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PER UN FRONTE UNICO DEL LAVORO

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«OCCORRE UNA SINCERA FRATERNIZZAZIONE TRA TUTTI I MOVIMENTI DI PROTESTA E DI LOTTA. DIVISI SIAMO NIENTE, UNITI POSSIAMO TUTTO».

Mentre scriviamo (ore 11:30) migliaia di lavoratori Alitalia stanno manifestando a Roma sotto il Ministero dell’Economia. Anche stamattina il governo sbarra la strada ai lavoratori con ingenti forze di polizia. Ad essi va tutta la nostra totale solidarietà.

Quante volte abbiamo parlato su questo sito  della vicenda Alitalia! Quante volte abbiamo richiamato il pericolo che si sarebbe arrivati al redde rationem. Sì, è così: la morte della compagnia di bandiera era da tempo stata stabilita, scritta dai cervelloni liberisti dell’Unione europea che già negli anni ’90 avevano deciso che in nome del “mercato”, ovvero delle privatizzazioni, si sarebbero salvate solo tre grandi compagnie, per la precisione Lufthansa, Air France e British. Alitalia doveva morire, malgrado il nostro Paese sia decimo nel mondo per traffico aereo. Al macero quindi, assieme alla compagnia di bandiera, migliaia e migliaia di addetti e, con loro, un patrimonio straordinario di competenze, non solo tecniche.

La crisi pilotata del Covid è il pretesto dei killer per realizzare l’ultimo atto del loro piano criminale, e il governo Draghi, da tutti i partiti sostenuto, è venuto apposta per organizzare i funerali di Alitalia.

Certo, le responsabilità sono evidentemente dei governi che si sono succeduti in questi anni. Di tutti i governi. Sono tuttavia anche delle maggiori organizzazioni sindacali del trasporto le quali, se a chiacchiere dicevano di difendere Alitalia ed i lavoratori, hanno nei fatti assecondato la strategia di smantellamento a dosi omeopatiche. I confederali hanno assecondato la tecnica della “rana bollita”.

I sindacati di base, pur forti tra i lavoratori del trasporto aereo, hanno fatto quel che hanno potuto, ma non sono riusciti ad evitare la morte annunciata. Perché? Diverse le ragioni, la prima chiama in causa i limiti del sindacalismo: quando la partita è tutta politica e di rilievo nazionale la lotta puramente sindacale, tanto più se categoriale, si dimostra un’arma spuntata, inefficace. Sarebbe stato necessario, siccome il destino di Alitalia riguarda l’Italia, unire e mobilitare in un unico fronte, tutto il mondo del lavoro.

E qui veniamo all’oggi. Se c’è una possibilità, la sola, di evitare un’ennesima e tremenda sconfitta; se c’è una possibilità di evitare la distruzione definitiva di Alitalia; se c’è una possibilità di evitare che le migliaia di lavoratori del comparto siano gettati sul lastrico; è solo unendo le forze, costruendo un fronte di lotta comune con tutti i settori sociali che da mesi si vanno mobilitando contro il governo Draghi e la sua gestione terroristica della crisi pandemica. Un FRONTE UNITO che comprenda lavoratori dipendenti, partite Iva, esercenti, disoccupati, in poche parole tutti coloro che stanno in basso. Superare la divisione, superare la frammentazione delle lotte, unire tutti i rivoli per dare vita ad un fiume in piena: solo così la resistenza avrà possibilità di difendere le ultime trincee. Il nemico è forte solo perché siamo divisi. Occorre dunque superare le diffidenze, i sospetti reciproci, i corporativismi.

Occorre isolare chiunque, da qualunque parte, mesta nel torbido e agisce per la divisione. Chi vuole la divisione fa il gioco del governo!

OCCORRE UNA SINCERA FRATERNIZZAZIONE TRA TUTTI I MOVIMENTI DI PROTESTA E DI LOTTA. DIVISI SIAMO NIENTE, UNITI POSSIAMO TUTTO.

Anche per questo è necessario partecipare all’Assemblea del 24 aprile (Roma ore 14:00, Circo Massimo) indetta dalla MARCIA DELLA LIBERAZIONE.

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