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DAVVERO SIAMO MESSI MALE? di Piemme

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Nel nostro mondo la vittoria del SÌ ha gettato nello sconforto diversi amici e compagni.
Avevano creduto che la rimonta del NO avrebbe potuto addirittura sfociare in una vittoria.
Lo sconforto è comprensibile, ma non è giustificato.
Il NO ha ottenuto un rotondo 30% — vi sembra poco? Non è affatto poco anche visto il contesto di panico pandemico e di terrorismo biopolitico.
La contestazione dell’ordine di cose presente, pur in una forma che in altri tempi avremmo definito “qualunquistica”, attraversa anche il campo del SÌ.
Del resto è simmetricamente vero il contrario: anche nel campo del NO c’è una zona grigia di voto conservatore, liberista ed eurista.
In assenza di un forte polo antagonista, patriottico e democratico, la battaglia referendaria è stata infatti monopolizzata dalle due cosche sistemiche di centro-destra e centro-sinistra.
Per questo (anche se suonerà retorico), affermo che invece di lasciarsi prendere dallo scoramento c’è da intensificare l’attività per dare vita al “terzo polo”, alternativo ai rinascenti centro-sinistra e centro-destra.

Ora più che mai, dopo il suicidio dei 5 stelle. Scomparso il M5s, il campo dell’opposizione sociale e politica non è scomparso, è solo sguarnito, privo di adeguata rappresentanza.
Si tratta di un campo ampio, che la crisi sistemica tenderà anzi ad allargare.
Se siamo dunque messi male non è perché non abbiamo spazio politico.
Siamo messi male perché non siamo ancora riusciti a costruire né un fronte unito delle forze antagoniste e patriottiche, né un partito forte e strutturato.
Le due cose sono connesse e interdipendenti.
Solo un potente partito può essere il soggetto capace di aggregare un fronte ampio, ma un simile partito non sorgerà se i suoi nuclei fondanti non agiranno come elementi di agglutinazione politica e di saldatura tra i diversi settori sociali duramente colpiti dalla crisi sistemica.
Due e solo due, a me pare, sono i fattori che, rebus sic stantibus, possono determinare un salto verso il terzo polo ed aprire quindi una fase nuova: la Marcia della Liberazione e il nascente Partito dell’Italexit con Paragone.
Se la Marcia sarà un successo, non solo essa darà coraggio a tanti cittadini, richiamanadoli alla lotta, darà una spinta propulsiva al costituendo Partito dell’Italexit.

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9 pensieri su “DAVVERO SIAMO MESSI MALE? di Piemme”

  1. luigi dice:

    Certo che siamo un paese ben strano . Prima appoggiamo e avalliamo tutto quel che ci possa essere di antipolitica e demagogia galoppante a partire dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli alla discesa in campo di un comico che con lo slogan del vaffa…… e noi ad applaudirlo ( compreso me ) ci ha raggirati a dovere . e poi ce la prendiamo con la deriva populista che ci ha portato fino a questo punto . Siamo noi la causa del nostro male e ora piangiamo noi stessi .

  2. Cittadino dice:

    Io non mi ero mai fatto illusioni sulla vittoria del “no”, non sono stupito dal risultato anche se ovviamente non mi piace.

    Il punto però resta sempre lo stesso, quali saranno gli sviluppi della spaccatura che seguirà alla brexit. Se ci sarà uno scossone forte o se la situazione si arenerà su uno scontro prolungato ed a bassa intensità.

    Io spero ancora nella prima perché la seconda sarebbe veramente sfiancante.

    Giovanni

  3. Francesco dice:

    Non è andata mica poi male, si è perso “solamente” 7 a 3, “consolamoce co’ l’ajetto!” Ci si può consolare insieme anche alla grande stampa italiana come Repubblica, La Stampa, il Messaggero, l’Espresso ecc. che pur terrorizzando gli italiani in tutti i modi, utilizzando persino il rischio pandemico, non sono riusciti a convincere la stragrande maggioranza dei votanti (70 % ! ). Come mi è capitato di ribadire più volte, le posizioni assunte da questo Blog sia sul Covid che sul referendum sono state per me incomprensibili (ho votato “Si”) e se ero sicuro di partecipare alla manifestazione del 10 ottobre a Roma, confesso ora di non avere né la voglia né l’entusiasmo. Se condividevo in pieno le analisi sulla crisi economica, sulle criticità del progetto europeo e le ripercussioni sul versante del lavoro, specialmente giovanile, mi trovo oggi molto perplesso per le posizioni assunte ultimamente, molto affini a quelle del “filosofo” Fusaro e credo che, proseguendo su questa linea, non si andrà molto lontano. Velleitaria e irrealistica l’aspirazione a diventare “terzo polo” auguro, comunque, buona fortuna.

    1. Francesco dice:

      Certamente non mi permetterò d’ora in poi di commentare e forse anche di leggere alcun articolo pubblicato su questo blog. Se l’ho fatto è solo per cercare di capire ed ho sempre pensato che attraverso il confronto di idee, anche diverse, che si poteva in qualche modo riuscire a comprendere ciò che stiamo vivendo. Mi sono sbagliato e me ne scuso ma credo di non aver fatto dichiarazioni “scabrose” né offensive. La vostra risposta, invece, mi sembra particolarmente aggressiva ma vi auguro, invece, di andare lontano e vi rinnovo l’augurio di buona fortuna, consapevole, è vero, di avere idee confuse ma, pur non spaventandomi, con la certezza di dover morire. Sono stato cacciato anche dal blog di Bagnai e me ne farò una ragione anche qui, forse qualche domanda me la devo fare ! (Potete anche non pubblicare la mia risposta).

  4. sollevazione dice:

    A noi, Francesco, risultano invece non solo incomprensibili ma inaccettabili e scabrose le tue posizioni.
    Uno in meno alla Marcia della Liberazione?
    Ce ne faremo una ragione, certi che noi, lontano, ci andremo di sicuro, mentre con la tua confusione si può andare solo nella fossa.

  5. Alberto+Capece dice:

    Comprendo che le capacità auto consolatorie dell’essere umano siano notevolissime, ma dire che una sconfitta 30 a 70 sia meno grave di ciò che appare è francamente troppo. Bisogna prendere atto della realtà, ovvero che un progetto di un terzo polo che possa contare qualcosa va visto in una prospettiva che ahimè si presenta molto lunga a meno di eventi traumatici: il referendum dimostra che la vastissima area sociale da contendere e da conquistare completamente preda del pre politico e dunque del qualunquismo e della demagogia di sistema.

    1. Fabio dice:

      Secondo me, non si tratta di autoconsolarsi. Se prendiamo atto della realtà, come inviti a fare, abbiamo che 7.484.918 cittadini si sono espressi per il No. Che fare di questi milioni? Fare finta che non si sono espressi, che non esistono? Condivido sollevazione quando dice che l’opposizione reale è priva di rappresentanza. Certo, costruire questa rappresentanza, è un lavoro immane, ma meglio vivere lottando che da “morti viventi”.

  6. luigi dice:

    Una cosa l’abbiamo capita spero . Che quando la protesta monta il potere tira fuori dal cilindro un qualche mov. o diavoleria che sia per prima illudere e poi soggiogare il malcontento . Questo e’ stato il mov. 5 stelle e non altro . Ricordiamocelo bene . Niente piu’ comici , pifferai magici e illusionisti vari , solo la Costituzione deve essere il riferimento . Chi vuole toccarla deve essere considerato il nemico !

  7. RobertoG dice:

    Questa polpetta avvelenata che aprirà la possibilità ai prossimi parlamenti di raggiungere con più facilità le maggioranze necessarie per demolire ulteriormente la Costituzione è un lascito del celeberrimo “campo populista”, quello che bisognava “strategicamente” appoggiare. Senza quegli idioti (nella migliore delle ipotesi) le cosche tradizionali non l’avrebbero mai presentata. Licio Gelli dalla tomba ringrazia e JP Morgan pure.
    Per il resto concordo, oltre sette milioni e mezzo che non hanno abboccato alla miserabile demagogia (altro che populismo, chiamiamo le cose col loro nome) dei 5stelle ed hanno ragionato con la propria testa è un fatto positivo. Per tradurli in consensi servono però comunicatori efficaci più che filosofi. Vedremo se si riuscirà a trovarne qualcuno.
    La “riscossa” sotto le insegne di Paragone significa restare saldamente ancorati sotto la campana del potere nord americano, cioè degli interessi dell’imperialismo e della sua ideologia intrinsecamente liberista ed antidemocratica il che impedirà, dentro o fuori l’eurozona, un reale cambiamento sia per quanto riguarda la sovranità effettiva dell’Italia sia le sue politiche economiche e sociali.
    Questo è il mio parere naturalmente e se avro torto sarò il primo a compiacermene.

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