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LA CRISI, IL SOVRANISMO DI DESTRA, LA PICCOLA BORGHESIA E NOI di Marco Mainardi

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15 aprile. «Quello che mi chiedo: riuscirà il “sovranismo di sinistra”, in tempi accettabili, a imporsi alla pubblica opinione – sapendo di avere un nutrito numero di nemici, soprattutto a sinistra – e competere con il sovranismo di destra?»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo, che prende le mosse
dall’articolo pubblicato il 20 marzo scorso LA TERZA FASE.
Nulla da dire sul passaggio, indotto dalla crisi sistemica, dalla cetomedizzazionedi massa alla pauperizzazione che travolge larghi strati di piccola borghesia. Aggiungo che all’interno di questo melting pot (ciò che tu chiami serbatoio), la parte che più ha beneficiato delle prebende neo liberiste è quella che reagirà per i propri interessi e non per l’intera comunità nazionale. E questo è da mettere in conto fin da subito. Essa sarà quella parte pronta a vendersi al migliore offerente, contro altri italiani. E non ho difficoltà nel condividere che tra lotta istituzionale e lotta extra istituzionale non v’è nessuna dicotomia. Ma, ma…

Parlate di guerra sociale e fate bene perché i nemici che ci hanno circondato, ormai da molto tempo, la conducono in maniera unilaterale (e al momento ci battono come un tamburo), sono al sicuro perché loro picchiano “da una batteria di obici che spara da lontano, su un nemico ridotto all’impotenza, senza subire il fuoco di controbatteria.” Il loro programma sta marciando rapidamente senza trovare alcun ostacolo. L’imperativo è: instaurare un nuovo ordine basato sul convincimento della necessità, da parte delle classi subalterne, di un duro rapporto sadomasochistico tra sfruttatori e sfruttati.

La società è ormai formata da generazioni (e non mi riferisco solo a quelle più giovani) caratterizzate da mediocrità, banalità e insulsaggini, abituate a chinare il capo e a umiliarsi, senza più alcuna memoria storica perché neppure i luoghi del sapere la insegnano più. Anzi, con l’andare del tempo il potere – che ha a disposizione mezzi di persuasione immensi – ha confezionato revisionismi storici inconsistenti ma di massa, che hanno prodotto un’immane devastazione nei meccanismi del pensiero delle persone, distruggendone il senso critico. Il modello che viene loro offerto, in ogni dove, è quello di una società dove il capitalismo, con la sola legge della sopravvivenza, è il destino immutabile dell’umanità e dove il conflitto deve essere bandito. Istruttivo, a questo proposito, il decalogo di N. Chomsky per capire tutte le menzogne che ci raccontano.

D’accordo con le quattro fasi ma quasi certamente una parte del serbatoio andrà ad alimentare un movimento di massa reazionario – sempre latente che aspetta solo di essere organizzato – e che porterà parte dei consensi al “sovranismo di destra”, già accreditato come forza anti euro proprio dai media del potere. La sua eventuale terza via, dopo la fase iniziale “rivoluzionaria”, servirà a “normalizzare” la sollevazione e a rassicurare il potere neo liberista, ma nel frattempo avrà catalizzato intorno a sé parte dei consensi delle classi popolari. Quelli che voi indicate come gli schiavi della globalizzazione e/o popolo lavoratore. D’altra parte come dite: “Un popolo incazzato sceglie il meno peggio quando è spinto sull’orlo del baratro.”  

Quello che mi chiedo: riuscirà il “sovranismo di sinistra”, in tempi accettabili, a imporsi alla pubblica opinione – sapendo di avere un nutrito numero di nemici, soprattutto a sinistra – e competere con il sovranismo di destra? Non scordiamoci che al momento non disponiamo di una forza consistente di sinistra, che sappia offrire una risposta concreta alla crisi. 
  
 Il M5S – ago della bilancia tra centro destra e centro sinistra – manterrà i suoi consensi pur rimanendo “ a-sovranista” e fermo al referendum sulla permanenza o meno nell’euro. Oggettivamente dice alcune cose condivisibili ma non si dichiara e non è un movimento di sinistra. Rappresenta la stanchezza della gente e non prospetta una società socialista. (Interessante l’analisi che ne fa Giandiego Marigo su Bandiera Rossa.)
Per indicare il che fare? evocate parole mito per la sinistra di lotta che un tempo fu, ma citi soggetti, pratiche ed etiche militanti ormai dimenticati. Purtroppo il pacifismo imbelle, vero e proprio cavallo di Troia dell’internazionalismo imperialista, ha prodotto i suoi frutti avvelenati. Se per la proposta politica non mancano le idee, per quanto riguarda il resto credo che occorrerà una lunga e paziente opera di ricostruzione. Ora possiamo solo contare su persone di buona volontà, a volte un po’ ingenue e/o incazzate per i motivi più disparati ma spesso politicamente e ideologicamente sterili. (Per l’appunto “… dopo trentanni di devastazione neo liberista, di sfascio sociale…”.) Per formare soldati politici rivoluzionari si dovrà lavorare parecchio.

Bene il Coordinamento e bene l’idea di un nuovo CLN come blocco sociale. Qui si giocherà la partita con i cascami della borghesia impoverita, la media e piccola borghesia; in quel frangente essa dovrà scegliere da che parte stare: o con noi o contro di noi. O con gli sfruttati per l’emancipazione e l’affrancamento o con gli sfruttatori.

Indubbiamente questo nuovo CLN avrà un arduo compito: condurre una rivoluzione democratica (giusto richiamo alla Rivoluzione Francese ma spero anche all’idea che ne ebbero gli azionisti e i comunisti nel periodo resistenziale), attraverso una lotta di liberazione sociale e nazionale che necessariamente dovrà affrontare due momenti, ritengo, non nettamente distinti nel loro svolgersi, anzi, inevitabilmente paralleli per la posta in gioco:
·       Una fase interna contro i Quisling nostrani per un governo popolare d’emergenza e la riconquista della sovranità. 
·       Una fase esterna contro chi vorrà impedire la rinascita dell’Italia. Questo chisarà lo schieramento imperialistico euro atlantico che avrà come alleata la grande borghesia nazionale.
   
Una nozione, quella della rivoluzione democratica, che rimanda – pur tra molte contraddizioni – a ciò che fu la Resistenza italiana: lotta insieme patriottica, civile e di classe. L’Italia rimane un paese comunque occupato anche militarmente; le basi Nato e l’Eurogendfor non rimarrebbero con le mani in mano, esse agirebbero per conto del potere economico finanziario euro atlantico, contro un eventuale governo popolare democratico. Per questo motivo sarebbe bene ricercare, fin da subito, anche alleanze con sovranismi europei di sinistra.          

Ciò nonostante, al di là del tempo occorrente, quel che è indubbio è che il cambio, al momento opportuno, dovrà essere decisivo e inibire per un lungo periodo un eventuale tentativo di rovesciamento da parte della reazione.    

Seppure affascinato da un ardimentoso agire politico, non rinuncio ad analizzare la realtà così come la percepisco. E la realtà mi dice che il fattore repressione deve essere valutato attentamente. A Dio non servono né i martiri né gli stolti. Per questo dobbiamo attenerci al seguente suggerimento: 

«Quando, [ …], avevo disegnato una qualche impresa, […], divenivo cautissimo e prudentissimo. Guardavo dove mettevo i piedi. Osservavo la massima sobrietà.[…]. Evitavo ogni rischio inutile. Ero intento e attento a preservar me stesso per l’attuazione del mio disegno temerario. Non volevo inciampare o battere il muso nelle vie comuni, prima d’intraprendere la via difficile, prima d’avviarmi alla mèta che m’ero scelta. E’ questa la regola del buon combattente».  

Va da sé che chiunque intenda sbarrare il passo a un sistema, qualsiasi esso sia, ne deve considerare la reazione. Oggi si ha a che fare con una legalità – a difesa del potere – imposta dentro un modello di sviluppo in crisi e pertanto “incattivita”: carcere, monito, azione preventiva. Lettura di determinati fenomeni, in chiave anti terroristica e anti eversiva. La lotta è interpretata come fattore criminale e non dal punto sociale. Il messaggio che viene mandato è molto chiaro: intransigenza contro chi vuole resistere alla crisi. Malcom X diceva: “…se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono.”  Per essere più esplicito: siamo in una società dove chi sta bene denuncia chi sta  male!   
   
Il sistema non sarà tenero con chi vuole democraticamente la sua destituzione.

Non sicuro di nulla, nonostante tutto, vale la pena provarci.
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Un pensiero su “LA CRISI, IL SOVRANISMO DI DESTRA, LA PICCOLA BORGHESIA E NOI di Marco Mainardi”

  1. Anonimo dice:

    Non per fare del disfattismo, ma quando si vedono certi sondaggi che danno Renzi al 70%, cosa c'è da sperare?Se non è bastato quello che è capitato dal 2011 in qua, quando volete che si possano aprire le intelligenze?

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