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L’ITALIA USCIRÀ DALL’EURO NELLA PRIMAVERA DEL 2015? di Jacques Sapir*

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26 novembre. 

«La possibilità di un’uscita di uscita dell’Italia dall’Euro, uscita che potrebbe verificarsi nella tarda primavera del 2015, è apertamente contemplata dalla stampa internazionale, italiana ovviamente, ma anche tedesca, americana [1] e britannica [2]

Il silenzio della stampa francese è invece assordante … Occorre capire perché il processo di distruzione dell’Euro potrebbe iniziare con l’Italia, e quali sarebbero le conseguenze per la Francia.

Una posizione insostenibile


E ‘ormai chiaro che la situazione in Italia è diventata insostenibile nel contesto della moneta unica. L’Italia è sprofondata in una situazione di stagnazione del PIL sin dalla crisi del 2008, crisi che sembra ancora più grave di quella della Spagna [vedi tabella sopra].

La situazione è particolarmente critica se si guarda alla produttività italiana rispetto ai concorrenti della zona euro dopo il 1999. Si vede che l’Italia è in ritardo, non solo in relazione alla Germania e la Francia, ma anche nei confronti della Spagna. In questo paese, tuttavia, la chiusura di molte aziende ha portato alla scomparsa di quelle meno produttive, per cui la crescita della produttività può direttamente essere spiegata come l’effetto della contrazione della produzione. [Vedi tabella 2]

Tabella 2: la produttività in alcuni paesi Ue

In realtà le discussioni con consiglieri economici al governo Renzi dimostrano che questi ultimi sono molto pessimisti sul futuro economico del paese. Essi ritengono che, se non ci sarà un punto di svolta nella politica economica tedesca questo inverno, l’Italia non avrà altra scelta che lasciare l’Euro per l’estate 2015. Si noti che un partito, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo chiede un referendum sull’euro, e che questa idea sta guadagnando terreno nella politica italiana.

L’Italia realizza una grande parte del suo commercio estero con i paesi della zona euro —il 55% degli scambi di merci e quasi il 64% se si considerano i servizi. E’ quindi comprensibile che il calo, relativo, dell’Euro nei confronti del dollaro, non da all’Italia alcun beneficio. L’economia italiana soffre di un problema di competitività all’interno della zona euro.

Le conseguenze per la Francia

Se l’Italia dovrà prendere questa decisione, le conseguenze sarebbero importanti per l’economia francese. A causa di una specializzazione paragonabile a quella dell’economia italiana, è quasi impossibile per la Francia rimanere nella zona euro, se l’Italia esce (e viceversa).

Ma questa realtà economica è probabile che urti contro la testardaggine di un governo che è paralizzato dalla paura di vedere fallire la strategia politica. Dobbiamo ripetere che nulla sarebbe peggio per la Francia che restare nella zona Euro, che sarebbe ridotta ad una zona Marco, se uno dei paesi più grandi, e l’Italia è la terza più grande economia della zona euro, dovesse uscire. Lo shock negativo di competitività sarebbe certamente disastroso per l’industria francese.

Occorre perciò pensare ad un tale scenario e chiedersi se esso non offra un’importante opportunità per l’economia francese. Se Francia e Italia uscissero assieme dalla zona euro, ciò comporterà un’uscita a breve termine da Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio. E’ evidente che la Spagna, già indebolita da profonde tensioni politiche, non potrebbe rimanere nell’Euro, se l’Italia e la Francia se ne vanno fuori. Un’uscita della Spagna porta con sé quella del Portogallo e, dopo l’uscita di questi 4 paesi, la permanenza della Grecia nell’area euro non sarebbe più giustificata. Dati i suoi legami con l’economia francese, è molto probabile che il Belgio, dopo alcune settimane di esitazione, dovrebbe uscire.

Un’uscita d’Italia causerebbe quindi la rottura della zona euro e la Germania, molto probabilmente, sarebbe obbligata a riprendere la sua moneta. Questo scenario, lungi dall’essere un disastro, aprirebbe immediatamente nuove opportunità e in particolare la possibilità —una volta che le parità tra le valute si fosse stabilizzata— per ricostruire un’area commerciale unitaria. Non dovrebbe essere basata su una moneta unica (il cosiddetto “Euro-Sud”), visto che abbiamo già avuto modo di dire che ciò implicherebbe un forte impoverimento di Italia e Spagna, ma dovrebbe piuttosto fondarsi su delle co-varianti dei tassi di cambio, dato per acquisito che le rispettive parità dei paesi di quest’area potrebbero essere riviste regolarmente (ogni anno) per riflettere i diversi movimenti della produttività.

E’ pertanto necessario monitorare da vicino l’evoluzione del dibattito in Italia nei prossimi mesi, in particolare il modo con cui la stampa francese, e purtroppo non c’è da farsi illusioni, ne renderà conto».


NOTE

[1] Baker D., « Italy’s Stagnation: The Need to Share the Pain » in INSIGHT, Center for International SocialStudies, http://www.insightweb.it/web/content/italy’s-stagnation-need-share-pain
[2] « Lira looks set for a comeback », The Guardian, 16/11/2014,http://www.theguardian.com/world/2014/nov/16/lira-looks-set-for-comeback/print
* Fonte: RussEurope
** Traduzione a cura di SOLLEVAZIONE
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Un pensiero su “L’ITALIA USCIRÀ DALL’EURO NELLA PRIMAVERA DEL 2015? di Jacques Sapir*”

  1. Graziano Priotto dice:

    Eurouscita e sanzioni antirusse: il ruolo della Merkel.È ampiamente noto che fra gli industriali tedeschi le sanzioni antirusse hanno generato grande disagio.Oltre ai danni immediati il grande timore è la perdita definitiva di quote di mercato, poiché le prospettive di compensare le perdite in Russia con la futura apertura del mercato ucraino sono illusorie e nessun politico infatti tocca questo argomento che lo fafrebbe cadere nel ridicolo. Perché dunque la Cancelliera continua a chiedere sanzioni ancor più estese e severe sapendo benissimo di scontentare esattamente coloro dai quali dipende il futuro del proprio partito? Certamente costei si trova sotto pressione USA (il suo telefonino spiato per anni dagli USA evidentemente spiegherebbe che sia divenuta ricattabile per qualcosa che deve aver detto in privato), ma non basta: evidentemente l'assurda insistenza sulle sanzioni (che sa benissimo essere ingiuste e dannose per tutti e volute dagli USA unicamente per i propri interessi strategici) servono anche o soprattutto a qulche altro fine più importante. E questo molto probabilmente ha qualcosa a che fafre con la tenuta della zona euro: infatti divenuta notoria "araldo delle sanzioni" agli occhi degli USA la Merkel può trattare con Putin e trovare una soluzione di facciata che accontenti apparentemente gli USA e dichiarare poi la fine delle sanzioni iscrivendosene il merito. Ma per far questo deve evidentemente avere dalla propria parte tutta l'UE, acvhe gli stasti sofferenti sotto la sua cura d'austeritá. E per far ciò deve promettere qualcosa che eviti la loro uscita dall'euro. Non rischia nulla a promettere poiché non ha poi l'obbligo di mantenere alcuna promessa, le basteranno pochi mesi, il tempo di vedere la gang installata dagli USA a Kiev con le spalle al muro di fronte allal protesta popolare che inevitabilmente scoppierà quando l'Ucraina sara sull'orlo del fallimento e anche gli attuali filooccidentali saranno stanchi di vedere i loro figli andare a morire e concimare i campi di battaglia nell'Est per gli interessi USA. A quel punto qualunque soluzione andrà bene alle marionette di Kiev, pur di salvare la faccia (e con essa gli antipodi della medesima). Sempre che in vece la rivolta poopolare no nscoppi prima in Italia o altri Paesi PIGS, poiché allora tutta la costruzione cadrebbe come un castello di carte:sarebbe infatti il preambolo dell'uscita dall'Europa o almeno dalle sanzioni. Poter commerciare con la Russia, per i Paesi che decidessero di farlo abbandonando le sanzioni, sarebbe un vantaggio comparativo economico tale da far sbandare tutto il meccanismo dell'UE.

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