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ASSISI 4: I SALUTI DEL VESCOVO DI ASSISI

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Monsignor Domenico Sorrentino
Vescovo della Diocesi di Assisi

I Forum sulla Palestina e la situazione attuale in Egitto

Il Comitato organizzatore del Campo aveva invitato, specialmente per il Forum sulla tragica situazione in Siria, il Vescovo di Assisi. Impossibilitato a partecipare ci ha inviato questo messaggio: 

«Grazie dell’invito. Purtroppo sono impegnato nella visita pastorale, che mi terrà – oggi 23 agosto – fino a tarda sera nella zona più lontana della diocesi. Auguro che il vostro confronto possa portare un’informazione e una sensibilizzazione che aiuti le sorti quel martoriato paese a muoversi nella direzione della pace e della democrazia senza bisogno di interventi armati dall’esterno. 
Cordialmente + DS»

Assisi, 24 agosto – Dopo la parentesi greca, i lavori del Campo 2012 sono tornati a concentrarsi sul Medio Oriente, in particolare nella sessione pomeridiana sulla Palestina, mentre la sera è stata la volta dell’Egitto.
Come ricordato in apertura dei lavori, il tema proposto nel forum sulla Palestina è stato quello de «la questione dello Stato democratico e la solidarietà internazionale nel nuovo scenario regionale».
Un tema sviluppato da tutti i relatori a partire da Attia Rajab (Germania) che ha ripercorso le tappe del movimento sionista, il suo porsi fin dal principio come avanguardia dell’occidente nell’area, la sua propaganda incentrata sullo slogan di «un popolo senza terra, per una terra senza popolo», fino ad arrivare all’odierno apartheid.
Per Rajab il problema è che, di fronte a questa situazione, la solidarietà internazionale, un tempo ben più politicizzata, tende oggi a manifestarsi principalmente come umanitaria. C’è allora il problema di ridare contenuto politico alla solidarietà, utilizzando tutte le occasioni possibili, come è stato fatto, ad esempio con le conferenze di Haifa e Stoccarda.
Che la soluzione non possa essere che quella dello Stato unico è stata l’opinione di Rajab come quella degli altri relatori, a partire da Zaher Birawi (Gran Bretagna), che si è concentrato sul nuovo scenario regionale determinato dalle sollevazioni arabe.
Per Birawi, tutta l’area sta subendo un cambiamento radicale, ma a suo giudizio il centro di questo sommovimento è l’Egitto. Sono vere rivoluzioni? – si è chiesto. Certo che sì. Come è possibile pensare che milioni di arabi da sempre contro l’imperialismo americano si siano mobilitati al servizio degli Usa come pensa qualcuno?
Questa nuova situazione ha un grande impatto sulla questione palestinese. E’ vero che le sollevazioni non hanno prodotto ad oggi veri cambiamenti sociali, ma i nuovi governi, legittimati anche dalle elezioni, sono quanto meno in condizioni migliori per resistere alle pressioni dell’imperialismo.
I vantaggi portati alla causa palestinese sono per Birawi evidenti. In primo luogo già durante le sollevazioni la bandiera della Palestina è stata fatta propria dai manifestanti, ma secondo il relatore novità importanti arriveranno dall’Egitto. Egli non pensa, infatti, che possa esservi una vera riappacificazione con gli Usa ed Israele.
Per Birawi il fatto decisivo è che le sollevazioni hanno tolto di mezzo i guardiani degli interessi di Israele. E rivolgendosi ai sostenitori della tesi del complotto ha invitato al superamento dell’eurocentrismo, chiedendo di guardare alla realtà dei paesi arabi con gli occhi degli arabi.
E’ stata poi la volta di Yoav Bar (Haifa) per il quale la soluzione dei «due popoli, due stati» non è una soluzione. Anzi, per essere più precisi essa è la soluzione dell’imperialismo. Ed è una vera tragedia che la sinistra sia in buona parte su questa posizione. La soluzione è in realtà una sola: un unico Stato democratico con il diritto al ritorno per i palestinesi.
Parlando della conferenza di Haifa, Bar ha detto che siamo partiti dalla formula di «uno Stato democratico secolare», per arrivare a quella di uno «Stato democratico per la Palestina», una soluzione non accettata però da tutti partecipanti. Ora questa situazione è stata superata ed è nato un coordinamento unitario per un «unico Stato democratico palestinese», di cui lo stesso Bar è uno dei coordinatori internazionali.
Per il relatore le condizioni storiche portano a grandi cambiamenti. Da qui il suo ottimismo sulle attuali prospettive. «Con la forza di 300 milioni di arabi e quella dei popoli della Turchia e dell’Iran non ci saranno più ostacoli per costruire lo Stato unico di Palestina», è stata questa la sua conclusione.
L’ultima relazione è stata quella di Leo Gabriel, membro dell’esecutivo del Social Forum mondiale e molto attivo nelle azioni di solidarietà con la Palestina. Gabriel ha paragonato le primavere arabe con i cambiamenti avvenuti in America Latina, dove il tratto comune è rappresentato dal fatto che la gente ha cominciato a riappropriarsi della politica.
Sulla questione dello stato democratico, Gabriel ritiene che forse la precisazione sul suo carattere secolare sarebbe stata preferibile. A suo giudizio il movimento di solidarietà deve oggi affrontare soprattutto il problema della comunicazione. Da qui la necessità di campagne molto simboliche, in grado in questo modo di ottenere risultati con i media.
Del dibattito che si è sviluppato dopo questi quattro interventi, segnaliamo – per la sua rilevanza – una questione. Moreno Pasquinelli, rivolgendosi a Birawi, ha sollevato infatti il problema della posizione della Fratellanza Musulmana, favorevole all’intervento militare in Siria, una posizione che si ripercuote pesantemente nel movimento di solidarietà con la Palestina.
Birawi, precisando comunque di non rappresentare la Fratellanza, ha detto che non è vero che essa abbia preso una simile posizione, assunta invece su al Jazeera da un singolo esponente siriano. In ogni caso lui è totalmente contrario all’intervento straniero, pur condannando con forza un presidente che uccide il suo popolo.
La giornata di venerdì 24 è proseguita la sera con il forum sulla situazione egiziana.
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Egitto: restaurazione o rivoluzione? I militari, gli islamisti e il movimento di piazza Tahrir
La serata si è aperta con la proiezione del film-documentraio «Proibito», della regista egiziana Amal Ramsis, presente ad Assisi. Il film, girato nell’autunno 2010, è una sorta di fotografia sull’Egitto a tre mesi dalla sollevazione di piazza Tahrir. Come già si può intuire dal titolo, «Proibito» è una rassegna di tutte le proibizioni presenti nella società egiziana, sia nel campo dei diritti civili che in quello dei diritti sociali.
Ovviamente anche questo film nasce proibito, mentre dopo la caduta del regime la proiezione verrà autorizzata ed avverrà alla presenza del nuovo ministro della cultura.
Nel film si vedono anche i grandi scioperi e il nuovo clima affermatosi in Egitto a partire dal 2005, un passaggio che certo ha preparato la sollevazione del 2011. E’ a partire proprio dall’iniziativa di Kifaya contro Mubarak che la gente ha cominciato a prendere coraggio. Ed anche il risultato del candidato nasseriano alle presidenziali, Hamdin – che ha vinto nelle grandi città – è un segnale di notevole importanza.
Il film si chiude con le immagini della grande manifestazione in piazza Tahrir del 25 gennaio 2010, il momento che segnerà l’inizio della fine per il regime di Mubarak. La regista, intervenendo dopo la proiezione, ha spiegato che inizialmente il film si concludeva con la frase «abbiamo rovesciato il regime», mentre dopo un anno e mezzo da quei fatti, ed in particolare dopo la vittoria elettorale della Fratellanza Musulmana, è arrivata alla conclusione che in realtà «nulla è cambiato nel Paese».
Una posizione piuttosto netta, contestata in particolare da Moreno Pasquinelli.
Amal Ramsis ha detto che le proibizioni di ieri ci sono anche oggi, che il valico di Rafah è ancora sostanzialmente chiuso, che l’informazione è controllata, che il nuovo governo condanna gli scioperi come «controrivoluzionari», che la liquidazione di Tantawi da parte del presidente Morsi si deve soltanto ad un’alleanza di quest’ultimo con altri settori dell’esercito.
Pasquinelli ha replicato dicendo sostanzialmente tre cose. In primo luogo che è sbagliato parlare di una nuova dittatura, questa volta della Fratellanza Musulmana. In secondo luogo che, se così fosse, ciò significherebbe la sconfitta del movimento di Piazza Tahrir, mentre invece la situazione è ancora del tutto aperta. In terzo luogo, che la Fratellanza Musulmana egiziana non è certo al servizio dell’Arabia Saudita e del Qatar, come invece alcuni vorrebbero far credere. 
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16 pensieri su “ASSISI 4: I SALUTI DEL VESCOVO DI ASSISI”

  1. Anonimo dice:

    Rimango di stucco!!!!!! Vogliamo fare la rivoluzione e invitiamo addirittura i vescovi alle nostre assemblee???????

  2. Anonimo dice:

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

  3. Anonimo dice:

    Invece a me sembra che quando personaggi di alto rango come il vescovo, pubblicamente si dichiarano contrari ad interventi armati dall'esterno, in un paese come la Siria, favorevoli ad una soluzione democratica e politica e contro l'acuirsi di una guerra civile, che è ormai in corso, vale la pena invitarli a parlare, anche al Campo Antimperialista. Analisi sbagliata quella di anonimo!

  4. Anonimo dice:

    Non è venuto perché anche se avete alcune idee condivisibili siete impresentabili. Dovete imparare a usare un linguaggio meno becero e ricorsare sempre che se è vero che Siria e Iran non devono essere attaccate è anche vero che sono regimi dittatoriali in cui i diritti ymani vengono quotidianamente negati.

  5. Anonimo dice:

    e invece per me è giustissima, vi state Vendolizzando!

  6. redazione dice:

    Delle due l'una: ci stiamo "vendolizzando" o siamo "impresentabili"?Conoscere costa fatica e di questi tempi prevale la pigrizia del pensiero. E' più facile bollare e affibbiare etichette. Ho la sensazione che non avete capito molto, ne da dove veniamo, ne cosa proponiamo, ne dove vogliamo andare. E forse ciò dipende anche da un nostro difetto di comunicazione. Resta che certe volte le critiche appaiono come pregiudiziali. Clamorosa l'accusa mossaci su Iran e Siria, che lascia intendere che saremmo fans dei regimi in Siria e Iran. Roba da matti!

  7. Anonimo dice:

    So chi siete, cosa proponete, e so che vi state Vendolizzando: cominciate a far pic-nic coi vescovi, state facendo un partitello per togliere l'1% al PD, avete fatto decine previsioni sulla caduta dell'euro e non ci avete "azzeccato nemmeno una volta. Peccato il paese avrebbe bisogno proprio di una sollevazione non di chiacchere e Vendolate!

  8. redazione dice:

    UNA SCOMMESSA E UN INDOVINELLO:La scommessa: se previsione sulla sorte dell'euro abbiamo fatto è che non sopravviverà al 2015 (http://sollevazione.blogspot.it/2010/02/sopravvivera-leuro-fino-al-2015.html). In verità creperà prima. Scommettiamo?L'indovinello: provate a dire chi avanza queste idee politiche: i vendoliani o il Mpl:«(1) L’Italia deve ripudiare di pagare i debiti esteri verso la grande finanza speculativa. Non è ammissibile il paese sia gettato nella miseria per un’intera generazione per ingrassare la finanza speculativa internazionale. Soltanto preservando le nostre risorse eviteremo la deindustrializzazione, la miseria e il saccheggio dei risparmi;(2) L’Italia deve uscire dall’euro e dall’Unione europea, riconquistare sovranità politica e monetaria, reintrodurre la lira. La moneta è uno strumento indispensabile, senza il quale un paese non può decidere autonomamente, né politica economica, né politica fiscale, né le politiche valutarie. (3) Una volta riconquistata la sovranità monetaria la lira andrà svalutata per dare fiato all’industria e all’agricoltura italiane e dazi vanno posti su tutte le importazioni affinché sia portata in attivo la bilancia dei pagamenti;(4) Occorre trasformare e nazionalizzare il sistema bancario e assicurativo. Basta con le banche d’affari che giocano i depositi e i risparmi nel gioco d’azzardo dei mercati finanziari. Le banche hanno una funzione economica e sociale di primaria importanza e questo implica che siano sottoposte ad un controllo pubblico.(5) Va infine adottato un piano nazionale per il lavoro, mettendo al centro la qualità della vita dei cittadini e la tutela dell'ambiente, poiché non dal capitale sgorgano ricchezza e benessere, ma dal madre natura e padre lavoro.Non saranno i partiti delle classi dominanti a potere adottare queste misure che solo eviteranno al popolo lavoratore decenni di miseria e di stenti. O il popolo alza la testa e si solleva oppure non avrà scampo. Per salvare il paese dalla catastrofe occorre una rivoluzione democratica che stabilisca un governo popolare d’emergenza.Ed è per avanzare su questa via che occorre dare vita, prima possibile, ad un ampio fronte popolare che raggruppi tutte le forze che vogliono rovesciare questo sistema.»

  9. Anonimo dice:

    "…Delle due l'una: ci stiamo "vendolizzando" o siamo "impresentabili"?…"Troppo comodo Redazione, i giochetti verbali fregano solo voi stessi.Non solo, ma non capite niente come al solito. So benissimo, perché è ovvio, che non siete fans dell' Iran e infatti NON l' ho scritto. Ho detto (leggete prego) che avete ragione a difendere l' indipendenza e l' autodeterminazione di Siria e Iran (e ve l' ha detto anche il vescovo); il problema è che quando si parla di quei paesi non si può non dire che là i diritti umani sono negati e soprattutto quelli delle donne. Ne avete parlato al meeting? No, solo un ragazzo ha ricordato il problema e la risposta del professore iraniano è stata che l' Iran è un esempio di democrazia "perché è meglio dell' Arabia Saudita". Che cacchio significa? Guardate che se date un bacio a una fidanzata a Teheran sono previste sanzioni corporali; l' adulterio è punito in modo spaventoso; una donna non può andare al ristorante vestita come gli pare…perché non ne parlate? E' vero che i cambiamenti non possono essere improvvisi perché il loro popolo non capirebbe ma da parte dell' intelligentsia locale e da parte vostra ci si aspetta che almeno riconosciate che il problema esiste e che lo stato di fatto è inaccettabile. Invece niente di tutto questo ed è per questo motivo che siete impresentabili. Non ci si può lamentare del comportamento degli USA e poi non dire niente sui problemi terribili del regime degli Ayatollah; ad Assisi non si è detto una singola parola su questo, è un errore che vi si ritorce contro e che vi confina dentro un consenso di meno dell'1%. Lo sapete e perseverate nell' errore marchiano, come mai?

  10. Anonimo dice:

    Redazione il popolo deve imparare a parlare in modo da convincere i cittadini e non solo per riempirsi la bocca di retorica. Le vostre idee sono giuste ma nessuno vi segue, riflettete se non state facendo qualche errore.

  11. Anonimo dice:

    Io sono del MPl, che non è la stessa cosa del campo Antimperialista, che ha organizzato il Campo. Prima di tutto tanto di cappello all'iniziatuva di Assisi. NOn avevo mai vissuto una'esperienza del genere. Gli impresentabili sono gli zombi della sinistra borghese appendici del Pd. Detto questo il resoconto che fai mi sembra falso: le critiche al professore iraniano sono state fatte e come. In almeno tre interventi. Ho il sospetto che tu fai finta di esserci stato ad Assisi. Io sono per i pieni diritti di libertà in Iran come altrove e so che tutto il MPl la pensa così. Idem con patate per la Siria. Impresentabile è la sinistra sionistizzata che vede solo i diritti individuali (importanti) e quindi condanna anche Cuba o Hamas a Gaza, ad esempio, senza considerare che sotto assedio nessun paese può assicurare democrazia a tutte le opposizioni.

  12. Anonimo dice:

    Ci sono stato invece e voi continuate pure a non capire i vostri sbagli. Pochissimi vi seguono nonostante abbiate ragione su molti punti ma voi insistete e rispondete alle critiche dicendo che si sta mentendo; non caverete un ragno dal buco e ve lo meritate perché siete dei pasticcioni velleitari.

  13. Possibilista dice:

    Forse al campo c'erano poche persone, quest'anno non c'ero e non posso dirlo. Tuttavia, non ho dubbi che le critiche siano state serrate per tutti, soprattutto per coloro che godono si un certo sostegno a sinistra. Lo stile del Campo è questo, del resto.Sul perché invece pur avendo ragione si rimanga minoranza una idea ce l'ho. Il motivo è che dare seguito alle idee giuste è molto faticoso quando queste sono rivoluzionarie. Non c'è quindi molto da stupirsi. Le idee giuste fecondano quando è giunto il loro momento, e probabilmente questo non è ancora arrivato.

  14. Anonimo dice:

    Raramente intervengo ma mi sembra che questo sig.Anomimo che attacca l'inziativa di Assisidel Campo pecchi di presunzione. Io non sono del campo ma mi sembra che l'iniziativa di Siria e Iran sia stata affrontata in modo innovativo da antimperialisti e da coloro che hanno a cuore la sorte dei popoli. Il richiamare in ballo i Diritti Umani così astrattamente scorporandoli dal contesto specifico, dalla storia dell'Iran mi pare una posizione borghese e qualunquista molto pericolosa che vuole anteporre la questione magari del velo alle donne, dei gay rispetto alla possibile guerra e a un'attacco esterno alla Siria e all'Iran. Le tue posizioni sono quelle che già conosciamo e sono proprio quelle che legittimarono gi USA e i suoi alleati davanti agli occhi del mondo a sferrare l'attacco all'Irak. La storia si ripete ma oggi il movimento contro la guerra non cadrà più in questa trappola borghese. Ti saluto e studia più la storia recente delle ultime guerre e capirai un po' di più prima di dire delle fregnaccie sul campo e su MPL.

  15. Anonimo dice:

    "Il richiamare in ballo i Diritti Umani così astrattamente scorporandoli dal contesto specifico"Ma di cosa cianci? Ai tempi di Mossadeq (Mossadeq era uno quasi di sinistra, eh?) l' Iran era un paese civilissimo e poi proprio alcuni Ayatollah (non tutti) hanno cospirato con le potenze occidentali per rimettere lo Sha sul trono. Gli stessi Ayatollah in seguito si sono rivoltati contro il re e adesso stiamo nel medioevo pieno.Caro ingenuo, non mi vorrai contestualizzare il fatto che le adultere vengono frustate, no? Che cacchio di relazione vedi fra l' eventuale attacco USA e il fatto che si frustino le donne o i gay o che i fidanzati non possano girare mano nella mano? Te lo ripeto fiducioso che tanto non capirai una mazza:L' IRAN HA UNA PESSIMA IMMAGINE INTERNAZIONALE. COME FA A MIGLIORARLA IN UN – GIORNO – UNO? BASTA CHE COMINCI A PROMULGARE DELLE LEGGI CHE RIDUCANO LE PENE DELLE ADULTERE, LE EQUIPARINO A QUELLE DEGLI ADULTERI MASCHI, CHE PERMETTANO VESTITI UN MINIMO PIù LIBERI ALLE DONNE…GIà SOLO QUESTO CAMBIEREBBE DA COSì A COSì IL LIVELLO DI SOSTEGNO ALLA SUA BATTAGLIA DI INDIPENDENZA.Ad Assisi si è detto che Israele cura molto bene il proprio consenso negli USA. Imparate pure voi a costruire un consenso e iniziate subito dall' essere meno beceri e scalcagnati."Le tue posizioni sono quelle che già conosciamo e sono proprio quelle che legittimarono gi USA e i suoi alleati davanti agli occhi del mondo a sferrare l'attacco all'Irak."Poveretto.

  16. Anonimo dice:

    E ha messo la croce davanti alle sue iniziali, tipo "Vade Retro"…

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