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GRECIA: IL TRUCCO C’E’… E SI VEDE

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Il debito greco aumenta dopo i “salvataggi” europei
Buyback o default a scoppio ritardato

di Yanis Varoufakis*


Le autorità greche hanno annunciato che l’asta olandese ha prodotto offerte per un valore di 31,9 miliardi di titoli di Stato greci (post-PSI) a un prezzo medio del 33,8% del valore nominale. Le stesse fonti rivelano che le banche greche hanno offerto a piene mani tutti i loro titoli, per un totale di circa 17 miliardi di euro. Il che significa che gli hedge funds e gli altri pirati hanno partecipato con circa altri 14 miliardi. A questi prezzi elevati, il governo greco non può permettersi di accettare tutti i titoli offerti, in quanto ha solo 10 miliardi da spendere. Quindi, a meno che non prenda un altro prestito dal EFSF, accetterà circa 29,5 miliardi delle obbligazioni in offerta, e così otterrà una riduzione del debito netto di circa 19,5 miliardi. I media greci, come è loro solito, stanno celebrando il successo del buyback (proprio come si celebrava il successo del PSI lo scorso febbraio e tutti i prestiti ricevuti dalla Grecia negli ultimi tre anni). 

C’è un fondamento per queste celebrazioni? Assolutamente no, direi. Ed ecco perché:

In realtà, ciò che è successo è che lo Stato greco, al fine di ricevere circa 24 miliardi di tranche del prestito per conto delle banche greche (24 miliardi che saranno pompati nelle banche greche, come quota di ricapitalizzazione già concordata), effettivamente ha imposto loro un duplice selvaggio haircut dell’ordine, più o meno, di 16 miliardi di €! Come mai? Ecco come: titoli di Stato dal valore nominale di circa 17 miliardi sono stati scambiati con obbligazioni dell’EFSF del valore di 5.8 miliardi. Inoltre, dopo essere state costrette a consegnare il loro pacchetto complessivo di titoli di Stato greci in realtà hanno visto volatilizzarsi circa 5 miliardi di coupon (o interessi) . Alla fine, circa 16 miliardi.

Ecco chi erano i creditori della Grecia nel 2011

I commentatori favorevoli al buyback respingono l’affermazione di cui sopra, sostenendo che le banche greche avevano già svalutato questi bond del 22% del valore nominale e, di conseguenza, l’operazione di riacquisto ha migliorato la situazione. Questo è assurdo. In primo luogo, il fatto che nelle esigenze di ricapitalizzazione delle banche si sia tenuto conto di queste perdite è irrilevante, per il semplice fatto che il loro pacchetto di debito pubblico greco di fatto è stato selvaggiamente svalutato. Un haircut è un haircut, indipendentemente dal fatto che sia stato contabilizzato. Inoltre, ai fini di Basilea III e dell’EBA, le banche hanno continuato a valutare questi titoli al 100% come quota del loro capitale Tier 1. Prova di ciò è che fino ad oggi le banche greche hanno continuato a depositare questi titoli in garanzia presso il Sistema europeo delle banche centrali (attraverso il greco ELA), ricevendo liquidità per il 70% del loro valore nominale. Ora, anche questa liquidità è perduta; una perdita di più di 5 miliardi di denaro liquido per un settore bancario che non è assolutamente non in grado di sostenere i circuiti di credito dell’economia sociale greca in via di implosione.

Quindi, il solo argomento che può essere portato avanti, sul fatto che le perdite erano già state contabilizzate, è che le loro esigenze di ricapitalizzazione (da coprire con l’EFSF) avevano preso in considerazione un haircut importante. Ci si può credere se si vuole, maper farlo ci vorrebbe una disposizione all’eroismo. Prendete per esempio le banche spagnole. Sappiamo tutti, è conoscenza comune, che i “loro buchi neri” sono molto, ma di molto superiori ai 40 miliardi che la UE gli ha appena pompato. Allo stesso modo con le banche greche. Le loro esigenze di capitale sono state grossolanamente sottovalutate, indipendentemente se i loro pacchetti di titoli di stato greci fossero valutati mark to market o meno. Con questo riacquisto del debito hanno perso tutti i potenziali vantaggi di un futuro recupero dei loro titoli di stato, tutti i pagamenti di interessi, più la liquidità giorno per giorno di cui sopra. Quando la ricapitalizzazione avrà luogo, per gentile concessione del contribuente greco che avrà preso un prestito dal contribuente europeo (attraverso l’EFSF) per conto delle banche, questi fondi appena presi in prestito scompariranno certamente nel gigantesco buco nero delle banche greche (perché i banchieri, desiderosi di mantenere il controllo sulle loro banche, si accumuleranno ogni centesimo).

Tasso di interesse dei titoli di Stato decennali greci
scambiati sul mercato secondario (fonte: Bloomberg)

Riassunto

Lo Stato greco è stato costretto a svalutare i titoli detenuti dalle banche greche per una somma di 16 miliardi, in termini di valore attuale, al fine di ottenere nelle sue mani 24 miliardi di prestiti dell’EFSF che consegnerà alle banche stesse.

L’haircut era necessario per pacificare la volontà del FMI (comprensibile) di riduzione del debito (il debito pubblico greco sarà ridotto di poco meno di 20 miliardi) ma, tragicamente, farà sì che i 24 miliardi che il governo greco sta per prendere in prestito dal EFSF per darli alle banche scompariranno senza lasciare traccia (dal punto di vista della macroeconomia greca).

Quindi, alla fine del gioco, il debito dello Stato sarà aumentato, in termini netti, di una somma compresa tra i 4 e i 5 miliardi (24 miliardi di nuovo debito per conto delle banche meno i 19,5 miliardi di riduzione del debito netto, seguito al riacquisto), mentre il sistema bancario del paese rimarrà zombificato ad infinitum.

Eppure, questa assurdità sarà celebrata come una riduzione di successo del debito sovrano e una promettente ricapitalizzazione delle banche. Quando, nei prossimi 6 o 12 mesi, la Grecia sarà di nuovo in prima pagina, e si parlerà di un nuovo ‘fallimento del programma’, voi saprete perché!


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4 pensieri su “GRECIA: IL TRUCCO C’E’… E SI VEDE”

  1. Anonimo dice:

    Certo che l'avvertenza che avete messo nella home del vostro sito è piuttosto insinuante. Peccato, visto che il prof. Brancaccio è la mente migliore del panorama economico-politico italiano, ed è l'unico capace di discutere seriamente di opzioni di uscita dall'euro da un punto di vista di classe (cosa che gli altri non considerano minimamente). Ho controllato il sito di Brancaccio con securitycheck, è assolutamente sicuro e consiglio di visitarlo, visto che riporta cose molto più interessanti di tanta propagfanda spicciola che vediamo circolare su internet. Saluti, Roberto

  2. Anonimo dice:

    Ma stai scherzando?Con tutto il rispetto per il prof. Brancaccio, prova a dare seriamente un'occhiata a questo http://goofynomics.blogspot.it/

  3. Anonimo dice:

    Chi Bagnai? Quello che considera la svalutazione equivalente al protezionismo? Leggi qui, esci da topolinia:http://www.emilianobrancaccio.it/2012/07/24/un-timido-guerrafondaio/

  4. Sollevazione dice:

    Insinuante è il tuo pensiero, anonimo del post 1. Purtroppo per te, non si tratta di vile escamotage. Il problema è reale, il Prof. Brancaccio, con cui siamo in contatto, è stato informato e ci ha confermato il problema. Per fortuna, a discapito di qualsiasi malevola insinuazione, abbiamo quasi risolto, e presto il sito del Prof. tornerà nel nostro elenco.

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