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LE RIPARAZIONI TEDESCHE E IL DEBITO ITALIANO di Giorgio Cremaschi

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18 giugno. Punti politici importanti ci dividono da Giorgio Cremaschi, tra cui il suo rifiuto (frutto di un pregiudizio dottrinario tardo-operaista) di impugnare l’uscita dall’euro e la riconquista della sovranità monetaria —parte integrante di quella nazionale e democratica. Il più delle volte invece dice cose e svolge analisi perfettamante condivisibili.
 
«Negli anni 20 del secolo scorso la Germania democratica di Weimar fu affamata dalle potenze occidentali che pretendevano il pagamento di colossali riparazioni di guerra.

Il sistema politico di quel paese , fondato sulle larghe intese tra socialdemocrazia e centrodestra democratico, cercò di barcamenarsi un po’ pagando il debito e un po’ cercando di dilazionarlo. La crisi economica degli anni trenta travolse la giovane democrazia tedesca e portò al potere Hitler, che subito dichiarò la denuncia unilaterale del pagamento delle riparazioni di guerra. Le potenze democratiche occidentali subirono e concessero al dittatore tedesco quello che avevano rifiutato ai governi democratici.

Silvio Berlusconi non ha alcuna credibilità personale e politica quando afferma che l’Italia deve ignorare i vincoli europei e sforare il tetto al 3 % al deficit pubblico, e così non aumentare l’Iva.

Non è credibile non solo per quello che è e rappresenta, ma anche per quello che ha votato sia come presidente del consiglio, sia nell’anno di sostegno al governo Monti.

Il pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, che secondo il primo ministro conservatore britannico significa mettere fuori legge le politiche keynesiane. L’adesione al fiscal compact e a tutti i patti e ai vincoli connessi, il sostegno a Draghi e prima a Trichet e alla politica della BCE, sono tutti atti condivisi e votati da Berlusconi e dalla destra, Lega compresa. Quindi anche questa sua ultima affermazione fa parte del teatrino della politica, e magari troverà correzioni e smentite, anche perché è accompagnata dal rinnovato e caloroso sostegno al governo Letta, che del vincolo europeo ha fatto una bandiera.

Se dunque Berlusconi non è credibile e creduto quando parla di ignorare i vincoli europei, nulla toglie al fatto che essi siano oramai insostenibili per noi, come le passate riparazioni di guerra della Germania.

L’Italia è in una recessione senza fine, che si aggrava anche per le politiche di austerità e rigore di bilancio. Ogni anno dobbiamo trovare circa 80 miliardi di euro solo per pagare gli interessi sul debito. Dal 2014, secondo il patto fiscale europeo, dovremmo anche cominciare a ridurre lo stesso ammontare del debito, almeno di 50 miliardi di euro all’anno. In tutto ben 130 miliardi di euro che vengono sottratti al paese e alla economia reale per foraggiare benché è finanza. E per di più dovendo avere il bilancio pubblico in sostanziale pareggio.

Si è facili profeti a prevedere che lo stato dovrà ancor più programmare tagli di spesa e massacro sociale, con l’effetto che la crisi si aggraverà e paradossalmente il debito continuerà ad aumentare. Stiamo seguendo esattamente la via della Grecia, che ogni giorno chiude qualche istituzione pubblica, ultime le orchestre sinfoniche, dopo aver chiuso le fabbriche, abbassato il salario a 500 euro al mese e svenduto alle multinzionali tutto ciò,che poteva essere messo all’asta.

Quella nota associazione marxista che è il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rimproverato le istituzioni europee di aver esagerato con l’austerità in Grecia. Ha risposto stizzito il “progressista” Draghi, rivendicando tutto. Quindi in Italia come in Grecia si va avanti, la guerra continua fino alla distruzione finale. A meno di non dire un chiaro no alla continuazione di queste politiche economiche criminali.

O saranno le forze democratiche a dire basta al pareggio,di bilancio e al fiscal compact, magari presentando a Giorgio Napolitano il conto di quanto sono aumentati il debito pubblico, la disoccupazione e la povertà da quando rigore e austerità sono diventate bandiere costituzionali.

O saranno le forze democratiche a rompere i vincoli europei, o questi ultimi distruggeranno la nostra democrazia.

E allora sarà un potere autoritario quello che sbeffeggerà la BCE e le istituzioni europee, che a quel punto, come nel .passato, vilmente si piegheranno.

Ps. La Germania recentemente ha pagato tutto ciò che restava delle riparazioni della prima guerra mondiale. Ha sanato il suo debito con poche centinaia di milioni di euro, un saldo tra condoni, sconti e guerre…».

* Fonte: Per un Movimento anticapitalista e libertario

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7 pensieri su “LE RIPARAZIONI TEDESCHE E IL DEBITO ITALIANO di Giorgio Cremaschi”

  1. Anonimo dice:

    Ma infatti. Ormai è chiaro. Il prossimo che ci sarà sarà un fottuto dittatore reazionario. Non c'è speranza, è troppo tardi. Il fronte popolare non si aprirà mai.E' finita.Ormai o emigrante o briganteBYIL VILE BRIGANTE (CHE PRESTO DIVERRA' EMIGRANTE)

  2. Veritas odium parit dice:

    Un articolo condivisibile. La cui sostanza dovrebbe farvi riflettere sulla natura di quella "democrazia" (sottinteso: liberale) che difendete a spada tratta. E che, nelle parole di un grande realista come Pareto, nient'altro è se non plutocrazia demagogica.Le c.d. libere elezioni hanno la funzione di coinvolgere il gregge in un rituale collettivo e soprattutto di creare una classe politica interamente svirilizzata e sottomessa alle élites plutocratiche, che ne sovvenzionano le pagliaccesche campagne elettorali e gl'ininterrotti furti.Questa realtà, seminascosta nei tempi di vacche grasse, sta semplicemente rendendosi più evidente mano a mano che la decadenza indotta da pacifismo, consumismo e diritti umani approssima il sistema al punto di rottura. Mano a mano che ci si avvicina allo stato di eccezione si rende manifesta la mano decisoria del sovrano.E voi come vorreste combattere questo sistema? Ripristinando la finzione democratica? L'alternativa al dominio di élites economiche è il dominio di élites politiche: non la funambolica e immaginifica elaborazione di rinnovate formule di autogoverno delle masse, ma la sostituzione della dittatura del capitale finanziario con quella dei "nuovi Cesari" (O. Spengler), chiamati a dirigere le imponenti guerre mondiali sprigionate dalla crisi dell'impero anglosassone.E' questo lo scenario che i rivoluzionari dovrebbero avere dinanzi agli occhi, altro che i vostri pannicelli caldi democratici.

  3. Francisco Goya dice:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  4. Francisco Goya dice:

    Veritas odium paritAbbi pazienza, capisco che uno si fa prendere la mano dalla frase a effetto (difettuccio di solito dei "destri", ma tu certo non lo sei) ma che diavolo significa sta filastrocca vecchia come il cucco che "la decadenza indotta da pacifismo, consumismo e diritti umani approssima il sistema al punto di rottura".Ma che volevi fare, meno diritti umani e più guerre? Ma di che parli?Ti rendi conto che sta tiritera è talmente vecchia che sta pari pari nel De Bello Gallico libro primo paragrafo primo (a proposito del confronto fra belgi e romani)? Un'idea originale ogni tanto no, eh?E infatti (proprio come avrebbe fatto un destro) vieni subito a parlare dei "nuovi cesari" (perché il De Bello Gallico lo ha scritto Cesare, Veritas…il collegamento era questo) evocando, col consueto vitalismo semi futurista un tantinello fuori moda, le "imponenti guerre mondiali" sola igiene del mondo.Ma perché "imponenti", caro Veritas?Lo capisci che se scrivi "imponenti" significa che ti ci stai spippettando sopra come un borghese piccolo piccolo che fa il destrorso senza averci capito un cazzo? (Se sei di sinistra il tuo sarà il nuovo gergo giovanile…ai miei tempi questo era destro pieno).Questa sarebbe la tua alternativa all'autogoverno delle masse? E secondo te le masse perché dovrebbero darti retta? Perché sei il nuovo cesare? No, dico…ti rendi conto spero…Al dominio delle élites economiche (immagino secondo te provenienti da razze mercantili, o mi sbaglio?)proporresti il dominio di élites politiche che condurranno il popolo alla guerra…ma capisci che non ti si filerebbe nessuno e che con questo pot pourri di cultura orecchiata qua e là col quale ti presenti, non solo perdi di credibilità ma servirai solo come manovalanza per le vere élites che ti useranno come un pupazzo?Poi magari sei di sinistra e allora mi scuso ma hai fatto un discorso così strampalato e disastrosamente naif…I discorsi pieni di aggettivi, di espressioni roboanti che richiamano a una tua guerresca virilità (perché ad esempio quando dici"classe politica interamente svirilizzata e sottomessa"l'unico messaggio che vuoi veramente veicolare è che tu invece sei virile e indomito. Bravo!); questo modo di scrivere more mentula canis istintivamente lo vedo "di destra"…magari mi sbaglio, chissà…Senti, e se per migliorare un po' lo stile tu provassi a leggere meno quel coglione minorato mentale di Evola?Quanto ci ho riso su con Rivolta contro il mondo moderno…poraccio, viveva in affitto e faceva il barone…;)Vabbè, se ho frainteso mi scuso sinceramente ma ai miei tempi il tuo sarebbe stato il discorso di un estremista di destra; se adesso a sinistra parlano così ammetto di essere poco aggiornato.P.S.: Sempre meglio del destrorso di oggi, eh? Ieri a Vigna Clara, quartiere fascio ma signorile, ho trovato una scritta contro il corteo dei gays:"A NOI CI PIACE LA F.REGNA! NO AI GAYS!"Io la trovo gagliardamente icastica, non trovate? Tra l'altro è un endecasillabo…

  5. Anonimo dice:

    Bene, se c'è chi la pensa come Odium c'è una sola via: o rivoluzione socialista o autodeterminazione dei popoli.VIsto che è più facile la seconda, prediligo questa altra. E non venitemi a rompere i maroni con la storia della patria unita, Italia-una-indivisibile perchè mi sa che è tutta una scusa per sopraffare il prossimo questa.BYIL VILE BRIGANTE

  6. Unknown dice:

    IL VILE BRIGANTE, le due opzioni di cui parli non sono affatto in contraddizione tra loro. La questione dell'autodeterminazione pone automaticamente quella del socialismo o comunque di un nuovo sistema economico-sociale

  7. Anonimo dice:

    Speriamo caro Unknow, perchè come ama dire un mio amico: O si fa l'Italia socialista, o si fa la Sicilia libera.BYIL VILE BRIGANTE

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