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DRAGHI? NO GRAZIE! di Moreno Pasquinelli

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Il fatto del giorno è l’intervento di Mario Draghi alla kermesse di Comunione e Liberazione.
Non c’è oggi giornale o telegiornale che non parli di questa sortita.

Non c’è dubbio che potenti frazioni dell’élite dominante, dato l’alto rischio che una crisi economica senza precedenti possa trasformarsi in devastante rivolta popolare, vorrebbero Mario Draghi al posto di Conte.

Si tratta degli stessi poteri forti i quali, dopo aver reso la vita impossibile e alla fine piegato il “governo giallo-verde”, hanno tramato affinché nascesse quello “giallo-rosso”. Si trattava, un anno fa, di guadagnare tempo, di servirsi di Conte per impedire che Salvini l’avesse vinta. Compiuta la sua missione ora lo “avvocato del popolo” deve farsi da parte. Si annunciano tempi durissimi e turbolenti, a Palazzo Chigi occorre un leader di ben altra levatura (e con ben altri e poderosi appoggi).

Non è detto che la manovra vada a buon fine, ma che ci sia un disegno per portare presto Draghi a Palazzo Chigi, non c’è dubbio. Visto che a guardia del cadavere c’è rimasto soltanto il pretoriano Marco Travaglio, si può dire che l’esito non è più soltanto possibile, ma altamente probabile.

La cosa, da queste parti, non ci sorprende.
Scrivevo 31 marzo scorso, dopo il fragoroso intervento di Draghi sul Financial Times  in un pezzo dal titolo NO AL PROGRAMMA DRAGHI:

«Con la sua sortita, l’ex-governatore della Bce non solo certifica la sua auto-candidatura a guidare il nostro Paese — dato il precipitare degli eventi più come primo ministro che come presidente della Repubblica. Egli indica la terapia per guarire il malato, la via per tirar fuori l’Unione europea dalla sua crisi mortale».

Il tentativo Draghi è dopiamente insidioso.

Accanto ad una minoranza di cittadini che ha capito chi egli sia e quali interessi difenda, c’è una maggioranza di italiani che sperano invece nella sua discesa in campo.

E’ la maggioranza di cittadini sconsolati e che non sanno più a che santo votarsi, i quali pensano che Draghi possa tirarci fuori dal marasma proprio perché gode di entrature potenti, perché ha voce in capitolo negli ambienti che contano.

Perché non è un fantoccio politico dei poteri forti, ma egli stesso è quel vero potere.

Sarebbe un errore quindi scambiare Draghi per un tecnico laqualunque, alla Mario Monti o alla Cottarelli per capirci.

Va da sé che questa intronizzazione non avverrebbe tramite legittimazione popolare, con delle elezioni, ma grazie alla usuali trame di palazzo. Sarà sostenuto, come si vocifera, da una “maggioranza Ursula”? Vedremo.

Certo quello è lo schema, ma uno schema che potrebbe terremotare il panorama politico, scompaginando il centro-destra e causando nuove scosse all’interno del M5s.

Significativo assai anche visto come Draghi viene presentato dal porcile mediatico. Egli è l’uomo che fa alla bisogna poiché, alla testa della Bce, avrebbe, lui contro tutti, evitato il colasso dell’Unione. E se ha potuto salvare l’Unione volete che non sia capace capace di guidare la “barchetta Italia”?

Il tentativo è insidioso per una seconda ragione.

Draghi viene presentato come il banchiere progressista pragmatico, che avrebbe addirittura capito che occorre farla finita con le politiche neoliberiste. Un esempio su tutti è quanto scrive su La Repubblica di oggi Tonia Mastrobuoni. Nel commentare l’intervento di Draghi in quel di Cielle, scrive:

«L’allievo di Federico Caffè ritiene che ci voglia il coraggio di Bretton Woods, di un progetto che già prima della fine della seconda guerra mondiale creò il Fondo monetario internazionale e l’ordine  onetario del dopoguerra. (…) Finché non si troverà un vaccino, un rimedio alla peste del nuovo secolo — e nessuno può essere certo che si torni all’ordine pre-Covid — l’importante è che la politica economica “non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento”. John Maynard Keynes è il faro di Draghi, quando esorta ad adattare il proprio pensiero alla realtà che cambia».

Non saprei se ridere o se piangere.

E’ vero che Draghi ebbe come docente il compianto Caffè (un economista che mise in evidenza l’intrinseca fallacia del mercato e che denunciò anzitempo e con estremo rigore i mali del neoliberismo), ma egli non seguì affatto i suoi insegnamenti per diventare invece, prima un servo poi una delle teste d’uovo dell’ordine neoliberista, europeo e mondiale.

La Mastrobuoni, non si sa se per ignoranza o malafede, mescola poi il diavolo con l’Acqua santa, facendo l’encomio sia di Bretton Woods che di Keynes quando è noto che Keynes abbandonò la conferenza di Bretton Woods proprio in dissenso con le deliberazioni assunte in merito al nuovo sistema monetario.

Aspettiamoci dunque che il porcile mediatico, pur di preparare la strada all’intronizzazione di Draghi, per quindi turlupinare gli italiani, ce lo descriverà con la menzogna del keynesiano redento.
Si dovrà pur giustificare il passaggio dall’adorazione (come banchiere salva-Ue) alla venerazione come santo e salvatore della patria…

Alcuni articoli sulla vicenda:

IL DIO EURO E DRAGHI L’ANTICRISTO
DRAGHI: IL DIAVOLO FA LE PENTOLE….
LA SOVRANITA’ SECONDO DRAGHI
LA MICIDIALE TRAPPOLA DI DRAGHI
IN ARRIVO IL GOVERNO DRAGHI
NO AL “PROGRAMMA DARGHI”
ARRIVA IL GOVERNO DRGAHI?
SALVINI: DRAGHI WHY NOT
SALVINI E IL SORRISETTO BEFFARDO DI DRAGHI

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3 pensieri su “DRAGHI? NO GRAZIE! di Moreno Pasquinelli”

  1. Cittadino dice:

    “Non è detto che la manovra vada a buon fine”

    Il problema è proprio che in questo scontro, che sembra non finire mai, ciascuna della parti prova a fare la sua manovra ma restano sempre tutti a metà del guado e tutto continua a trascinarsi. Ancora manco si capisce che piega prenderà la brexit, cosa accadrà nel mediterraneo con la turchia (che è pure menbro della nato), se rimettono il lockdown o no.

    E adesso se arriva Draghi oppure no. Anche se la manovra non andasse a buon fine (come ovviamente spero) saremmo lo stesso ancora al punto di partenza.

    Avantindré, avantindré non è un divertimento, Una paralisi sfiancante, finirà mai?

    Giovanni

  2. FaBer dice:

    Che l’uomo sia un’opportunista, non ci piove. Ha tradito Caffè e tradirà qualunque cosa dirà lui stesso. Ma a quei livelli la doppiezza è una necessità. Non mi viene in mente uno statista che non sia stato doppio o triplo. Anche l’endorsment bergogliano desta molto sospetto. Il problema, dal mio punto di vista, è capire se effettivamente abbia cambiato grembiulino, come ripete Magaldi. L’uomo è intelligente: potrebbe aver capito che la sua vecchia consorteria massonica stia affondando e quindi sia saltato per tempo sul carro della massoneria “progressista”, in piena riscossa. Bergoglio sarebbe un rospo da ingoiare strada facendo. Pelo sullo stomaco non gli manca. Perciò penso che, pur consapevoli di tutto ciò che ha fatto agli italiani, ci convenga lasciarlo fare. Non avrei mai pensato di dover tifare per Trump, eppure anche il puzzone mi dà da sperare. Forse dovremo diventare doppi anche noi: attaccare Trump e Draghi sperando in cuor nostro che ce la facciano a uccidere la Bestia.

  3. Piero dice:

    Grande è la confusione sotto il cielo. Quindi la situazione è eccellente
    A Mao è attribuita questa frase, ma Mao non era un libero pensatore, un osservatore distaccato della società cinese del primo Novecento. Alle spalle aveva un grande partito e si predisponeva, attraverso un vittoriosa rivoluzione, a trasformare il sistema sociale, economico e culturale della Cina. In Italia, Europa, nell’intero occidente, non esiste un partito rivoluzionario né, molto peggio, una visione rivoluzionaria di trasformazione dell’attuale sistema economico, sociale e culturale. Nel tempo presente nelle società occidentali il potere è conteso tra due schieramenti, ambedue propugnatori del sistema economico capitalista e liberista, differenziando l’offerta politica sul modello socio culturale. Sintetizzando si può affermare che l’uno sia una destra sicuritaria, razzista e nazionalista, reazionaria nei rapporti sociali e famigliari; l’altro una destra globalista, che mette al primo posto i diritti civili rispetto ai diritti sociali, interessata, sostanzialmente, a difendere lo Status Quo come momento di arrivo della società. Dopo l’89 hanno dato credito alla bufala della “fine della storia”. Tutti e due gli schieramenti hanno come faro la Thatcher del ” non ci sono alternative”. La sinistra non c’è, è scomparsa. Qualche reduce, come me, ma non in questo caso, si attarda a osservare i giochi che avvengono nel campo del potere. Draghi si, Draghi no. Ma chi se ne frega di Draghi o di Salvini e dei loro sporchi giochi di potere. Pensiamo a noi e a ricostruire una visione di trasformazione di questo agonizzante sistema e offrirlo come alternativa necessaria e urgente a tutti quelli, consapevoli o meno, che si trovano a subirne gli effetti deleteri sul piano economico, sociale, culturale e ambientale.

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