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BULGARIA: LA SOLLEVAZIONE POPOLARE FA CADERE IL GOVERNO

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Bulgaria: un momento delle manifestazioni di ieri 

Ultim’ora: il governo di Boiko Borisov si dimette sotto la pressione delle proteste 

Il governo, guidato dal partito di centro-destra Gerb (affiliato al PPE), che nel 2009 ottenne il 39,7% dei voti e che stravinse promettendo ai cittadini di farla finita con la miseria crescente, si è dimesso questa mattina (mercoledì 20 febbraio) dopo le imponenti manifestazioni di protesta che ieri hanno attraversato tutto il paese. Elezioni anticipate sembrano inevitabili.

La Bulgaria è classificato come il paese più povero dell’Unione europea. Una disoccupazione reale al 15%, salari medi di 400 euro al mese. In questa situazione la scintilla che ha infiammato la prateria è stato l’improvviso aumento delle bollette elettriche, decise dalla azienda ceka CEZ, che ha il monopolio dell’energia nel paese balcanico. Un aumento del 13% che incide pesantemente sui bilanci delle famiglie, soprattutto in inverno.

Ieri, martedì, centinaia di migliaia di manifestanti, hanno occupato strade e piazze, scontrandosi violentemente con forze di polizia che hanno brutalmente caricato i manifestanti. E’ vero che la giornata di protesta è stata indetta dalle forze d’opposizione, ma la rabbia ha tracimato, andando bel al di la delle direttive dei partiti e dei sindacati.

Sofia, 19 febbraio (clicca per ingrandire)


Manifestazioni che hanno avuto un carattere schiettamente politico. I manifestanti, andando bel la di la dei desiderata dei promotori, al grido di “Via la mafia” e “Dimissioni del governo”, non hanno esitato a rispondere in modo deciso alla repressione rabbiosa delle forze di polizia.

La rivolta bulgara sia di monito alle classi dominanti italiane e alla tecno-oligarchia europea. Quando si tira troppo la corda dell’austerità e della macelleria sociale, la sollevazione è ineluttabile. La rivolta popolare, iniziata in “periferia”, in Grecia, diffusasi in Spagna e Portogallo, potrebbe presto raggiungere il cuore dell’Unione: anche l’Italia.


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