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L’INDIA NAZIONALISTA CONTRO IL GRANDE RESET di A. Vinco

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L’India nazionalista contro il Grande Reset occidentale (La dottrina Jaishankar)

Subrahmanyam Jaishankar, ministro degli esteri indiano, figlio di un accademico specializzato sul pensiero strategico nell’Indo-Pacifico, è stato ambasciatore in Cina dal 2009 al 2013 e poi negli Usa sino al 2015, dopo una lunga carriera diplomatica che ha veduto la sua permanenza in Russia, Giappone, Corea del Sud, Europa. Nel libro da poco pubblicato, “The India Way: strategies for an Uncertain World” (settembre 2020), una via per l’India, vi sono tre fondamentali orientamenti strategici che proviamo a mettere sotto la lente di ingrandimento. Infine azzardiamo una lieve disamina del limite strategico di Jaishankar.

L’Asia al centro: la bilancia di potenza

Jaishankar è un fine geopolitico, il suo maestro pare essere Karl Hashofer, grande mentore del gerarca nazista Rudolf Hess. A differenza della frazione nazista neo-prussiana e russofobica, affermatasi dal giugno del 1941, Haushofer – come Schmitt – teorizzava l’alleanza continentale eurasiatica contro la talassocrazia capitalistica angloamericana.  Si sta realizzando un mondo più multipolare, con un maggiore dispiegamento della potenza e con un raffreddamento del vecchio concetto di alleanza strategica. Maggior multipolarismo e minor multilateralismo: sarà la bilancia di potenza, militaristica e geopolitica, il principio operativo della nuova civiltà multipolare, non la retorica della sicurezza collettiva né il consenso pseudodemocratico dei popoli. Jaishankar ha scritto questo saggio contemporaneamente all’affacciarsi sulla scena mondiale della Rivoluzione mondiale Covid-19; risponde indirettamente a quanti, come Schwab, fondatore e presidente del WEF, teorizzano il principio del Grande Reset e del governo globalista elitista della quarta rivoluzione industriale. Jaishankar, che resta di scuola prussiana, nota che l’ascesa della Cina Socialista sul piano della bilancia globale è un vero e proprio assalto al potere mondiale del capitalismo digitale e dell’elitismo. “L’ascesa di una nuova superpotenza è per sua natura un evento distruttivo per qualsiasi ordine mondiale”, scrive il ministro degli esteri indiano. La Cina Socialista, a differenza dell’Urss, è ben più difficile da far corrispondere con un ordine mondiale a guida occidentale e secondo il Nostro il conflitto è di civiltà (Asia gialla contro occidente razzista bianco) oltre che ideocratico (socialismo nazionale asiatico contro capitalismo digitale). Nella relazione tra Usa e Cina degli ultimi venti anni, “gli Usa hanno guerreggiato senza vincere, la Cina ha vinto senza combattere”. Washington, la potenza egemone, avrebbe dovuto negoziare con la potenza ascendente circa 10 anni fa, ora è per Jaishankar troppo tardi, la centralità geopolitica e geoeconomica è di nuovo rientrata in Asia dopo secoli, dall’inizio della Rivoluzione industriale. L’euroccidente è ormai periferia globale, l’Asia è di nuovo al centro. Senza la forza lavoro asiatica, la Silicon Valley sparirebbe. Fallì il progetto panasiatico del Giappone militarista e fascista verso tale direzione, è andato invece in porto quello della Cina Socialista laburista.

Antagonismo tra globalizzazione e sovranismo

Jaishakankar parla di “una drammatica rinascita del nazionalismo”. E’ significativo, però, che il Nostro inquadra nella categoria di “nazionalismo” l’India di Modi, la Cina Socialista confuciana e il Giappone shintoista, che starebbero dalla stessa parte del tavolo. Drammatica, in quanto  provoca il risentimento xenofobo del populismo patrimoniale occidentale. In questo ambito, “nazionalismo” non significa ciò che in Occidente si definisce “sovranismo”; anzi, “sovranismo” è nella visione del geopolitico di Nuova Delhi la retroguardia della storia, il tentativo strategico di arrestare il mutamento della gerarchia della bilancia mondiale di potenza. Il “sovranismo” occidentale è perciò la reazione dell’Occidente privilegiato a tale riequilibrio strategico di potenza. Le stesse sinistre progressiste occidentali note per la loro politica di potenza militaristica rappresentano per il Nostro una reazione globalista anti-asiatica e razzista. Il globalismo elitista del Grande Reset è dunque nemico del Multipolarismo come e forse più del sovranismo populista. Contro la logica della privatizzazione ultraliberista e delle multinazionali, contro la globalizzazione transumanistica della Silicon Valley, Jaishankar, ascoltato consigliere di Modi, teorizza dunque la versione domestica dei nipponici grandi colossi di Stato (zaibatsu) e il nazionalismo antimperialista, antieurocentrico e antioccidentale. Questo sul piano strategico, vediamo riguardo al decisivo momento tattico cosa ci dice.

La tattica indiana: il Grande Riequilibrio contro il Grande Reset

Jaishankar non prevede comunque una crisi definitiva della globalizzazione, ma prevede un conflitto continuo tra sovranisti e globalisti senza che prevarrà in definitiva nessuno dei due schieramenti. Il geopolitico considera l’Indo-Pacifico il nuovo centro del mondo: nel 2017 Donald Trump ribattezzò l’Us Pacific Command Indo-Pacific Command, Jaishankar scrive che i puristi e i geopolitici attribuiscono la formula a Karl Haushofer, stratega tedesco degli anni Trenta, formula perciò estranea alla scuola geopolitica angloamericana. Indo-Pacifico non è solo un concetto strategico, ma una direzione millenaria culturale e economica. La tattica indiana si fonderà sull’abbandono del dogma del “non allineamento” a vantaggio del “multi-allineamento”, nonostante ciò il Nostro sembra propendere per un allineamento fluido con Tehran – coinvolto nel progetto del porto di Chabahar che ha subito messo in allerta Washington -, Mosca e Tokio. Le priorità, per Nuova Delhi, sono creare un’Asia stabile, poiché sarà “l’Asia multipolare a guidare il mondo futuro multipolare” e attrarre capitali e tecnologie internazionali in India, come è avvenuto con la modernizzazione cinese negli ultimi decenni. L’Asia dello Stato politico e tecnologico sovrano lancia così la sfida, in epoca Covid-19, al Grande Reset del globalismo progressista delle sinistre gender occidentali e al sovranismo patrimoniale. Non bastando la Cina, anche Giappone e India sembrano voler uscire dal perimetro di sicurezza occidentale.

I tre limiti nella visione di Jaishankar  

  1. Egli non vede nel suo effettivo peso la potenza geopolitica panrussa: il presidente VVP, guida mondiale della guerra al terrorismo e alleato del presidente baathista siriano Bashar Al Asad, ha messo poco tempo fa all’angolo i globalisti elitisti che volevano ridurre la Russia a piccola potenza regionale. Ora è di certo determinato a affrontare i sionisti Biden/Harris che vorrebbero scatenare una nuova guerra ibrida contro Mosca.
  2. Egli sembra non vedere affatto, in questo nuovo ordine multipolare, l’offensiva islamica. Per ora, il leone dell’Islam è il presidente turco Erdogan, ma non va escluso un nuovo protagonismo iraniano.
  3. Jaishankar si è affrettato, in questi giorni, a fare una serie di retweet di messaggi adulatori di Modi verso la Sionista indoamericana Harris. In alcuni punti, il ministro degli esteri indiano, come visto, dà per cosa fatta l’ascesa cinese al primato mondiale, in altri ci dice che la contesa sino-americana “sarà lunga e duratura”. Questo si giustifica di certo alla luce della sua concezione tattica e flessibile del “multiallineamento”, ma Jaishankar non dovrebbe dimenticare che l’India potrebbe in queste condizioni – con il Giappone sempre più orientato verso una parità strategica antioccidentale con Pechino (1) – diventare zona sotto assedio permanente di un nuovo fronte panasiatico guidato da Xi Jinping. La controversia sino-indiana sul Kashmir degli ultimi mesi dovrebbe allertare Nuova Dehli e il ministro degli esteri Jaishankar. Il multiallineamento di Nuova Dehli dovrebbe tornare a una reciprocità tattica con Pechino (2), senza abboccare alla pericolosa via che la Sionista Harris tenterà di aprire nelle relazioni indoamericane. L’asse Nuova Dehli-Casa Bianca- Tel Aviv che la Harris – nuova star del Giudaismo Mondiale (3) -vorrebbe imporre al ministro degli esteri Jaishankar potrebbe essere la tomba di ogni afflato di risorgimento sovrano indiano, antiamericanista e antioccidentale.

Note

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