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MACRON, L’ANATRA ZOPPA di Sandokan

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Qui da noi l’attenzione è concentrata sulle elezioni comunali il cui valore è poco più di un attendibile sondaggio. Molto ma molto più importante è il primo turno delle elezioni politiche in Francia. Due sono i risultati eclatanti: l’astensione al 52% e la forte affermazione della coalizione guidata dal populista di sinistra Jean-Luc Mélenchon. Il prodotto che si ottiene sommando questi due fattori è la secca sconfitta di Macron.

Non si tratta di una mera battuta d’arresto di un tecnocrate inviso alla maggioranza dei francesi, si tratta del tramonto del “macronismo”, ovvero della variante più insidiosa della strategia tecnocratica dell’élite europeista.

Il fatto che la maggioranza dei francesi non si sia nemmeno recata alle urne è indice dell’abisso che separa le masse popolari dalle classi dominanti. Sapevamo della crisi di egemonia dell’élite oligarchica, ora c’è molto di più: se al voto va meno della metà degli aventi diritto, e se il blocco macronista ottiene solo il 25,75%% dei consensi, allora vuol dire che siamo davanti non più solo alla crisi bensì al crollo dell’egemonia dei dominanti. Che questo crollo avvenga in Francia avrà conseguenze politiche a catena in tutta l’Unione europea, Italia in primis.

Ancora una volta, Macron potrebbe salvarsi grazie al meccanismo del ballottaggio che quasi sempre premia i candidati dei poteri forti e penalizza le opposizioni radicali. Tuttavia il colpo subito da Macron è pesantissimo, tant’è che la stessa stampa di regime francese lo definisce oramai una “anatra zoppa”, visto che anche ove vincesse la sua maggioranza parlamentare sarebbe talmente risicata da rendere difficilissima la via del governo. Peggio ancora sarebbe se si andasse verso la “coabitazione” con un governo a guida populista di sinistra.

Non che ci facciamo chissà quali illusioni sulla coalizione capeggiata da Mélenchon, ma se il governo da lui guidato facesse davvero la metà delle cose che ha promesso  (età pensionabile a 60 anni, 1500 euro di salario minimo, assunzione da parte dello Stato di 800mila precari, più stato e meno mercato, ecc.), si aprirebbe uno scontro frontale con il blocco di potere neoliberista francese e i suoi alleati internazionali, tra cui Bruxelles.

Non ci facciamo grandi illusioni su Mélenchon ma una sua vittoria darebbe una spinta ai movimenti di opposizione europei, indebolirebbe il governo Draghi e darebbe forza anche alla nuova resistenza italiana.

Mi auguro quindi che domenica prossima, ai ballottaggi, i candidati macroniani siano sonoramente battuti da quelli della sinistra populista (NUPES, Nuova Coalizione Popolare Ecologica e Sociale).

Una vittoria possibile, anzi altamente probabile, se la Le Pen, nello scontro tra candidati macroniani e quelli populisti di sinistra, decidesse di votare per questi ultimi, evitando così di fare la stessa mossa che Mélenchon ha fatto per le presidenziali — “non voterò mai per la destra di le Pen” — la qual cosa ha favorito infatti la rielezione di Macron.

La dichiarazione della Le Pen — “Domenica prossima è importante non lasciare a disposizione di Macron una maggioranza assoluta di cui abuserà” —, per quanto ellittica, lascia ben sperare.

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