Browse By

IL PARTITO TEDESCO di Moreno Pasquinelli

 735 total views,  2 views today

11 novembre.

Vogliamo anticipare subito la nostra conclusione: il “Partito tedesco” in Italia c’è, è capeggiato da la Repubblica. 

La Germania —ad un quarto di secolo dall’unificazione  e 22 dalla firma del Trattato di Maastricht— è il paese prevalente ed egemone in Europa.
Lo sarebbe diventato senza l’ausilio dell’Unione europea? Quanto accaduto dimostra di no. Per quanto non esista la controprova fattuale, noi riteniamo che senza il mercato unico (fondato su criteri mercantilistici e liberoscambisti) e senza l’Euro (fondato sui criteri monetaristi), la Germania non avrebbe raggiunto la supremazia europea.
Seconda domanda: può la Germania accettare di essere una potenza finanziaria e industriale di livello mondiale e restare un nano sul piano politico-militare? La nostra risposta è no. Noi pensiamo che in barba alle rassicurazioni, la Germania è in procinto di ridiventare una grande potenza mondiale. 

Si inganna chi pensa che la tesi biogeografica del lebensraum (spazio vitale) sia una eccentrica idea nazista. Uno Stato, sosteneva Trotsky nel 1929, deve tenere conto di costanti della sua geopolitica, malgrado radicali mutamenti di regime. Guardate alla geopolitica tedesca dopo la riunificazione: essa segue le medesime linee espansionistiche di quella nazista: neutralizzare l’Ovest per spadroneggiare ad Est. Le gravissime tensioni che si stanno scaricando sull’Ucraina non sono solo il risultato della politica nordamericana, ma pure della pressione verso Est di Berlino.

Terza domanda: può sopravvivere l’Unione europea alla tendenza tedesca ad assumere un ruolo di potenza mondiale? No, non può resistere. Ciò che fa traballare l’Unione non è solo la gravissima crisi economica dei suoi paesi “periferici” e l’insostenibilità della moneta unica, è anche la spinta espansionistica tedesca. Per comprendere come potrebbe andare e finire si studi attentamente la storia europea degli ultimi 200 anni, a partire dalla fine guerre napoleoniche che fecero uscire la Germania dallo stato di minorità seguito alla Pace di Westfalia. Il lepenismo in Francia, così come l’avanzata di diverse forze nazionaliste nei paesi europei,  possono essere compresi solo alla luce della storia, ovvero come indicatori della resistenza di nazioni che si sentono minacciate dall’espansionismo imperialistico tedesco e non vogliono essere satellizzate.
Tedesco parlanti nel 1910


Questo espansionismo è un fattore che svolge una funzione catalizzatrice, addirittura scissoria, dei campi politici nei diversi paesi europei, non solo orientali. L’Italia, a ben vedere, è già vittima di questa potente pressione rappresentata dall’espansionismo tedesco. Era già accaduto alle porte della Grande Guerra. Accadde, con esiti opposti, alle porte della Seconda guerra mondiale, quando allo il regime nazional-fascista, nel 1936, decise di allearsi con il Terzo Reich, diventano di fatto uno stato satellite della Germania nazista.

Leggiamo su Affari e Finanza (supplemento economico di la Repubblica) del 10 novembre:

«Bruxelles 0 049 30 18 27 22 720: Henry Kissinger, che si chiedeva quale fosse il numero di telefono dell’Europa, oggi avrebbe una risposta. Il numero è questo. Peccato che non abbia il prefisso di Bruxelles ma di Berlino. E’ da qui, infatti, dal palazzo di vetro e cemento bianco della Cancelleria, che di fatto si governano i destini di cinquecento milioni di cittadini europei, anche se solo ottanta milioni di tedeschi hanno il diritto di scegliere chi poi guiderà tutti gli altri. La prevalenza della Germania è ormai un fatto acquisito a livello europeo. All’inizio era solo una prevalenza economica. Poi è diventata politica. Ora ha raggiunto i livelli di una prevalenza culturale». [Andrea Bonanni, Europa, tutto il potere a Berlino]

Un’analisi quanto mai esatta di come stanno le cose in Europa e nell’Unione. Bonanni continua poi indicando come Berlino abbia monopolizzato le istituzioni di Bruxelles, infiltrando i suoi uomini nei gangli vitali delle istituzioni europee.

Il lettore sprovveduto potrebbe dunque attendersi una conclusione che metta in guardia dalle conseguenze distruttive dell’egemonia tedesca sull’Europa, un invito a Berlino a fare qualche cedimento per salvare l’Unione. Tutto il contrario! ecco come conclude Bonanni:
La Germania tra i Trattati di Versaiiles e Monaco

«Come osserva un alto funzionario della Commissione, la Germania è l’unico Paese che sappia trasmettere un messaggio riconoscibile sul futuro della Ue. E non è un messaggio egemonico. Quando la Merkel parla di «fare i compiti» o di «mettere ordine in casa propria», può suonare antipatica e saccente ma esprime una esigenza profondamente sentita da tutti i tedeschi. La richiesta quasi ossessiva di ordine, di affidabilità, di rispetto degli impegni assunti, non esprime una volontà di sopraffazione. Declina, in base alla cultura e alla logica tedesca, le condizioni alle quali la Germania è disposta ad accettare una ulteriore condivisione di sovranità. Reinhard Silberberg, già incaricato per gli affari europei della Cancelleria e ora ambasciatore tedesco presso la Ue, ama ripetere che la Germania, in Europa, «è un leader riluttante». E non ha tutti i torti. Per restare sul treno europeo, la Merkel in questi anni ha dovuto piegarsi ad accettare molti passi che non avrebbe mai voluto compiere: dal fondo salvastati all’unione bancaria, dagli interventi straordinari della Bce alla supervisione unica del sistema creditizio, al ruolo decisivo del Parlamento europeo nel nominare il presidente della Commissione. Questa Europa a sovranità limitata e sotto tutela di Berlino non è un’Europa tedesca. E’ solo un’Europa in dolorosa transizione. Quando i governi nazionali, a cominciare da quello francese, capiranno che il solo modo per restituire piena sovranità ai loro cittadini è quello di condividere il potere politico come hanno condiviso la moneta, la Germania sarà probabilmente la prima a dire di sì. E ottanta milioni di tedeschi smetteranno, forse con sollievo, di decidere per cinquecento milioni di europei». [ibidem]

Sono lontani i tempi di quando Kohl, dichiarava solennemente «non voglio un’Europa tedesca, ma una Germania europea». Oramai l’ Europa è germanizzata.

E nonostante questo i filo-tedeschi si agitano anche in Italia. Sono quelle frazioni delle classi
Eugenio Scalfari

dominanti che punzecchiano Renzi, che scalpitano contro la sua Legge di Stabilità perché non è piaciuta alla Merkel. Di queste frazioni la Repubblica è il vero e proprio organo di stampa e propaganda. Non dimenticate l’intervento di Eugenio Scalfari del 3 agosto quando, in polemica con Renzi, invocò il commissariamento dell’Italia da parte della troika: 

“Sotto il profilo politico sarebbe uno scacco, ma a volte bisogna trascurare la vanagloria”.

Col pretesto di biasimare la (indiscutibile) “vanagloria” del Primo ministro, Scalfari diede apertamente voce al “partito tedesco” italiano. Per quanto sia triste, come facevamo notare, anche certa suicida sinistra-radicale-anti-nazionale ha deciso di arruolarsi al “Partito tedesco”.

La storia, ricordava Marx, si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa.

Sbarrare la strada al “Partito tedesco”, senza tuttavia diventare truppe ausiliarie di quello “americano”. Battere il “Partito tedesco” senza tuttavia fare alcuna concessione allo sciovinismo nazionalista. E’ possibile non uscire con le ossa rotte dalla fine dell’Unione, è possibile evitare la troika e non diventare satelliti della Germania. Occorre crederci e non rassegnarsi al destino.
image_pdfimage_print

5 pensieri su “IL PARTITO TEDESCO di Moreno Pasquinelli”

  1. Fiorenzo Fraioli dice:

    Caro Moreno, tu da umbro vorresti essere ghibellino, ma poiché prima ancora sei italiano ti tocca essere guelfo! Amaro destino!

  2. gildarivoluzionaria dice:

    perfetta analisi condivido e ripubblico.

  3. Anonimo dice:

    Bravo Pasquinelli,finalmente un'analisi lucida,precisa e niente affatto retorica che sgombra il campo da ogni piagnisteo, in particolare di chi considera quel paese "ingiustamente" indicato come prevaricatore e imperialista,cosa che invece è,come dimostrano i fatti,con a capo delle classi dominanti che nel corso di questi ultimi cinquan'anni hanno coltivato lo stesso sogno,quello di sempre:schiavizzare i propri vicini e devastare il loro tessuto sociale e produttivo,perchè, si sa,almeno nei suoi ceti dirigenti,la "cultura" dell'ampliamento dell'"indispensabile spazio vitale" è un refrain che torna sempre.Altro che paranoie di incalliti antitedeschi,se non è nazismo rivisitato in salsa eurista questo, mi devono dimostrare,ma dubito che siano in grado onestamente di farlo,che non lo è. Luciano

  4. mariof dice:

    "Il gioco è sempre lo stesso. E anche lo stile: che un Honecker in carcere ravvisava come caratteristica costante degli esponenti del capitalismo tedesco, o se si preferisce dell'establishment di quel paese…" (Cit. V. Giacché)

  5. Franz K. dice:

    Ottimo articolo che condivido in larga parte, come, del resto, molti interventi del compagno Pasquinelli su questo tema. Faccio solo un appunto.Leon Trotsky, nel 1924, scrive un documento intitolato 'Le prospettive di una evoluzione mondiale' in cui sostiene che il piano degli Usa era quello di 'mettere l'Europa a stecchetto'. Dice Trotsky 'Il razionamento, lo sappiamo per esperienza, non è mai troppo piacevole. Ora, la razione strettamente limitata che stabiliranno gli americani per i popoli europei verrà applicata anche alle classi dominanti non solo della Germania e della Francia, ma anche della Gran Bretagna'. Seguendo questa analisi il fascismo, da una prospettiva della borghesia imperialistica, è stato un tentativo di resistere ( ripeto: all'interno di logiche borghesi ) alla presa imperiale statunitense in Europa. Lo stesso Trotsky, non a caso, disse che in una guerra fra la Gran Bretagna ed il Brasile di Vargas gli operai avrebbero dovuto sostenere il Brasile semi-fascista. Perchè questo ? Semplice, perchè l'Inghilterra era una vecchia potenza colonialistica ed allora si poneva come il cuore pulsante di quel sistema di sfruttamento che sbudellava classi, popoli e nazioni.Per capirci, il capitalismo mondiale, secondo Trotsky sarebbe stato guidato dagli statunitensi che avrebbero imposto il loro dominio militare, politico ed economico. Una analisi lucida e di grande attualità. Tutto questo, di certo, contrastò ( giustamente ! ) con l'analisi staliniana la quale, erroneamente, considerava l'imperialismo tedesco in grado di ripendersi ( ed oltre a quello tedesco l'imperialismo giapponese ). Domanda: quando la Germania può contrastare l'egemonia Usa dentro la NATO ?Il lepenismo, ad esempio, non potrebbe nascondere una alleanza Francia-Germania proprio per rompere, in una prospettiva capitalistica, la morsa imperialistica Usa in Europa ? Marine Le Pen, del resto, ha dato chiari segnali di volersi avvicinare alla Russia di Putin, quindi come leggere tutto questo ?Di mio, tendo a considerare il lepenismo un tentativo ( goffo ! ) di rispolverare la tradizione antica della Francia colonialista occupando da destra uno spazio lasciato vuoto dal vecchio gollismo. Marine Le Pen è una sionista islamofoba e come Putin ha ottimi rapporti con Israele ( Putin è amico personale del criminale genocida Lieberman ). Potrebbe, al contrario, essere questa una chiave di lettura per inquadrare la formazione di una polarità imperialistica europea ?Una cosa è certa, a prescindere: l'imperialismo occidentale, per me, si basa sulla diarchia Usa – Israele ( Usa – Sionismo ) e non Usa – Germania ( la stessa tesa è sostenuta dal sociologo marxista James Petras ). Poi, certi equilibri geopolitici, possono cambiare e l'articolo mi sembra importante proprio per riflettere su queste cose.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *