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LO STRANO CASO DELLA FIOM

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Maurizio Landini: due pesi e due misure

IL DOPPIO STANDARD DI LANDINI, AIRAUDO E C.


Corrispondenza da Torino


A tutti sono note le vicende nel gruppo FIAT, intendo l’aspra battaglia che la FIOM ha condotto, senza il sostegno della CGIL, contro il diktat di Marchionne. C’era chi si era illuso che quella della FIOM fosse, oltre che una battaglia sacrosanta, una battaglia di principio, che la FIOM avesse tracciato la linea invalicabile di confine oltre la quale non si sarebbe dovuti indietreggiare. Chi si era illuso, oggi deve disilludersi.



Quanto accade nello stabilimento della Bertone di Grugliasco (gruppo FIAT), alle porte di Torino, è di grande importanza per capire dove va a parare la FIOM di Landini e Airaudo. Segnalo che tra i 1.091 dipendenti la FIOM ha 7171 tesserati, 10 rappresentanti su 15 nella Rsu,  quindi una schiacciante maggioranza tra i lavoratori.
Qual’è il problema alla Bertone? In ballo c’è l’investimento di 500milioni di euro per costruire nello stabilimento una nuova Maserati. La FIAT chiede un accordo che prevede più flessibilità e clausole stringenti a carico dei lavoratori e dei sindacati, sulla falsa riga di quanto ottenuto a Pomigliano D’ARco e Mirafiori.
Ovviamente CISL, USIL e FISMIC hanno già dato l’Ok alla FIAT, mentre la FIOM si oppone. Ma….
Il 4 aprile nello stabilimento si è svolta l’assemblea delle maestranze. Ne è uscita una Lettera aperta a Marchionne, firmata da 2400 lavoratori, in gran parte iscritti FIOM, in cui si chiede all’Ad FIAT, di partecipare alla prossima assemblea, affinché superi i pregiudizi e si renda conto di persona della disponibilità nei confronti della FIAT.
«Nella lettera inviata a Marchionne i lavoratori ricordano, tra l’altro, di avere ampiamente dimostrato l’attaccamento al lavoro, accettando di andare a lavorare ovunque si prospetttasse un’opportunità, dalla Pininfarina di Bairo Canavese sino alla Sevel in Abruzzo». Tutto vero, dato che a tutt’oggi sono circa 300 gli operai della Bertone che sono stati dislocati in 5 diversi stabilimentri del gruppo FIAT. Si legge infine nella Lettera: «Il lavoro nel rispetto dei nostri diritti non ci ha mai fatto paura. Di questo viviamo e noin possiamo permetterci di perderlo».


Giorgio Airaudo, responsabile del settore Auto della FIOM ha dichiarato che l’invito a Marchionne non è una trappola: «Se Marchionne venisse si renderebbe conto che a Grugliasco non si è in presenza dell’ultima frangia del sindacto bolscevico».


Vorrei sbagliarmi ma qui c’è puzza di bruciato. Vuoi vedere che la FIOM finirà per concedere alla Bertone ciò che non aveva concesso a Pomigliano e Mirafiori? In questo senso, ma non è una novità, si è già espressa la Camusso, che ha invitato la FIOM “a trattare, trattare, e ancora trattare”, un eufemismo per dire “firmare”.


Ho questo timore visto quanto accaduto alla stabilimento di Melfi nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile. Cos’ accaduto? Che anche la FIOM ha sottoscritto l’accordo per l’introduzione del sistema di lavoro Ergo-Uas, ovvero lo stesso proposto per Pomigliano. Malgrado la opposizioni all’interno della Rsu di Melfi, la firma è stata apposta da Enzo Masini, responsabile per il gruppo FIAT. Per evitare una clamorosa spaccatura tra i vertici e la base Fiom è dovuto intervenire Maurizio Landini in persona, che ha chiesto di sospendere tutto.  E’ tuttavia chiaro che Masini non avrebbe firmato senza il parere favorevole di tutto il nazionale FIOM. E per metterci una toppa Landini si ‘ recato alla stablimemnto di Melfi il 5 aprile. La questione resta sul tappeto, come la spaccatura interna alla FIOM, cioè tra i delegati di base della Rsu e i vertici.


Un altro caso di divisione interna alla FIOM l’abbiamo avuto alla Piaggio di Pontedera. Qui la locale pattuglia della FIOM è schierata a maggioranza con Giorgio Cremaschi, la quale maggioranza si è opposta all’accordo che prevede la mobilità “volontaria”per ben 400 operai. La minoranza della FIOM aveva invece detto sì all’accordo. Nel referendum hanno finito per vincere i Sì e la FIOM di Landini, contro il parere della maggioranza dei propri delegati, ha finito per firmare l’accordo.
Un brutto segnale per la Bertone, come per tutti i lavoratori del gruppo FIAT.

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4 pensieri su “LO STRANO CASO DELLA FIOM”

  1. Anonimo dice:

    ma io mi chiedoperchè mai nessuno faccia un resoconto puntualefabbrica per fabbricadelle varie posizioni fiomsono sicuro che si renderà conto che nella stragrandissima maggioranza dei casiquesta organizzazione si schiera o con il padronato o con gli altri sindakati giallie dove non fà questo dopo mille tentennamennti e dopo l'intervento del burocrate di turno si allinea all'unica linea politica che ne delinea il tratto rivendicativovorrei ma non possoforse la creazone di un sindacalismo autonomorigidamente apartiticoinflessibilmente anticapitalistaorgogliosamente di classepotranno fare da contraltarea questa derivadove i degustatoridi fondi pensionetracciano ancorala lineae le modalitàdi conflittotutto il resto è noiahttp://www.youtube.com/watch?v=lr7J5Wf28sw&feature=related

  2. redazione dice:

    Siamo sicuri che la risposta giusta sia quella di fondare un sindacato?Siamo sicuri, cioè, che dentro una crisi storico-sistemica globale, ci sia posto per nuove ipotesi sindacali?O non è forse vero che davanti alla profondità e radicalità della crisi ci sia bisogno di una risposta politica radicale e globale?Se si guarda alla storia nessun sindacato è stato mai davvero "indipendente", ma sempre un soggetto sociale subordinato a questa o a quella forza politica. E ciò e valso sia per quelli di massa che per quelli minoritari. Il sindacalismo di base italiano, ormai ha quarant'anni di vita, e boccheggia al pari dei gruppi di sinistra che l'hanno inventato.Prima il carro, e poi i buoi.

  3. Anonimo dice:

    no, non ne sono sicuroanzi ne sono certissimocreare una nuova entità microcosmica e autoreferenziale di sindacalismo "di base" sarebbe la solita perdita di tempo in attesa di fare carriera per sindacalismo intendevo un movimento autonomo, non verticistico, senza organigramma fisso e struttura portante, sommamente decentrato e internazionalista, con libertà incondizionata sia rivendicativa che nei termini e modalità di lotta, senza diritti ma senza doveri che persegua come linea rossa l'interesse di classe, tanto lo sanno tutti che l'unico interesse di classe è la libertà che si ottiene perseguendo incrollabilmente la giustizia socialemorte quindi al burocratismo politico sindacaleagli stati nazionalied al capitalismola guerra di classe insomma

  4. Anonimo dice:

    un'altro sindacato??!!!! no!!!…cari miei il signor Ariaudo e quelli della sua scuola hanno capito che firmando e calandosi le braghe riavranno i loro permessi sindacali che Marchionne minacciava di dimezzargli …Altrochè sindacato di classe..Da Operaio cosciente voglio i sindacalisti a lavorare con me in linea …fianco a fianco…voglio vedere se poi firmano.Andrea

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