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SOVRANISTI O ATLANTISTI? di S. Giordano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Se c’è una cosa a cui serve la fitta cortina fumogena della “lotta al Covid” è quella di distrarci, di farci dimenticare le ben più gravi e orribili tragedie che avvengono in giro per il mondo. Non si fa che parlare dell’epidemia, dei decessi per l’epidemia. Tutti gli altri, si sarebbe detto un tempo, sono “figli di un Dio minore”. Non trovate notizie sul fatto che mezza Africa è sconquassata da guerre civili, quindi nessuno vi dice che, sotto una bandiera o un’altra, truppe dei paesi NATO sono impegnate nella repressione di rivolte e guerriglie.

Così nessuno da risalto alle stragi che ogni giorno si susseguono nella grande fascia del Sahel — vedi quanto accade in Mali, Niger e Nigeria. E nessuno racconta che è andato a fuco il più grande campo profughi del mondo (un milione di persone della minoranza birmana dei Rohingya in condizioni spaventose), quello di Cox Bazar nel Bangladesh. Così come nessuno ci dice più niente della sanguinosa guerra civile nello Yemen; dei massacri che ancora avvengono in Afghanistan, della catastrofe siriana, del dramma dei palestinesi. E, tanto per dire, nessuna notizia sulla spaventosa crisi economica e sociale in Libano, dove da settimane sono in corso proteste durissime. Anche la Libia è scomparsa dai monitor.

La sola cosa che sfugge alla narrazione tossica del Covid è la cosiddetta “nuova guerra fredda” tra Cina e Russia da una parte e Stati Uniti e Unione Europea dall’altra.

Il cambio di guardia alla Casa Bianca ha subito prodotto i suoi effetti. A motivo del non rispetto dei diritti umani nello Xinjiang, dopo quelle americane sono arrivate le sanzioni europee alla Cina. E queste seguono quelle a danno della Russia per il “Caso Navalny”.

“L’America è tornata”, ha detto Biden. In poche parole Washington, defenestrato Trump, torna alla più aggressiva politica imperialista, che significa rilancio in grande all’atlantismo, ovvero del compattamento e rafforzamento della NATO. Siamo insomma passati dall’America first alla NATO first!

In questo quadro si spiega la partecipazione del segretario di stato USA Antony Blinken alla riunione svoltasi a Bruxelles dei ministri degli esteri della Ue. E, sempre in questo quadro, Joe Biden parteciperà alla riunione del Consiglio europeo — fatto politico di grande importanza visto che l’ultima occasione del genere accadde venti anni fa, nel giugno 2001, proprio ai tempi del’espansione della NATO ad Est, cosa che andava in parallelo (guarda un po’!) all’allargamento dell’Unione europea.

Il segnale che ci giunge è inequivocabile. Gli Stati Uniti vogliono rinsaldare l’asse atlantista e sbarrare la strada ad ogni accordo, anche solo di natura commerciale tra europei da una parte e cinesi e russi dall’altra — vedi l’opposizione americana al gasdotto Nord Stream 2.

Morale? Il grosso dei politicanti europei, Macron e Draghi in testa (vedi il suo discorso di insediamento) accolgono di buon grado la “rivitalizzazione” della NATO, quindi: sì ad una geopolitica aggressiva verso Russia e Cina e sì ad una politica interventista degli alleati nei diversi teatri caldi, in primis il Medio Oriente. Insomma, dal punto di vista della Casa Bianca, l’Unione europea non solo deve andare avanti, ma deve andare avanti come protesi degli USA.

Gettando uno sguardo al panorama politico italiano che vediamo? Vediamo che non si alza nessuna voce contro questo riallineamento sulle posizioni oltranziste di Washington. Tutti per Draghi equivale ad “avanti tutta con la NATO”.

Nel contesto parlamentare non c’è nessuno che alzi la voce contro la rinascita dell’oltranzismo atlantista. Non c’è nessuno che voglia incontrare la grande fascia di opinione pubblica che invece dissente. Nessuno che abbia il coraggio di dire che una politica di supina obbedienza alla politica aggressiva degli USA è assolutamente dannosa per gli interessi nazionali.

La cosa tira in ballo le minoranze cosiddette “sovraniste”. Dato il contesto può esistere un “sovranismo” che sollevi solo la questione dell’uscita dalla Ue ma non quella dell’uscita dalla NATO? La mia risposta è che non può esistere. Aveva dunque ragione chi denunciava l’atlantismo, comunque declinato, come una forma zoppa di “sovranismo”, anzi come un  “sovranismo di sua maestà”.