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SUICIDIO: QUESTA VOLTA RIFONDAZIONE FORSE CE LA FA

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Della serie: l’Arcobaleno diventa arancione

di Piemme

Quelli dell’ALBA (Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente) usciti alla ribalta nel marzo scorso con il Manifesto per un soggetto politico nuovo, erano forse stati presi sottogamba. Per mesi erano andati sottacqua, sembravano inabissatisi. E invece rieccoteli, più baldanzosi che mai. Il 5 novembre hanno diffuso un’altro appello e, senza peli sulla lingua affermano di porsi come fulcro di una “grande lista elettorale”. (arancione). Leggete più sotto questo appello e vi farete un’idea di quel che sono. Un antimontismo certamente deciso e sincero il resto fuffa minimalista.


Estrema, sfrontata anzi, la rimozione della fuoriuscita dal capitalismo e più che mai dell’orizzonte socialista. Superficiale quant’altre mai l’analisi della crisi del neoliberismo,  del capitalismo casinò e delle su contraddizioni insolubili. Neanche una parola contro l’Unione europea e la sua moneta sciacciasassi. L’alternativa che propinano è lo sporco delle unghie del vecchio nobile riformismo socialdemocratico: il puro e semplice ritorno al vecchio capitalismo del welfare. La loro presunzione è tuttavia indirettamente proporzionale allo loro pochezza politica, ovvero smisurata.

Non mettiamo in discussione l’onestà intellettuale di questi intellettuali. Di sicuro sono furbi. Han capito due cose semplici semplici: che l’incatenamento del Pd al governo Monti apre un’autostrada a sinistra e che, le forze a sinistra del Pd sono in stato di agonia. Quindi avanti tutta! con l’idea di un carrozzone elettorale “arancione” (rosso non va più di moda), con loro evidentemente al centro.

Il sindaco di Napoli De Magistris (e, chissà, forse sarà della partita anche Ingroia —un’altro partito dei giudici?) ha già detto che non si tirerà indietro. Come oramai va di moda, nel periodo della politica che più liquida è gassosa, il sindaco l’ha comunicato attraverso i:

«Condivido il contenuto e lo spirito dell’appello per le elezioni politiche del 2013 ‘Cambiare si puo” promosso e già sottoscritto da importanti esponenti del mondo della cultura e dell’università, della magistratura e della società civile, dei movimenti e dell’amministrazione locale”. Scrive su facebook Luigi De Magistris. “Non posso infatti che riconoscere, come scritto nell’appello, l’importanza di centrare ‘l’obiettivo di presentare alle elezioni del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono».

E fin qui ci siamo. Tutto, o quasi, previsto.

Non era previsto che il Partito della rifondazione comunista, rimasto orfano della defunta Fds, per bocca del suo segretario Ferrero, abboccasse in quattro e quattr’otto. Diversamente da De Magistris, che s’è fatto avanti via Facebook, Ferrero ha scelto Twitter. Ecco le sue parole:

«Ho molto apprezzato l’ottimo l’appello ‘Cambiare si puo”, sia per i suoi contenuti che per la proposta politica che avanza. La costruzione di una lista antiliberista unitaria, che proponga una alternativa chiara alle politiche praticate dal governo Monti e decise a livello europeo, è infatti un obiettivo non solo utile ma necessario. L’appello “Cambiare si può” – anche a partire dall’autorevolezza dei suoi sottoscrittori – rappresenta quindi il punto di partenza del processo costituente di questa lista, un processo che condividiamo e in cui ci sentiamo pienamente impegnati».


Già decisa quindi l’immersione del Prc nella paluda arancione? Non è detto. Di qui alle elezioni ci sono sei mesi, molte cose potrebbero accadere, non è chiaro ancora con quale meccanismo elettorale si voterà. Potrebbe accadere che dopo la fine indecorosa della Fds a causa del contrasto col Pd, non tutti nel Prc siano disposti a seguire la via del suicidio di partito. Se ho capito qualcosa della base militante del Prc (ma confesso che mi vengono dubbi su questa certezza), essa avrebbe sì perorato una alleanza elettorale, ma con tutto quanto si trova sul fianco sinistro del loro partito. Per essere chiari: il poliverso che si è espresso nella manifestazione del 17 ottobre a Roma o No Monti Day.

E’ evidentissimo per chi bazzichi l’ambiente, che l’alleanza con ALBA, sulla base della piattaforma che ALBA ha letteralmente scolpito nell’ultimo appello (vedi sotto), è evidentissimo, dicevo, che questa eventuale alleanza implica una rottura senza sé e senza ma con la sinistra politica, sindacale e sociale effettivamente radicale diffusa nel paese. Ecco, io non penso che questa nuova riedizione, riveduta e corretta, per non dire peggiorata dell’Arcobaleno, possa facilmente essere digerita dal corpo militante di Rifondazione, che fa fatica a tenere in piedi il partito. Una simile operazione risponde anzitutto ai desiderata  del ceto politico dirigente, in preda ad appetiti parlamentaristici compulsivi, un ceto che per riconquistare gli scranni ha bisogno di migliaia di portatori d’acqua, di portatori di voti in campagna elettorale. Migliaia di compagni che quelli di ALBA sanno bene sono indispensabili per  anche solo immaginare di andare alle elezioni. Chi ci andrà ad attaccare i manifesti, a volantinare? Chi ci metterà soldi e impegno snervante per la lista degli arancioni? Ma è chiaro, le ultime migliaia reduci dalla vicenda rifondarola (visto che i vendoliani se ne sono andati col Pd di Bersani).
E per favore! Non ci si venga a dire che  questa cosa è la “Syriza italiana”. Con tutti i limiti (e su questo blog li abbiamo segnalati) Syriza è anzitutto un blocco, non solo elettorale ma politico e sociale, di settori radicali, anticapitalisti e rivoluzionari della sinistra greca. ALBA non parla per niente ai settori popolari falcidiati dalla crisi capitalistica, non da voce alle spinte alla rivolta, non accenna nemmeno alla necessità di rovesciare l’ordine di cose esistente. E’ vero che ALBA non è ceto politico, è ceto intellettuale, ma di tipo liberale-borghese, che non è certo garanzia d un prodotto migliore. Una Syriza in Italia può esserci e avrebbe un grande spazio, ma non la si fa di sicuro con ALBA. La si fa, semmai, con un’alleanza e un patto tra le forze che erano in strada a Roma il 27 ottobre.

Se il Prc scegliesse davvero la linea Ferrero, non solo esso ucciderebbe sulla culla questa possibilità, ho il sospetto che commetterebbe definitivo suicidio. Speriamo che la “base” non accetterà questa eutanasia.

Il testo dell’Appello: «CAMBIARE SI PUO’»

Le differenze economiche e sociali crescono, le disonestà individuali o di gruppi sono diventate corruzione del sistema, la distanza tra stato e società e tra organi rappresentativi e cittadini non è mai stata così elevata. La possibilità di contare e di decidere sulla propria vita e sul proprio futuro è quotidianamente frustrata da decisioni verticistiche e incontrollabili. Così lo stesso desiderio di partecipazione politica si affievolisce, riducendosi a esplosioni di rabbia, alla fuga dal voto o all’adesione a proposte populiste (egualmente presenti dentro e fuori le forze politiche tradizionali). Prevale l’idea che non ci sia più nulla da fare perché ogni scelta è obbligata e «imposta dall’Europa» (cioè dai mercati). Il modello sociale europeo è cancellato dalle compatibilità economico-finanziarie in una concezione dell’economia che non lascia spazio alla politica.

Questa posizione è stata da tempo abbracciata dal Partito democratico e si è tradotta nell’appoggio senza se e senza ma al governo Monti, nel concorso all’approvazione del cosiddetto patto fiscale e della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio, nel contributo alla riduzione delle tutele del lavoro, nel sostegno alle grandi opere, nel frequente aggiramento dell’esito referendario in favore dell’acqua pubblica.

È una prospettiva nella quale si è inserito, da ultimo, il gruppo dirigente di Sel con la scelta di partecipare alle primarie, in una alleanza che ne sancisce la subalternità al Partito democratico (a prescindere dallo stesso esito delle primarie).

Dall’altra parte c’è la posizione del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che, pur partendo da una condivisibile critica radicale di questa classe politica e di questi partiti, non offre risposte sul piano della democrazia costituzionale e di una diversa uscita dalla crisi in atto.
A fronte di ciò non è più possibile stare a guardare o limitarsi alla critica.

L’attuale pensiero unico e il conseguente orizzonte politico sono modificabili. Esiste un’alternativa forte, sobria e convincente alla politica liberista che, in tutta Europa, sta distruggendo il tessuto sociale senza dare soluzione a una crisi che non accenna a diminuire nonostante le rassicurazioni di facciata.

È un’alternativa che si fonda sulle promesse di civiltà contenute nella nostra Carta fondamentale: la Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto al lavoro e, in quanto lavoratori, a una retribuzione sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa: noi vogliamo che questi principi siano attuati e posti a base delle politiche economiche e sociali. È un’alternativa che esprime una cultura politica nuova, che si prende cura degli altri e rifiuta il leaderismo, che parla il linguaggio della vita della persone e non quello degli apparati, che include nelle discussioni e decisioni pubbliche la cittadinanza attiva.

Un’alternativa capace di fare emergere, con l’impegno collettivo, una nuova rappresentanza politica preparata, capace, disinteressata al tornaconto personale e realmente al servizio della comunità. Un’alternativa in grado di produrre antidoti a quel sistema clientelare che ha generato corruzione e inquinamento mafioso e di trasformare lo stato rendendolo trasparente, de-centralizzato ed efficiente. Un’alternativa, quindi, che guarda a un mondo diverso, in cui si rispetti l’ambiente, siano valorizzati i beni comuni, si pratichi l’accoglienza, si assicuri a tutte e tutti la possibilità di una vita degna di essere vissuta anche se si è vecchi, malati o senza lavoro o se si è arrivati nel nostro paese per viverci e lavorare. Non è un’illusione, ma il compito di una politica lungimirante: il welfare, lungi dall’essere un lusso dei periodi di prosperità, è la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scorso. E non c’è solo una prospettiva di tempi lunghi. Ci sono azioni positive da realizzare e scelte sbagliate da contrastare. Subito.

L’elenco è semplice e riguarda sia gli interventi indispensabili che le modalità per recuperare le risorse necessarie. Da un lato, la rinegoziazione delle normative europee che impongono politiche economiche recessive; un progetto di riconversione di ampi settori dell’economia in grado di rilanciare rapidamente l’occupazione con migliaia di piccole opere di evidente e immediata utilità collettiva; un piano di riassetto del territorio nazionale e dei suoi usi mirante a garantire la sicurezza dei cittadini e la riduzione del consumo di suoli agricoli; un’imposizione fiscale equa ed efficace (estesa ai patrimoni e alle rendite finanziarie nonché alle proprietà ecclesiastiche); il potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale; il ripristino delle tutele fondamentali del lavoro e dei lavoratori; la sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, affiancata dall’introduzione di un reddito di cittadinanza; l’attuazione di forme di sostegno e promozione delle esperienze di economie di cooperazione e solidarietà; l’investimento a favore della scuola e dell’università pubblica, a sostegno della formazione, della cultura, della ricerca e dell’innovazione; il rispetto pieno e immediato dei referendum 2011 sui beni comuni e contro la vendita ai privati dei servizi pubblici locali; un’effettiva riforma del sistema dell’informazione e del conflitto di interessi; il pieno riconoscimento dei diritti civili degli individui e delle coppie a prescindere dal genere e l’accesso alla cittadinanza per tutti i nati in Italia.

Dall’altro: una reale azione di contrasto dell’evasione fiscale e della corruzione; il ritiro da tutte le operazioni di guerra e l’abbattimento delle spese militari; la definitiva rinuncia alle grandi opere (a cominciare dalla linea Tav Torino-Lione e dal ponte sullo Stretto); l’abrogazione delle leggi ad personam (che sanciscono la disuguaglianza anche formale tra i cittadini); la previsione di un tetto massimo per i compensi pubblici e privati e l’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche.
I fatti richiedono un’iniziativa politica nuova e intransigente, per non restare muti di fronte a opzioni che non ci corrispondono.

Un’iniziativa politica nuova e non la raccolta dei cocci di esperienze fallite, dei vecchi ceti politici, delle sigle di partito, della protesta populista. Un’iniziativa che porti alla costituzione di un polo alternativo agli attuali schieramenti, con uno sbocco immediato anche a livello elettorale. Un’iniziativa che parta dalle centinaia di migliaia di persone che nell’ultimo decennio si sono mobilitate in mille occasioni, dalla pace ai referendum, e che aggreghi movimenti, associazioni, singoli, amministratori di piccole e grandi città, lavoratrici e lavoratori, precari, disoccupati, studenti, insegnanti, intellettuali, pensionati, migranti in un progetto di rinnovamento delle modalità della rappresentanza che veda, tra l’altro, una effettiva parità dei sessi.

È un’operazione complicata ma necessaria, che deve essere messa in campo subito. Negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi appelli in questo senso. È tempo di unire passione, intelligenze, capacità ed entusiasmo per costruire una proposta elettorale coerente con questa prospettiva, in cui non ci siano ospiti e ospitanti, leader e gregari ma un popolo interessato a praticare e promuovere cambiamento.

È questo il senso della campagna “CAMBIARE SI PUÒ! NOI CI SIAMO”, nella quale abbiamo deciso di impegnarci con l’obiettivo di presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono.
Noi ci siamo e pensiamo che molte e molti vogliano costruire con noi questo percorso.

Ma le firme non bastano.

Serve che tutti noi, che aderiamo a questa campagna, ci incontriamo in una assemblea pubblica, che proponiamo per il 1° dicembre.

Promotori:
Luciano Gallino (professore sociologia, Università di Torino)
Livio Pepino (magistrato, responsabile Edizioni Gruppo Abele)
Marco Revelli (professore di scienza della politica, Università del Piemonte orientale)
don Marcello Cozzi (vicepresidente nazionale Libera)
Antonio Di Luca (operaio, Fiom, Pomigliano)
Chiara Sasso (scrittrice, Coordinamento Rete dei Comuni Solidali)
Vittorio Agnoletto (medico)
Andrea Aimar (Officine corsare, Torino)
Caterina Avanza (Ethicando)
Andrea Bagni (insegnante, redazione École, Firenze)
Piero Basso (dirigente di azienda)
Bengasi Battisti (sindaco Comune Corchiano, coordinatore nazionale enti locali per l’Acqua bene comune)
Oliviero Beha (giornalista e scrittore)
Lorenzo Bicchi (ferroviere, delegato sindacale, Firenze)
Cinzia Bottene (No Dal Molin, consigliera Comune di Vicenza)
Antonio Bruno (consigliere Comune di Genova)
Massimo Carlotto (scrittore)
Emilio Chiaberto (sindaco di Villar Focchiardo, Val Susa)
Ivan Cicconi (esperto di infrastrutture e appalti pubblici, Bologna)
Nicolella Clizia (consigliera Comune di Genova)
Ylenia da Valle (biologa, Università di Pisa)
Maurizio Del Bufalo (coordinatore di Cinema e Diritti, Napoli)
Donatella Della Porta (professore scienze politiche e sociologia, Istituto Universitario Europeo, Firenze)
Mariangela Delogu (delegata Rsu La Rinascente)
Gianna De Masi (assessore Comune di Rivalta)
Francesca Fornario (autrice satirica, videomaker, giornalista di Pubblico)
Flavia Fortunati (Libera, Perugia)
Dario Fracchia (sindaco di Sant’Ambrogio, Val Susa)
don Andrea Gallo (Comunità San Benedetto al Porto Genova)
Piero Gilardi (artista)
Paul Ginsborg (professore di storia contemporanea, Università di Firenze)
Haidi Giuliani (già insegnante)
Lorenzo Guadagnucci (giornalista, Comitato verità e giustizia per Genova)
Sabina Guzzanti (artista)
Sergio Labate (ricercatore Università di Macerata)
Roberto Lamacchia (avvocato, presidente Associazione italiana Giuristi democratici)
Enrico Lauricella (visual designer, Prato)
Chiara Lesmo (assessore alle politiche sociali Comune di Novate)
Domenico Lucano (sindaco di Riace)
Alberto Lucarelli (professore, assessore Comune Napoli e coautore quesiti referendari sull’acqua)
don Aniello Manganiello (già parroco di Scampia)
Rino Marceca (vice presidente Comunità montana Valle di Susa e val Sangone)
Teresa Masciopinto (responsabile culturale area sud Banca Etica)
Ugo Mattei (professore di diritto civile, Università di Torino, coautore quesiti referendari sull’acqua)
Sandro Medici (giornalista, presidente del X Municipio di Roma)
Emilio Molinari (presidente Comitato italiano per un Contratto mondiale sull’acqua)
Andrea Mormiroli (referente area Tratta e marginalità sociale, cooperativa Dedalus, Napoli)
Guido Ortona (professore di politica economica, Università del Piemonte orientale)
Moni Ovadia (artista)
Giovanni Palombarini (magistrato, pubblicista)
Rosangela Paparella (insegnante e attivista politiche di genere, Bari)
Tonino Perna (professore di sociologia economica, Università di Messina)
Riccardo Petrella (professore Università cattolica di Lovanio, fondatore Comitato Mondiale dell’Acqua)
Nicoletta Pirotta (presidente Iniziativa femminista europea)
Michele Pistone (delegato Rsu STM, Catania)
Matteo Pucciarelli (giornalista di Repubblica)
Leana Quilici (assessore Comune di Capannori)
Roberta Roberti (insegnante, Parma)
Marco Rovelli (scrittore e musicista)
Luca Sappino (giornalista di Pubblico)
Giuseppe Sergi (professore storia medievale, Università di Torino)
Giacomo Sferlazzo (cantautore, Askavusa, Lampedusa
Lorenzo Signori (presidio di San Pietro di Rosà,Vicenza)
Paolo Sollier (allenatore di calcio e scrittore, già calciatore)
Gianmaria Testa (musicista e cantautore)
Gianni Tognoni (medico, segretario del Tribunale permanente dei popoli)
Francesco Vallerani (professore di geografia, Università Ca’ Foscari, Venezia)
Guido Viale (economista, giornalista e studioso di tematiche ambientali, Milano)
Laura Vigni (consigliere Comune di Siena)
Attilio Wanderlingh (giornalista, editore, Caffè letterario Intra Moenia, Napoli)
Alfredo Zuppiroli (primario cardiologo, Firenze)

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12 pensieri su “SUICIDIO: QUESTA VOLTA RIFONDAZIONE FORSE CE LA FA”

  1. Anonimo dice:

    Belle parole sui diritti civili e sociali (welfare) che vengono sempre più distrutti, su ripresa e sviluppo auspicabili (chi mai auspica -a parole- crisi e recessione?), penosa pretesa di rinegoziare i dictat dell' U E(assolutamente da non rimettere in discussione come tale!) e dgli usuraai dei monopoli finanziari, nessuna parola contro il capitalismo e per trasformazioni strutturali (per lo meno, oltre all' uscita dall' UE, nazionalizzazione di banche e assicurazioni e legge elettorale assolutamente proporzionale, l' unica ammessa dalla costituzione):A me (contrariamente a PM) sembra esattamente la stessa fuffa di SyrizaGiulio Bonali

  2. la congiura degli eguali dice:

    io ritengo che non bisogna affogare la speranza del 27 ottobre scorso; e perciò considerò utile che ci si sforzi per la costruzione del fronte popolare e per essere presenti alle politiche del 2013; occorre umiltà nel mettere da parte le assolute certezze di ogni gruppo o partitino e movimento; le elezioni non sono l'arma risolutiva per il governo dei lavoratori ma comunque sono una occasione per fare conoscere meglio la nostra idea di società di lberi ed eguali; occorre riparlare con più determinazione di socialismo, prospettiva che la sinistra ex radicale sembra cancellare dall'orizzonte almeno quello immediato.

  3. Anonimo dice:

    @ Congiura: mi va tutto bene quel che dici ma…. perché, se proprio devo dare un voto contro Monti, dovrei votare "alba" e non M5S?

  4. Anonimo dice:

    Anonimo Gianmarcocaro Bonali: forse sbaglio ma questa di ALBA mi sembra —una classica operazione elettoralistica, del tutto estranea al conflitto sociale, pur difficile, che c'è in Italia. Nessun radicamento, nessuna lotta, nessuna battaglia. SIRIZA invece è cresciuta dal 6% al 25% nel conflitto duro e grazie al conflitto!!! Mi pare una differenza sostanziale.

  5. la congiura degli eguali dice:

    @anonimo delle 10:47: quando parlo di fronte popolare non mi riferisco affatto ad alba, che per me non è altri che un gruppo di intellettuali sul viale del tramonto che dall'alto del loro sapere vogliono sempre indicare ai lavoratori cosa fare; invece loro dovrebbero imparare dai lavoratori e dai ceti socilai sfruttati; ne tantomeno mi intere4ssa il m5s che tutto sommato è utile al capitalismo italiano; bisogna fare crescere l'esperienza del 27 ottobre per il fronte popolare che abbia il socialismo come prospettiva; se la sinistra ex parlamentare ci sta bene altrimenti che vada per la sua strada fallimentare.

  6. ulisse dice:

    che c'è ne facciamo di belle parole senza il vero costrutto che per uscire da una politica neoliberista ci vuole un ritorno alla sovranità statuale e del popolo compresa quella di una moneta di proprietà dello Stato?eliminando l'euro salviamo non solo l'Italia ma l'Europa intera.tutto il resto è noia politicamente cadavericaferraioli domenico

  7. Anonimo dice:

    Anonimo GapareA giudicare dal contenuto dell'Appello viene da pensare che si tratta di persone dotate di buone intenzioni, ma é da ricordare pure che " La via dell'inferno é lastricata di buone intenzioni" come dice il proverbio. La forma comunicativa invero é un po' prolissa il che é caratteristica inevitabile per degli intellettuali. Diceva Shakespeare in una delle sue tragedie che "Il pensiero uccide l'azione". Forse per attrarre consenso, l'appello sembra un po' carente di quel dinamismo polemico ed anche aggressivo che la tremenda guerra in corso di cui il popolo soffre le drammatiche conseguenze richiederebbe. Non sembra cioé un appello trascinatore. In certe circostanze la vivacità (veemenza) oratoria é una qualità irrinunciabile.

  8. Anonimo dice:

    Caro Gian Marco, se é per i risultati elettrorali, allora anche PD e e PDL hanno ripetutamente raggiunto il 25%…Il punto é che, se non mi é sfuggito qualcosa di importante per mancanza di tempo e/o attenzione (da parte mia), anche Syriza pretenderebbe di rinegoziare i dictat dell' EU senza proporsi né l' uscita dall' euro, nè tantomeno deall' EU, nè ancora di meno nazionalizzazioni di banche e assicurazioni.Giulio Bonali

  9. Anonimo dice:

    …e allora (sempre: se non mi é sfuggito qualcosa di imporatnte) le sue sono chiacchiere, fuffaGiulio Bonali

  10. Anonimo dice:

    A parte il fatto che il 27 ottobre, anche se meno partecipazione dello scorso anno, non lo butterei via, calcolando che di forze politiche ne erano pochissime e mancavano forse quelle più note come PD, SEL, sindacati come CGIL, quindi, diciamo che è riuscita abbastanza. Lamento il fatto che comunque, nonostante la situazione lavorativa sia peggiorata di molto dallo scorso anno, non capisco perchè la gente preferisca continuare a rimanere seduta sul divano anzichè scendere in piazza per riprendersi la propria vita, la propria dignità, evidentemente, a molti sta bene così, dopotutto, penso che a rappresentarci, abbiamo quello che meritiamo.Al PRC ho già consigliato di riconquistare la propria dignità, di non coalizzarsi con lo schifo che è in giro ma, continua a volersi suicidare per forza quindi sinceramente, facesse ciò che vuole, se sta bene a loro, a me no quindi, ne sono uscita fuori. Adesso, il problema è che non si sa a chi dare il voto.Non c'è un' alternativa seria, solite chiacchiere e come sempre, finirà che ci ritroveremo anche dentro ALBA, i soliti noti, stessa storia della moda della "LISTA CIVICA", cambiare si può ma poi, solite facce, soliti giochi, mai risoluzione ai problemi. L' unica soluzione è quella di riunire tutte le forze, tutti i movimenti(e non mi riferisco a m5s) come MPL, Campo Antimperialista, forconi, briganti,tutte quelle forze che vogliono e credono in un cambiamento, senza stare a discutere sul simbolo, sul nome,tanto l' obiettivo è unico. Allora vediamo di costruire tutti insieme, qualcosa per il quale valga la pena andare avanti, vediamo di non dare il solito voto a parenti, amici, continuando a coltivare i propri orticelli. Che si costruisca qualcosa per il futuro del paese, che sia rivoluzione, che siano elezioni o altro, l' importante è cercare di essere uniti e di uscire da tutto questo schifo che non chiamerei crisi ma dittatura globale.

  11. la congiura degli eguali dice:

    concordo pienamente.

  12. cub portogruaro dice:

    concordo pure io con la compagna,ca ,mpl forconi briganti ribelli o altro ,sulle basi di una reale uscita da euro,mastritcht eurobanche, e per il socialismo autentico,anticapitalista e sovranitario.sandro cub portogruaro

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