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LA UE SULL’ORLO DEL COLLASSO di George Soros

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[ 14 febbraio 2019 ]

Giungono oggi due notizie: la prima è lo sciagurato accordo tra Mef e Regione Veneto sul “regionalismo differenziato”, la seconda è l’accordo sulle sorti di Alitalia — il diavolo si nasconde nei dettagli: stamattina il governo presenterà la sua proposta ai sindacati. Entrambi le questioni hanno a che fare col destino del nostro Paese ed i suoi rapporti con l’Unione europea. Quale sarà quello della Ue alle porte delle elezioni di maggio? E’ il tema di cui si occupa George Soros in un articolo pubblicato l’altro ieri sul quotidiano inglese The Guardian. Pensiamo sia utile capire come la pensa uno dei nostri più grandi nemici.


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The EU looks like the Soviet Union in 1991 – on the verge of collapse

di George Soros

L’Europa è un sonnambulo nell’oblio e il suo popolo bisogno di svegliarsi prima che sia troppo tardi. Se non accadrà, l’Unione europea farà la fine dell’Unione Sovietica nel 1991. Né i nostri leader né i cittadini ordinari sembrano capire che stiamo vivendo un momento rivoluzionario, che la gamma di possibilità è molto ampia e che l’eventuale risultato è quindi altamente incerto.
Molti di noi pensano che il futuro assomiglierà più o meno al presente, ma non è necessariamente così. In una vita lunga e piena di eventi, ho assistito a molti periodi di quello che chiamo squilibrio radicale. Oggi viviamo in un periodo simile.

Il prossimo punto di rottura saranno le elezioni per il Parlamento europeo, nel maggio 2019. Purtroppo, le forze anti-UE godono di un vantaggio competitivo. Le ragioni sono diverse, incluso l’obsoleto sistema dei partiti nella maggior parte dei paesi europei, l’impossibilità pratica di modificare i trattati e la mancanza di strumenti legali per disciplinare gli stati membri che violano i principi su cui è stata fondata la UE. La UE può imporre le sue leggi sui paesi candidati, ma manca di capacità sufficiente per far agli Stati membri le decisioni.

L’antiquato sistema dei partiti ostacola coloro che vogliono preservare i valori su cui è stata fondata la UE, mentre aiuta coloro che vogliono sostituire quei valori con qualcosa di radicalmente diverso. Questo è vero nei singoli paesi e ancor più nelle alleanze transeuropee. Il sistema partitico dei singoli stati riflette le divisioni che contavano nel XIX e nel XX secolo, come il conflitto tra capitale e lavoro. Ma la divisione che conta di più oggi è tra le forze pro e antieuropee.

Il paese dominante dell’Unione è la Germania, la cui alleanza politica dominante — tra l’Unione democratica cristiana e l’Unione sociale cristiana di Baviera — è diventata insostenibile. L’alleanza ha funzionato fino a quando non vi era alcun partito significativo in Baviera a destra della CSU. Ciò è cambiato con l’avvento dell’estremista Alternative für Deutschland (AfD). Nelle elezioni dei Länder dello scorso settembre, il risultato della CSU è stato il peggiore in oltre sei decenni e l’AfD è entrato per la prima volta nel parlamento bavarese.

L’ascesa dell’AFD rimuove la ragion d’essere dell’alleanza CDU-CSU. Ma quell’alleanza non può essere sciolta senza innescare nuove elezioni che né la Germania né l’Europa possono permettersi. E la coalizione di governo non può essere solidamente europeista di fronte alla minaccia dell’AfD.

La situazione è tutt’altro che senza speranza. I Verdi tedeschi sono emersi come l’unico partito coerentemente europeista nel paese, e continuano a crescere nei sondaggi d’opinione, mentre l’AfD sembra aver raggiunto il suo culmine (tranne che nella ex Germania dell’Est). Ma ora gli elettori della CDU / CSU sono rappresentati da un partito il cui impegno nei confronti dei valori europei è ambivalente.

Anche nel Regno Unito l’antiquata sistema dei partiti impedisce alla volontà popolare di trovare la giusta espressione. Sia i laburisti che i conservatori sono divisi internamente, ma i loro leader, Jeremy Corbyn e Theresa May sono determinati a conseguire la Brexit. La situazione è così complicata che la maggior parte dei britannici vuole solo farla finita con questa vicenda, anche se sarà l’evento decisivo per il paese per i decenni a venire.

La collusione tra Corbyn e May ha suscitato l’opposizione in entrambe le parti, che nel caso del Labour siamo al confine dell’aperta ribellione. May ha annunciato un programma per aiutare i collegi elettorali pro-Brexit poveri nel nord dell’Inghilterra. E Corbyn è accusato di tradire l’impegno che ha fatto durante l’ultima conferenza del partito laburista, quello di sostenere un secondo referendum sulla Brexit nel caso non ci siano elezioni politiche generali.

Le probabilità che l’accordo di May venga respinto di nuovo dai parlamentari stanno aumentando di giorno in giorno. Ciò potrebbe mettere in moto un’ondata di sostegno per un secondo referendum o, ancora meglio, per la revocare da parte della Gran Bretagna dell’articolo 50.

L’Italia si trova in una situazione simile. La UE ha commesso un errore fatale nel 2017 applicando rigorosamente l’accordo di Dublino, che grava ingiustamente paesi come l’Italia, dove i migranti entrano per la prima volta nella UE. Ciò ha spinto gli elettori, prevalentemente pro-europeo e pro-immigrazione, tra le braccia della Lega antieuropea e del Movimento cinque stelle. Il Partito democratico, prima dominante, è nel caos. Di conseguenza, molti elettori europeisti non hanno alcun partito da votare. C’è, tuttavia, un tentativo di organizzare una lista europeista unitaria. Un simile riordino del sistema dei partiti sta avvenendo in Francia, Polonia e Svezia.

Se guardiamo alle alleanze transeuropee, la situazione è ancora peggiore. I partiti nazionali hanno almeno alcune radici nel passato, ma queste alleanze sono interamente dettate dall’interesse personale dei leader dei partiti. La peggiore delle alleanze è quella del Partito popolare europeo (PPE) — quasi del tutto priva di principi, come dimostra la sua disponibilità ad abbracciare il partito Fidesz del primo ministro ungherese Viktor Orbán al fine di preservare la sua maggioranza e controllare l’assegnazione dei principali incarichi apicali nella UE. Le forze antieuropee possono sembrare migliori al confronto: almeno hanno alcuni principi, anche se sono odiosi.

È difficile vedere come i partiti pro-UE possano emergere vittoriosi dalle elezioni di maggio a meno che non mettano gli interessi europei davanti ai propri. Si può ancora argomentare a favore della salvaguardia della UE per reinventarla radicalmente. Ma ciò richiederebbe un cambiamento nel cuore stesso della UE. L’attuale leadership ricorda il politburo ai tempi del collasso dell’Unione Sovietica collassò, continuava a emettere editti come se fossero ancora rilevanti.

Il primo passo per difendere l’Europa dai suoi nemici, sia interni che esterni, è riconoscere l’entità della minaccia che presentano. Il secondo è quello di risvegliare la maggioranza addormentata pro-europea e mobilitarla per difendere i valori su cui è stata fondata l’UE. Altrimenti, il sogno di un’Europa unita potrebbe diventare un incubo del XXI secolo. 


* Traduzione a cura della redazione

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2 pensieri su “LA UE SULL’ORLO DEL COLLASSO di George Soros”

  1. Anonimo dice:

    Soros sembra accorgersi che la sua strategia è fallita. Gli unici che possono rilanciarla sono i 5 stelle votando per la messa in stato di accusa di Salvini.(A.C.)

  2. Anonimo dice:

    Ma il signor Soros perché tiene così tanto all'Unione Europea?

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