche volta, poi ho desistito, perché le ragioni per il mal di pancia sono già tante, ogni giorno.
Gli “Amici dei sem terra” di Roma, a quanto mi risulta, sono stati i soli che hanno scritto una lettera aperta, più seria di questa mia, ben articolata, al segretario PD. Ma, a parer mio, hanno commesso un errore.
Hanno scritto che forse è male informato. Sono convinto di no. E se fosse, sarebbe grave. La posizione politica dei DS su Chavez è ben precisa, elaborata da tempo, tutt’altro che confusa o disinformata. Nel Convegno “Idee e forze progressiste in America Latina e in Europa”, organizzato dai DS nel marzo 2004 a Roma, il “caso Venezuela” è stato esaminato, e un mese prima era stato discusso con Teodoro Petkoff, già guerrigliero comunista e poi ministro in uno del vecchi governi venezuelani, all’epoca e credo ancor oggi uomo di riferimento dei DS nel paese latinoamericano. A pag. 130 degli atti del Convegno potete leggere: “La nostra posizione non è cambiata: no al golpismo militare e no al golpismo e all’autoritarismo presidenziale. Anche il MAS[1] ha mantenuto, pur fra alti e bassi, la sua avversione a Chavez; sia al Chavez golpista sia al Chavez Presidente, legittimo si ma pur sempre militarista e autoritario.” Affermazioni gravi, ma su cui non ci intratteniamo ora, pronti a farlo su specifica richiesta. Quindi Bersani, se è segretario serio di un partito serio, deve conoscere le posizioni a livello internazionale del suo partito, elaborate in un apposito Convegno organizzato per definire le proprie linee politiche in America Latina alla vigilia di andare al governo con Prodi, come accadde. Gli atti sono stati pubblicati dal suo partito a cura di Donato Di Santo, in seguito sottosegretario per l’America Latina in detto governo.
Non smemorato quindi, ma pericolosamente incosciente. Incosciente perché la pressante campagna di stampa per denigrare Chavez ha un unico scopo: “condizionare” l’immaginario della gente per legittimare l’attacco finale al governo Chavez. Nella “neolingua” orwelliana, per riportare la democrazia in un paese “canaglia”.
E’ di una settimana fa la notizia che il parlamento del Costa Rica, l’unico paese al mondo che non ha un esercito perché per l’ordine pubblico basta la polizia, ha autorizzato l’ingresso di 13 mila marines. Col terremoto di Haiti, a inizio d’anno, sono entrati nel paese circa 20mila marines, non impiegati però nei soccorsi. Di pochissimi mesi fa la richiesta statunitense di istallare 4 basi militari a Panama. Di alcuni mesi fa l’accordo col governo colombiano per istallare nel paese 7 basi militari. Di poco più di un anno fa la riattivazione della IV flotta, creata per contrastare la
presenza di sottomarini tedeschi nei mari del centro e sud America, sciolta
a II guerra mondiale terminata e ora stranamente riattivata e subito
impegnata in manovre navali nel mar dei Caraibi. Prendete una cartina
geografica della regione e marcate i luoghi delle nuove e delle già
esistenti basi militari statunitensi (Aruba, Guantanamo etc). Vedrete che
circondano il Venezuela e ora progressivamente l’Amazzonia brasiliana.
Certamente per la lotta alla droga, per portare aiuti umanitari, per essere
pronti a interventi di soccorso in caso di disastri naturali. Non è casuale
che il Brasile stia aumentando i propri contingenti militari nella zona
amazzonica richiamandoli da altre parti del paese e ricorrendo per l’addestramento
alla guerra nella foresta ad ufficiali vietnamiti.
Signor Bersani, le sue battute non sono gaffes, sono parole tragicamente
irresponsabili, senza attenuanti.
[1] Il Movimento Al Socialismo venezuelano, da non confondere con quello
boliviano di Evo Morales. Fondato da ex-guerriglieri dei sessanta, fa oggi parte della calizione antischiavista.

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