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SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE di F.f.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Note sulla nuova destra sionista israeliana

Il 19 luglio 2018, giorno in cui la Knesset approva pur con stretta maggioranza la legge che definisce Israele “Stato nazionale del popolo ebraico”, rappresenta certamente una sorprendente rottura di paradigma nella storia israeliana. Identità ebraica e democrazia rappresentativa inclusiva erano i due cardini su cui si reggeva il sionismo storico, di radice laicista e illuminista.

Per quanto la legge venga emendata delle parti più controverse dopo l’intervento del presidente Reuven Rivlin (Likud), è di certo una vittoria storica della destra nazionale religiosa israeliana sulla sinistra internazionalista sionista e globalista, di quella stessa destra nazionale israeliana rappresentata, nello scorso secolo, da frazioni ultraconservatrici che andavano dal Partito revisionista di Ze’ev Jabotinsky al Brit Ha’Birionim (Alleanza degli uomini leali) di Abba Achimeir, Uri Greenberg e Joshua Yeivin, sino al cananismo social-nazionale di Ratosh.
Bentzion Netanyahu, padre dell’attuale premier e insigne rappresentante della destra radicale israeliana, considerava oggettivo nemico politico non tanto il nazionalismo palestinese o panarabista  ma soprattutto quel tradizionale ed egemonico sionismo di sinistra, molto più potente del revisionismo israeliano di destra tra le elite globaliste occidentali e, almeno sino al 1952, anche di quelle sovietiche, rappresentato da Chaim Weizman, David Ben Gurion, Golda Meir.

La legge del 2018 è, anche, una vittoria storica della destra israeliana più intransigente contro la stessa frazione Sharon, laica centrista e liberale, che aveva anche questa ottime entrature nell’elitismo globalista di sinistra dell’ebraismo internazionale e dell’intero Occidente. Durante il passaggio della legge, la frazione di Benjamin Netanyahu (Likud), attuale premier, ha rigettato lo stesso testo predisposto in senso correttivo da Benny Begin, figlio del premier ed ideologo nazionalista conservatore Menachem Begin, il primo, nella storia israeliana, a esautorare dal potere la sinistra socialista o socialdemocratica di Tel Aviv(1977). Benny Begin, in seguito al rigetto della sua proposta da parte della direzione del Likud, ha sostenuto che il nazionalismo israeliano dell’attuale destra avrebbe aperto una nuova fase storica e culturale rispetto al tradizionale sionismo, la cui eredità sarebbe stata cancellata e liquidata dalla frazione Netanyahu.

Vi è, effettivamente, a nostro avviso, una netta rottura e inversione di tendenza sul piano dei principi base. Per la sinistra israeliana e per l’ebraismo mondiale progressista, laico o Reform, Israele sarebbe una conquista storica e politica in quanto Stato secolarizzato quale espressione della storica e originaria essenza socialista e di sinistra del sionismo. Questa tendenza incarna, pur con le varie differenze e sfumature, il concetto di “Medinat Yisra’el”. Viceversa, la frazione nazionalista del Likud si fa promotrice del concetto religioso e atemporale di “Eretz Ysra’el” il quale è stato da Avi Dichter, promotore della legge, sintetizzato nell’immagine di Terra israeliana come fondamento identitario sacrale e originario dello Stato (Medinat), che ne sarebbe parziale contenitore di successiva istanza.

Come la sinistra laburista e globalista è frammentata, così lo è anche la destra nazionalconservatrice. Abbiamo infatti la Nuova Destra israeliana di Bennet e di  Ayelet Shaked, ex ministra della giustizia, i cui spot elettorali rimandano esplicitamente al profumo di fascismo che si leverebbe dalla Tel Aviv sovranista e antiglobalista e alla democrazia nazionalista autoritaria, sostenitrice critica del Likud, abbiamo poi la frazione “russa” di Avigdor Lieberman, linea nazionalista e militaristica ma non religiosa con ottime entrature nell’esercito e nell’intelligence, abbiamo infine il neosionismo messianico di “Lehava”, i seguaci di Benzi Gopstein, un discepolo del noto rabbino Mehir Kahane, movimento molto radicato nel fronte dei coloni, che divenne noto alle cronache quando, nel 2010, intimò alla top model israeliana Bar Refaeli di interrompere seduta stante la promiscua relazione con il “cattolico romano” Di Caprio. “Lehava” contesta da destra, con posizioni ultrascioviniste e razziste, la frazione Netanyahu e in più casi il presidente israeliano Rivlin (Likud) ha definito il movimento d’estrema destra una seria minaccia per il “governo democratico” di Tel Aviv. Sempre alla destra del Likud, abbiamo una circonferenza di movimenti settari messianici nazional-religiosi particolarmente rappresentati nel mondo dei coloni. Il sionismo messianico, a differenza di quello antisionista dei “Guardiani della città” (Neturei Karta), ha paradossalmente democraticizzato la metafisica escatologica ebraica, pur da posizioni politiche e sociali di destra ultraconservatrice: l’inclusione potrebbe inverarsi sul piano nazionale-religioso, evento questo inconcepibile per la rigorosissima ortodossia rituale e religiosa dei “Guardiani della città”, che è viceversa su posizioni politiche genericamente di sinistra e antimperialiste.

L’osservatore politico che voglia essere disincantato deve trarre alcuni elementi per ora definitivi dalla questione israeliana. Sul piano internazionale, l’ascesa della frazione Netanyahu ha voluto dire, per la prima volta nella storia israeliana, il predominio di un Israele a trazione antioccidentale.

Durante la presidenza statunitense di Obama, Putin e Netanyahu, i principali antagonisti mondiali del globalismo obamiano, in più casi marciarono assieme per disarcionare il piano strategico mediorientale della Casa Bianca. Potremmo addirittura affermare, con la prudenza del caso, che il premier israeliano e Erdogan sono sul piano globale i due statisti più “sovversivi” e con il più notevole intuito tattico da statista.

Inoltre, vi è in ballo, nella odierna lotta di frazione dell’ebraismo mondiale, l’egemonia culturale, che significa l’avanzata di una nuova identità ebraica e l’annientamento dell’altra. Edward Luttwak, analista statunitense di origine ebraica, legato alla vecchia frazione Kissinger e neocon, che in Israele voleva dire Ehud Barak-Ariel Sharon, sconfitta su tutta la linea dalla Nuova Destra sionista israeliana di Netanyahu, ha scritto in un interessante articolo che la Silicon Valley è in un certo senso la concretizzazione di una utopia ultraprogressistica e tecnico-scientifica ebraica. A questa utopia ebraica, globalista, progressista e di sinistra liberale, si sta opponendo da anni con fermezza assoluta la contro-utopia neo-israeliana della nuova destra sionista, nazionale e religiosa di Partito-stato di Bibi Netanyahu.

Lo scontro non è economico, non può essere etnico evidentemente. E’ perciò di visione del mondo.

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11 pensieri su “SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE di F.f.”

  1. Ottavio (Italexit) dice:

    Interessantissimo.
    Complimenti all’autore.
    Chiedo una spiegazione: che cosa significa in rapporto alla Unione Sovietica questo passo:
    molto più potente del revisionismo israeliano di destra tra le elite globaliste occidentali e, almeno sino al 1952, anche di quelle sovietiche, rappresentato da Chaim Weizman, David Ben Gurion, Golda Meir.
    ???
    Mi puo rispondere l’autore?
    grazie

  2. A. dice:

    L’articolo è interessante e mi sembra obiettivo. Divergo però sul nazionalismo del Likud. Mi sembra che la linea sia globale, se non globalista, come quella delle sinistre socialdemocratiche.

  3. muhammad dice:

    Cosa pensare dei principi ben definiti da quegli schieramenti ebraici nazionalreligiosi di destra estrema ai quali si fa riferimento, secondo cui l’Olocausto sarebbe stata una giusta punizione divina contro l’ebraismo che si stava spostando a sinistra?
    Finiranno per aver ragione pure loro in questa nuova logica trumpiana sovranista????

  4. Marina dice:

    Quindi Israele non è più sionista?
    Ho ben capito?
    Marina

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  7. F.F. dice:

    A Ottavio.

    Significa che l’elite di sinistra sionista e Globalista (Weizmann, Ben Gurion) era prossima ad una sorta di guerra civile ideologica con la frazione NazionalConservatrice o di destra radicale capeggiata da Begin. Vi furono morti e scontri armati tra le due frazioni che andavano avanti da anni. Quando i nazionalsionisti colpirono con azione da manuale del terrore armato l’Hotel King David (quartier generale dello spionaggio britannico e dell’MI6), la Sinistra sionista “socialista” radicalizzò ancor più il suo filoccidentalismo contro la frazione armata di Begin. Quello della sinistra sionista fu un patriottismo israeliano globalista e occidentalista, quello della frazione Begin ieri, del Likud oggi, mi sembra non occidentalistico ed anzi, spesso, antioccidentale e integrale religioso prima che nazionale. A tratti russofilo.
    Il 1952 segnò del resto la data della sconfitta della strategia universalistica del socialismo di Stalin. Stalin appoggiò in primissima linea, contro Usa e Gran Bretagna, la fondazione di Israele nella certezza (assolutamente e tragicamente errata) che sionisti e occidentali avrebbero dato avvio ad una terza guerra mondiale. L’Urss di Stalin avrebbe appoggiato, nelle intenzioni del leader sovietico, nel conflitto imminente Israele contro gli Usa. Ma Stalin identificava l’intera componente politica del sionismo con la frazione di Sinistra radicale, anticapitalista, del collettivismo sionista. Quel calcolo sbagliato decreta la morte del tentativo staliniano di superare l’arretramento tattico (“socialismo in un solo paese”) e la conseguente fine politica dello stalinismo. 25 milioni di morti russi nella seconda guerra non avranno un buon testamento politico. Fran.F.

  8. F.F. dice:

    A Angelo V.

    No, non penso che la strategia della Nuova destra israeliana sia globalista. Globalismo significa Silicon Valley, Nato Clintoniana ed economicismo mercantilistico europeistico. La Nuova Destra Israeliana condanna su tutta la linea questa impostazione e questa visione economicistica dell’uomo. Vi è dietro anzittutto, una concezione religiosa del mondo e della storia. L’antitesi con il globalismo, che definirei figlio del post-ateismo del ’68 è assoluta e netta. Non c’è possibilità di compromesso, ma solo scontro. Ff

  9. ff dice:

    A Muhammad

    Non so se hanno ragione o meno, non mi interessa, non sono israeliano. Osservo.
    Considera che erano comunque movimenti di estrazione sefardita, un aschenazita non lo avrebbe mai detto, dato che furono soprattutto questi ultimi vittime dei nazi, i primi furono più colpiti, più blandamente, da italiani e spagnoli. Comunque trovi tutto in H. Arendt, al riguardo. Allora si era all’interno di quella guerra civile ideologica che i Revisionisti e i Massimalisti della destra religiosa aprono contro i sionisti filomarxisti. Gli schieramenti e le alleanze esterne hanno un valore tattico, non ideologico puro, ma ci posso credere che vi fosse più antagonismo interno piuttosto che verso gli stessi movimenti antisemiti dell’epoca. Non mi stupirebbe, non ne avremo mai la certezza, chiaro…L’ebraismo Reform Usa, il più potente e influente anche sul piano finanziario, oggi è quasi totalmente contro Trump. Il suo riferimento è Kamala Harris Emhoff.
    F.f.

  10. ff dice:

    A Marina.

    La redazione, in riferimento a una linea molto forte, ha parlato di Nuova Destra israeliana. Mi sembra corretto. Ma la partita è tutta aperta, con scontri interni radicali. Spaccato il mondo economico, di tutori giuridici, di intellettuali. Meno quello religioso, quasi tutto convergente verso il Conservatorismo. Vedremo chi si affermerà.

  11. C dice:

    https://www.joimag.it/malinteso-antisemitismo-luttwak/
    È scorretto il rimando a articolo, questo link corretto

  12. antonello dice:

    https://www.joimag.it/malinteso-antisemitismo-luttwak/ Articolo buono e riflettuto ma link a Luttwak è quello.

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