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SCIENZA O TECNOSCIENZA? di Giacomo Zuccarini

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Premessa

Avendo letto con piacere l’articolo di Moreno Pasquinelli “la scienza al tempo del terrore”, e condividendo nella sostanza la sua critica radicale del mito tecnoscientista – al di là di una qualche enfasi su alcuni aspetti del pensiero di filosofi come Kuhn, Lakatos, Feyerabend -, ritengo utile dare un contributo nel ricondurre la scienza moderna dalla dimensione del mito a quella di un’impresa umana che vive nella storia, con i suoi limiti e le sue pratiche in continua evoluzione. Scienza e tecnica, infatti, non hanno sempre proceduto di pari passo: gli antichi Romani possedevano tecniche edili sopraffine, ma esse non traevano origine dalla scienza del tempo. Anzi si può dire che queste due forme di sapere fossero, nella percezione dei contemporanei, assai poco connesse. Come si leggerà nel mio articolo, è solo dal XVII secolo circa che le strade della scienza e della tecnica hanno preso ad intrecciarsi in modo sempre più stretto, per svariate ragioni che cercherò di sintetizzare senza pretendere di essere esaustivo. Prima di lasciare gli interessati alla lettura aggiungo solo una postilla all’articolo di Moreno: la problematicità delle scelte politiche connesse all’uso tecnico del sapere scientifico non deriva solo da un’assolutizzazione di tale sapere nell’interesse delle classi dominanti. Essa risiede anche nella negazione della complessità insita nel trasformare il sapere scientifico in una scelta politica: trasporre una tecnologia che trae origine dalla ricerca fisica (come ad esempio le centrali nucleari) o farmaceutica (i vaccini) in una decisione con ricadute sociali richiede la gestione di una moltitudine di saperi, scientifici e non. Le narrazioni squisitamente settoriali di “espertoni” vicini ai vertici del potere e ai grandi interessi economici, servono più a produrre consenso per i progetti di questi ultimi che a formare un’opinione pubblica consapevole. Fondamentale poi è l’occultamento della componente ingegneristica/economica. Ogni problema di “ottimizzazione” dell’uso di risorse materiali e finanziarie di una nazione racchiude in sé le contraddizioni del conflitto sociale: ottimizzazione per quale settore della società? Lo stesso si può dire per la decisione politica sull’accettabilità dei rischi.

Dalla scienza antica e medievale alla tecno-scienza

(dalle lezioni di Paul Hoyningen-Huene)

La scienza moderna adotta un particolare concetto di natura e un particolare ideale epistemico che rende gli esperimenti cognitivamente rilevanti. Per sostanziare questa affermazione è necessario mostrare l’interrelazione tra il concetto di natura, l’ideale epistemico, il conseguente ruolo cognitivo dell’esperimento nella scienza moderna, e l’utilizzabilità tecnica che ne deriva.

Il concetto di natura quale oggetto della scienza

Idea descrittiva delle caratteristiche fondamentali della natura.

Scienza moderna

Studia l’insieme di tutti gli oggetti spazio-temporali indipendentemente dalla loro origine, i quali sono soggetti a leggi naturali. Una legge naturale è una relazione universale del tipo “se A, allora B”. Si veda, esempio, la legge della caduta libera, che lega le distanze percorse () ai tempi trascorsi (): . Nota la prima grandezza, è immediatamente possibile determinare la seconda.

Quest’idea venne originariamente proposta da Cartesio (Le Monde, redatto attorno al 1630), in forma teologica: le leggi naturali sono il modo in cui concettualizziamo il funzionamento della creazione di Dio.

La scienza moderna, dunque, esamina la natura con un’attenzione verso relazioni universali dette leggi naturali, che regolano il modo in cui diverse proprietà relative agli oggetti si influenzano a vicenda.

Scienza aristotelica

Studia l’insieme degli oggetti naturali in quanto opposti agli artefatti. Ad esempio: rocce ed esseri umani, ma non costruzioni o ponti.

La scienza aristotelica si occupa in particolare dell’essenza degli oggetti naturali, con attenzione al loro moto (moto naturale) e al loro divenire (modo naturale di cambiare), vale a dire a come si muovono e cambiano naturalmente. Ad esempio: potremmo voler comprendere l’essenza di un albero, e in particolar modo capire perché cresce.

Dato che l’essenza è definita da proprietà universali, che appartengono ad ogni esemplare di un dato tipo di oggetto, la scienza aristotelica esamina la natura con un’attenzione verso tali proprietà, dette qualità essenziali.

L’ideale epistemico

Idea normativa delle fondamentali caratteristiche della conoscenza scientifica. Come dev’essere la conoscenza per essere scientifica.

Scienza Moderna

La conoscenza delle leggi universali è ottenuta attraverso particolari dati empirici, in quanto è possibile osservare solo casi empirici particolari.

Ma come si arriva, da essi, alle leggi universali? Vi è una fondamentale trasmissione di validità dal basso verso l’alto, dai dati empirici agli universali. Questo passo è di natura ipotetica.

La scienza moderna ha dunque un’organizzazione ipotetico-deduttiva: da casi particolari ipotizziamo leggi universali. Dalle leggi universali, poi, deduciamo come gli oggetti in esame si comporteranno in casi particolari. La conoscenza scientifica resta sempre ipotetica, e ciò è considerato sufficiente per il suo status epistemico.

Scienza Aristotelica

Ideale di scienza dimostrativa, in parte simile all’attuale comprensione della matematica.

Vi sono assiomi che sono considerati veri in quanto autoevidenti: la verità si manifesta immediatamente in essi. Gli assiomi sono la fonte di ogni validità scientifica.

La validità è trasmessa dall’alto verso il basso: dagli assiomi alle tesi dei teoremi mediante dimostrazioni.

La scienza aristotelica ha un’organizzazione categorico-deduttiva: la conoscenza scientifica equivale a verità dimostrata, è assolutamente certa.  Questo ideale non è soddisfatto da conoscenze ipotetiche: per lo scienziato aristotelico, la conoscenza scientifica moderna è pura doxa! 

Quale ruolo per l’esperimento nella scienza moderna

Il concetto di natura determina quali domande scientifiche possono essere poste.

L’ideale epistemico determina quali risposte sono scientificamente legittime.

C’è un interplay tra domande e risposte. Un particolare concetto di natura e un ideale epistemico sono presupposti indispensabili di ogni tipo di scienza ma, come si è visto, possono cambiare nel tempo.

Scienza Moderna

Le relazioni universali, di diverso grado di universalità, devono essere generate e testate.

Dati A e B, valori di variabili diverse, dobbiamo mostrare che “se A, allora B”, in linguaggio formale: B=f(A), vale a dire che ciascun valore di A dà origine ad un determinato valore di B secondo la particolare regola f.

Questo segna il punto d’ingresso della matematica nella fisica moderna. La fisica aristotelica, viceversa, era puramente qualitativa.

L’esperimento è il modo in cui la relazione B=f(A) può essere generata e/o testata:

  • Generazione: avuti certi valori di A, si osserva quali valori di B si ottengono, esplorando la particolare relazione f.
  • Test: si verifica se, avuti certi valori di A, si ottengono i valori di B previsti da f. Vale a dire che, se l’esperimento è riproducibile e produce i valori previsti, la relazione è confermata; se la relazione è dedotta da relazioni più generali, anche esse sono – indirettamente – confermate.

Il ruolo cognitivo dell’esperimento deriva dall’interrelazione:

  • tra il concetto moderno di natura, che introduce la relazionalità
  • ed il moderno ideale epistemico, per il quale è sufficiente una conoscenza ipotetica (non si può avere di più).

Utilizzabilità tecnica del sapere scientifico

Dire che una legge (un modello, teoria, assunzione, ecc…), B=f(A), è sperimentalmente confermata significa che, sotto date condizioni, la realizzazione di certi valori di A invariabilmente produce il valore previsto di B.

Ma una volta che la relazione è confermata, la stessa azione può essere intrapresa con un altro scopo: si possono cioè usare determinati valori di A al fine di produrre determinati valori di B.

Questa è ciò che si dice un’azione tecnica: il test clinico riuscito di un nuovo farmaco (esperimento) può tradursi immediatamente in un’applicazione terapeutica (tecnica).

Ogni test sperimentale di successo è una potenziale azione tecnica: in entrambi i casi si compiono esattamente le stesse azioni. Ciò che cambia è lo scopo: dal fare per conoscere al conoscere per fare.

Nella misura in cui la scienza moderna procede sperimentalmente, la sua conseguenza inevitabile è di produrre conoscenza utilizzabile tecnicamente.

Le azioni tecniche, infine, sono concatenabili: A produce B, B produce C, ecc… In tal modo è possibile costruire macchine complesse su base scientifica.

CONCLUSIONI

1) Nella transizione alla scienza moderna, il cambiamento più rivoluzionario riguarda l’idea di natura: dall’essenzialismo – che viene abbandonato in quanto non conseguibile -, al relazionalismo.

2) Esso ci spiega come mai la scienza moderna si presti all’impiego di strumenti matematici – mentre non è chiaro se, o a che scopo sia possibile matematizzare qualità essenziali.

3) La nuova idea di natura, assieme ad un ideale epistemico debole, ipotetico, assicura il ruolo cognitivo dell’esperimento.

4) L’identica natura di test sperimentali riusciti e azioni tecniche spiega l’utilizzabilità della scienza a fini tecnici.

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