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ZINGARETTI, L’INDECENTE di Leonardo Mazzei

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Ma come, i soldi sono lì, già pronti ad involarsi per la penisola, e voi non li volete? Ma che italiani siete diventati? La pressione di Angela Merkel è forte: il Mes «non lo abbiamo attivato perché rimanga inutilizzato». Insomma, certi “regali” non si possono proprio rifiutare, chissà perché!

La cosa più penosa di questi giorni è l’insistenza dei media. “Mes subito!” è il loro grido quotidiano. Almeno formalmente la maggioranza del parlamento resta contraria? E chissenefrega! Pd e Forza Italia lo vogliono, i Cinque Stelle dovranno piegarsi: è solo questione di tempo. Ma il tempo stringe, a Bruxelles devono perfezionare il “pacchetto”, e l’Italia deve finire ben impacchettata.

Ovviamente i cosiddetti “democratici” (democratici? – è messa maluccio la democrazia…) sono i più scatenati. Lo vogliono subito, anche prima di stasera. Il più insipido di loro, che han fatto pure segretario, ha pensato bene di portare il suo contributo alla causa. «Il governo non può più tergiversare sul Mes, sul tavolo risorse mai viste per la sanità», questo il titolo del suo intervento sul Corriere della Sera.

Ecco servito il nuovo imbroglio. Chi vorrebbe mai rinunciare a tutto questo bendiddio per la salute degli italiani? Lo Zingaretti difensore della sanità pubblica è commovente. Grazie al Mes vuole più ricerca, il rafforzamento della medicina territoriale e di base, riformare i servizi per gli anziani, assumere e pagare meglio il personale, e chi più ne ha più metta.

Tutto molto bello, se non fosse che dalle nostre ricerche anagrafiche il Nicola Zingaretti di cui stiamo parlando, nato a Roma l’11 ottobre del 1965, risulterebbe essere lo stesso che da oltre 7 anni ricopre la carica di presidente della Regione Lazio. Periodo nel quale la sanità di quella regione ha visto la chiusura di 16 ospedali, il taglio di 3.600 posti letto e del 14% dei dipendenti. Tutti segni meno? No, non dobbiamo essere così ingenerosi col segretario del Pd. Nel suo modello laziale c’è anche un segno più, peccato sia quello del +90% dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.

E’ mai possibile che un simile personaggio, uno che anche come dirigente del Pd non ha mai detto una parola contro le politiche di austerità targate Europa, abbia ora la faccia tosta di presentarsi come novello sostenitore del rilancio della spesa sanitaria? E che lo faccia senza neppure una parola di velata autocritica? Sì, è possibile. Nel regno della realtà capovolta dell’attuale narrazione europeista è possibile questo ed altro.

L’idea che il Mes sia la carta vincente per la sanità pubblica è un trucco facilmente dimostrabile. In primo luogo, perché ricorrere al Mes quando le aste del Tesoro per il collocamento dei Btp registrano un record dopo l’altro? Solo nell’asta di inizio giugno la domanda di Btp è stata pari a 108 miliardi, ma il governo ha deciso di collocarne solo 14. Insomma, se davvero si vuole aumentare la spesa sanitaria altri sarebbero gli strumenti da usare, anche perché Mes o Btp sempre debito sono. Con la differenza che il Mes è la trappola che sappiamo.

Ma c’è un’altra considerazione, che sta a lì a dimostrarci come la furbesca accoppiata Mes-sanità sia solo un ignobile inganno. La sanità italiana ha bisogno, e non da oggi, di più posti letto, più personale, più strutture ospedaliere e territoriali. Ma questo non si risolve con un intervento una tantum come quello del Mes, ma con l’aumento strutturale della spesa sanitaria, oggi una delle più basse d’Europa.

Aumento strutturale significa più spesa anno dopo anno. Da questo punto di vista i 36 miliardi del Mes sono troppi e sono pochi. Sono “troppi” nell’immediato, sono pochi per il futuro. Dice: ma cosa vuoi che sia, intanto spendiamoli tutti e poi si vedrà. Un simile modo di ragionare, come se i problemi della sanità fossero solo quelli del Covid 19, ha un unico prevedibile sbocco. Quello tipico di ogni situazione gestita con criteri emergenzialisti: qualche cattedrale nel deserto, fondi a gruppi di potere amici, nessuna vera soluzione ai problemi strutturali causati da decenni di politiche austeritarie targate euro.

Alcuni punti indicati dal governatore del Lazio sembrano andare decisamente in questa direzione. Il punto 2 del decalogo zingarettiano pone come centrale il tema della digitalizzazione, chiedendo: «nuovi strumenti per la telemedicina, le televisite e i telemonitoraggi». Insomma, tutto “tele”, alla faccia dei diritti e degli interessi dei pazienti. A quando medici ed infermieri in smart working?

Ma ancora più scivoloso è il punto 1 sulla ricerca, laddove si chiedono: «nuovi investimenti nei settori delle scienze della vita e della farmaceutica». Anche qui il trucco è quello solito dei buonisti, quelli che si sono autoeletti difensori del bene: si indica genericamente un obiettivo in sé giusto e si è vaghi su come perseguirlo. Oggi la ricerca medica e farmaceutica è in parte pubblica ed in parte privata. Spesso, poi, pure quella pubblica risponde in ultima istanza ad interessi privati. Si vuole investire seriamente nel settore? Lo si faccia con decisione, ma si sancisca allora il carattere pubblico dell’intero sistema sanitario e si nazionalizzi, come strategico, il settore farmaceutico. In caso contrario saremmo al solito finanziamento pubblico di interessi privati. Ma su questo nodo, ça va sans dire, il segretario del Pd non può che tacere.

Per il momento chiudiamola qui, denunciando quanto sia vergognosa la campagna pro-Mes portata avanti dai partiti e dai media sistemici. Abbiamo segnalato, in particolare, l’indecente ruolo assolto dal successore di Renzi, ma la questione non riguarda solo i singoli personaggi scesi in campo. Essa è ben più complessa, e descrive alla perfezione quale sia il ruolo delle nostrane oligarchie nel sostenere attivamente il disegno tedesco sull’Italia. Parleremo meglio di tutto ciò in un prossimo articolo.

Fonte: Liberiamo l’Italia

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