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IL VERGOGNOSO SCUDO DEL MARCUCCI di Maria Grazia Da Costa

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Mentre gli operatori sanitari muoiono, anche per le responsabilità di chi doveva tutelarli, il governo (con l’accordo della finta opposizione) si preoccupa di proteggere se stesso ed i dirigenti responsabili con un apposito scudo penale e civile. Una vergogna che vorrebbero nasconderci. In questo modo la dirigenza sanitaria (Direttori generali, sanitari, amministrativi, eccetera) eviterebbe ogni rischio di contenzioso. Non solo quello promosso dai cittadini, ma pure quello di medici ed infermieri vittime oltre che del virus, delle scelte, delle omissioni e degli errori della dirigenza. Alla testa di questo colpo di spugna, che Lega e Forza Italia avrebbero voluto ancora più ampio, il capogruppo del Pd al senato Andrea Marcucci.

Le ipocrite lodi al personale sanitario da parte di chi la Sanità l’ha distrutta

In questo clima surreale che stiamo vivendo, tutti hanno riscoperto l’utilità e l’efficienza della sanità pubblica, quella stessa che, fino ad un paio di mesi fa, veniva svenduta e depredata a favore di quella privata. I politici, compresi quelli che per primi hanno contribuito alla distruzione del nostro paese e del SSN, fanno a gara, adesso, ad elargire lodi al personale sanitario dichiarandosi paladini di una insostituibile sanità pubblica. Nessuno di loro, stranamente, ammette che ciò che sta accadendo è solo la conseguenza del loro operato.

Così ci siamo ritrovati, in un momento in cui sarebbe servito mettere in campo tutta la potenza di fuoco delle nostre strutture sanitarie, a dover far fronte alla più grande epidemia  dell’ultimo secolo con una sanità allo sfascio. Tutto questo grazie alla inettitudine, alla subalternità  e alla sfrontata inadeguatezza della classe politica che si è avvicendata nell’ultimo trentennio.

Questa, nel corso degli anni e attraverso governi composti da schieramenti politici sia di destra che di sinistra, ha ridotto il sistema sanitario italiano in un intricato puzzle, impossibile da ricomporre per i molti pezzi ormai andati persi sulla strada, mai lastricata di buone intenzioni, dell’Unione Europea.

Eppure, molti di questi, sapevano bene quale grave errore stavano commettendo. Lo sapevano i  governanti che si sono succeduti quando l’Europa gli chiedeva nuovi tagli al sistema sanitario, i partiti che li hanno appoggiati votando leggi di bilancio sempre più restrittive, i presidenti delle Regioni che hanno accettato qualunque decisione senza batter ciglio, pur di non perdere la poltrona. Lo sapevano i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie che hanno imposto gli accorpamenti e le dismissioni degli ospedali, i ridimensionamenti del personale, le riorganizzazioni dei servizi (che si traducevano, immancabilmente in tagli di attività essenziali per i cittadini) in cambio di lauti stipendi. Lo sapevano i Responsabili di struttura, più realisti del re, che si sono prestati a gestire “budget” immaginari e stilare “report” ancora più fantasiosi ed illusori, sulla perfetta funzionalità dei loro servizi.

E così, eccoci in mezzo ad una tempesta, con ospedali inadeguati, posti letto decurtati, persone che muoiono per carenza di strutture di rianimazione, personale ridotto all’osso (dopo anni di blocchi del turn-over), impegnato anche per due turni consecutivi, per sopperire alle carenze, da ormai settimane.

La strage negli ospedali

In conseguenza di ciò, gli operatori sanitari con infezione da Covid-19, aumentano giornalmente. Molti di questi sono deceduti. Al 4 Aprile, si contano 80 medici e 25 infermieri morti oltre ad altre figure tra cui OSS, tecnici, ecc, ed un totale di 11.252 contagiati.

Ed a cosa sono dovute, queste morti e queste infezioni? Principalmente a carenza di dispositivi di protezione come mascherine, visiere, camici impermeabili, calzari. Fino a pochi giorni fa, gli operatori sanitari dovevano improvvisare presidi di protezione con sacchi dei rifiuti, indossare mascherine inadeguate, inventate sul momento con materiali di fortuna o accontentarsi di quelle inviate dalla protezione civile fatte con panni da spolvero e indossarle per tutto l’orario di servizio. In alcuni servizi, addirittura per più giorni consecutivi. E quando si ammalavano, il più delle volte, gli veniva impedito di sottoporsi al tampone per l’accertamento dell’infezione.

Alle giuste rimostranze degli operatori, che chiedevano ciò che era di loro diritto, cioè i dispositivi di protezione individuale che il datore di lavoro è tenuto per legge a fornire, le risposte, puntualmente, non arrivavano o arrivavano evasive, se non addirittura stizzite. In alcune Aziende è stato vietato ai dipendenti qualsiasi rimostranza o colloqui con giornalisti pena provvedimenti disciplinari.

Eppure, l’articolo 18, sezione 1, lettera “d” del Decreto Legislativo 81 del 2008  parla chiaro: “Il datore di lavoro e i dirigenti devono fornire ai lavoratori i necessari ed idonei dispositivi di protezione individuale”. Questa norma è la base della sicurezza sul lavoro e ognuno, a qualunque livello, è tenuto a rispettarla e a farla rispettare.

Dunque, la mancata applicazione di questa regola da parte del datore di lavoro (che per le aziende sanitarie si traduce nel Direttore Generale) comporta una grave inosservanza del Dlgs sopra citato, rendendo perciò possibile un’azione penale da parte dei lavoratori danneggiati e delle loro organizzazioni sindacali.

Il terrore, in questi giorni, deve aver serpeggiato in certi ambienti. In tanti hanno temuto di dover rendere conto della loro insipienza non solo al popolo italiano, ma anche alla giustizia. Ma in aiuto ai DG, piazzati strategicamente nelle Aziende sanitarie, generalmente incapaci di gestire qualsiasi cosa che non siano tagli o “riorganizzazioni”, coadiuvati da uno stuolo di personaggi inetti, ripescati politicamente in ruoli che non sono in grado di gestire al di là della normale routine, è arrivato il governo. E sono arrivati quei personaggi che da decenni percorrono i corridoi istituzionali, passando indenni tra processi e scandali, crolli di partiti e nuove ricollocazioni, quasi sempre in secondo piano, ma puntualmente con cariche funzionali ai loro interessi.

Ecco che arriva il Marcucci

Ecco allora Andrea Marcucci, capogruppo Pd al senato, ex renziano, ex Margherita, sottosegretario alla Cultura del governo Prodi nel 2006. Arrivato alla politica col Partito Liberale, eletto in parlamento nel 1992 a fianco del tristemente noto ministro De Lorenzo, poi travolto da “Mani Pulite”.

Sarà perché la sua famiglia è da sempre nel settore farmaceutico, ed oggi è proprietaria dell’azienda Kedrion (gestita dal fratello del senatore, Paolo), quel che è certo è che Marcucci ha sempre avuto una discreta passione per il settore sanitario. Ma non vogliamo pensar male, probabilmente la sua azione è volta soltanto (si fa per dire) alla tutela dei tanti dirigenti della Sanità il cui unico merito è quello di avere in tasca una tessera del Pd. Iniziativa non solitaria la sua, visto che identica preoccupazione hanno avuto i partiti di una destra in pensiero per i suoi integerrimi dirigenti della sanità lombardo-veneta.

Ma chi, meglio del senatore trasformista, poteva rispondere al “Mayday” lanciato dai nostri maldestri Direttori? Ed infatti, in un parlamento quasi vuoto ed esautorato, ecco spuntare l’emendamento al decreto “Cura Italia” che ha come primo firmatario proprio Andrea Marcucci.

L’emendamento consiste in una sorta di “scudo penale e civile” rivolto agli operatori sanitari impegnati nel difficile processo di gestione dell’emergenza. Ma tra le righe, con un mimetismo da manuale, mentre si dice di voler aiutare il personale in prima linea (per i quali esisteva già una legge ad hoc), in realtà si pensa alle “condotte gestionali o amministrative”, eliminando di fatto l’ipotesi colposa di reato di diffusione dell’epidemia (art 452 c.p.). L’obiettivo è quello di cancellare qualsiasi responsabilità penale e civile, facendo scudo a chi, a qualsiasi livello organizzativo, si sia reso colpevole di gravi mancanze e negligenze, ignorando le leggi a difesa dei lavoratori attualmente in vigore.

In questo modo, chi si è reso colpevole, per incuria o imperizia, della morte di centinaia di operatori sanitari, ha pronto lo scudo ad hoc, pensato dalla fervida e instancabile mente di chi è molto abituato a destreggiarsi in situazioni di questo tipo. L’emendamento in questione ha avuto parere favorevole del governo e, se approvato, potrebbe tutelare anche la classe politica dall’imputazione di concorso in omissione.

Come dicevo all’inizio, in questo clima surreale che stiamo vivendo, un altro duro colpo sta per essere inferto allo stato di diritto, proprio da coloro che sono stati i fautori, nel corso degli anni, per la loro costante presenza nel panorama politico, dell’attuale disastro sanitario ed economico.

Eccoli pronti a salvare, ancora una volta, se stessi e le loro pedine: quella classe dirigente che hanno insediato nei gangli decisionali della sanità per tutelare i loro interessi politici.

Mentre milioni di cittadini finiscono strozzati economicamente dalla quarantena e dagli “amici” europei, ecco a cosa pensano nei palazzi del potere. Cerchiamo di non dimenticarlo.

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Commenti: 2 “IL VERGOGNOSO SCUDO DEL MARCUCCI di Maria Grazia Da Costa”

  1. Enzo scrive:

    Sarei curioso di sapere quale’ quella legge ad hoc, richiamata nell’articolo ma senza riferimenti che già esisteva a tutela del personale sanitario, medici infermieri.

    1. Sollevazione scrive:

      Veramente l’articolo si riferisce ai vergognosissimi emendamenti del Cura Italia, di cui stanno parlando tutti. In merito le segnaliamo il comunicato stampa dell’ordine dei Medici e Odontoiatri di Bologna e Sardegna, che riportiamo per intero:
      «Comunicato stampa

      Covid-19. DL Cura Italia. “Ritirate immediatamente gli emendamenti inaccettabili

      Nella discussione al Senato sulla conversione del Dl ‘Cura Italia’ sono stati presentati alcuni emendamenti che prevedono una sostanziale immunità per le strutture sanitarie in caso di danni agli operatori. Tali emendamenti offendono medici e operatori sanitari e vanno ritirati subito.
      Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Bologna aderiscono e fanno proprio il comunicato degli Ordini dei Medici della Sardegna qui di seguito riportato
      “Gli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri delle provincie di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, esprimono grande preoccupazione e disappunto per quanto sta accadendo in riferimento agli emendamenti che si stanno presentando in Senato al Decreto Curaitalia, in particolare modo per le immunità che si stanno cercando di adottare a favore delle strutture sanitarie in caso di danni agli operatori.
      “Proposte crudeli e offensive che offendono la dignità degli operatori tutti, medici e infermieri per primi” e di concerto con tutti gli altri ordini italiani chiedono il ritiro degli emendamenti presentati.
      A ieri erano 77 i medici morti in Italia a causa del COVID19. Solo in Piemonte oltre 60 sono ricoverati in condizioni serie. Dei medici risultati positivi al COVID 19 si è perso ormai il conto, ma si stima che il 15% degli operatori sia stato contagiato.
      A fronte di questi dati, nella discussione al Senato sulla conversione in legge del decreto Curaitalia(il dl n.18 del 17 marzo) sono stati presentati degli emendamenti che prevedono una sostanziale immunità per le strutture sanitarie e per i soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria, in riferimento agli avventi avversi accaduti durante la pandemia da COVID 19e in particolare “in caso di danni agli operatori”.
      Gli emendamenti, con sfumature diverse in base al proponente, sostengono tutti lo stesso concetto: . I proponenti sono esponenti delle forze di governo e di opposizione.
      Dunque nessuna colpa se i DPI non sono arrivati, se i tamponi non si sono potuti fare, se i respiratori e i caschi non sono stati forniti in numero sufficiente, se la gravità dell’epidemia è stata sottostimata, se l’organizzazione è stata incapace, incerta, lenta e lacunosa.
      Nessuno può indagare. Noi medici siamo stati definiti eroi che devono lavorare con abnegazione e spirito di servizio, e tanto basta.
      Si piangono i pazienti, ma non si potrà verificare se i sanitari sono stati messi nelle condizioni di curare con tutti gli strumenti possibili. E se sono stati tutelati o mandati ad ammalarsi nell’esercizio della loro professione.
      Questi emendamenti sono crudeli, sprezzanti e offensivi per una categoria che sta lavorando e combattendo a mani nude, emendamenti inaccettabili in uno Stato di Diritto.
      Gli ordini dei medici della Sardegna chiedono ai proponenti il ritiro immediato di quanto presentato, chiedono le loro scuse agli operatori tutti e al Paese per aver pensato di assolvere a priori le strutture sanitarie e le istituzioni che avevano la responsabilità e il dovere di tutelarci tutti. Tutta l’Italia è al nostro fianco”.»

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