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CONTRO DRAGHI, IL FRONTE DEL RIFIUTO di Moreno Pasquinelli

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“Mai col Pd”, “Mai senza Conte”, “Mai più con Renzi”, “Mai con lo psiconano”, “Mai con la Lega”, “Mai più governi tecnici”, “Mai coi 5 stelle” “Mai con Draghi-Dracula”; e via negando. Sembrerebbe convalidata la tesi di  Carl Schmitt secondo cui tutti i concetti della dottrina politica dello Stato sarebbero concetti teologici secolarizzati. L’analogia tiene, in questo caso, ove si rammentasse la tesi della teologia apofatica, la quale affermava che, in quanto a Dio, non si potesse dire alcunché di positivo. Ovvero Dio sarebbe ineffabile e inconoscibile e non resterebbe che l’abbandono mistico, aggiungiamo irrazionale, al divino.

Usciamo dall’analogia metafisica e voliamo basso. Si discettta sulla terapia economica che adotterà per far uscire il Paese dal marasma di una crisi sistemica senza precedenti. Come se Draghi avesse la capacità di compiere il miracolo. A ben vedere è proprio l’illusione che il nostro possa compierlo che spiega come tutti, di riffa o di raffa, sgomitano per salire sul carro del demiurgo, scambiando Draghi per un deus ex machina che risolve a da un senso alla tragedia italiana. Resteranno delusi assai. Sospetto, anzi, che in molti ci lasceranno le penne, poiché tutto Draghi potrà fare, meno che prodigi. Se abbiamo ragione, e penso che ce l’abbiamo, la montagna della crisi italiana è troppo alta da scalare, anche per uno scaltro arrampicatore come lui. L’incattesimo, prima o poi, svanirà.

Non è l’Ascensione al cielo che l’Italia ha davanti, bensì un’altra stazione della sua Via crucis, di cui quella decisiva fu l’adesione alla Unione europea. C’è un solo modo, infatti, di porre fine al Calvario, uscire dalla Unione europea, riguadagnare totale sovranità nazionale, sganciarsi dalla mondializzazione liberista. Hanno chiamato Draghi per la ragione opposta: tenere il Paese in catene e impedire che faccia naufragare il Titanic dell’Unione europea, e si arrenda dunque, in nome e per conto delle plutocrazie mondialiste, al destino di insignificante e succube provincia della nuova globalizzazione o meglio, del Grande Reset.

Per tenere soggiogata l’Italia occorre disinnescare la bomba sociale ed a questo scopo occorre addomesticare gli italiani, e per farlo bisogna seppellire definitivamente i populismi ed i sovranismi, che pur in forme cialtronesche avevano rappresentato l’opposizione popolare, fino a farla diventare maggioranza, fino a far schiantare la “seconda Repubblica”.

L’irruzione di Draghi sta terremotando il quadro politico italiano. Non poteva essere diversamente, per questo è stato principalmente tirato in ballo. Egli deve rendere definitiva la cooptazione di M5s e Lega salviniana come forze portanti del blocco politico- sociale dominante. Per il resto si navigherà a vista, barcamenandosi nella tempesta mondiale.

“Dopo l’annus horribilis segnato dalla pandemia Draghi non ci voleva proprio!”. All’euforia dei dominanti corrisponde, nel campo dell’antagonismo sociale e politico, lo sconforto. In effetti, tranne rare eccezioni (tra cui la principale è Liberiamo l’Italia) i diversi soggetti dell’arcipelago antagonista sono usciti con le ossa rotte dallo Stato d’emergenza biopolitico. Tuttavia questo scoramento è ingiustificato. Se si guarda al futuro prossimo con la dovuta lucidità non è difficile pre-vedere che per le forze antagoniste si aprirà un crescente spazio politico d’azione. Lo spazio di un combattivo FRONTE DEL RIFIUTO, di una coalizione anti-Draghi — la Marcia della Liberazione in quest’ultimo anno è stata in questo senso una via possibile di unità. Ciò che, nel bene e nel male, è stato seminato in questi anni difficili dai diversi organismi del sovranismo costituzionale, socialista e patriottico, darà i suoi frutti.

Così che un giorno proprio noi rivoluzionari potremo dire che Draghi è stato davvero l’uomo della Provvidenza —non per lorignori ma proprio per noi. Sempre tenendo a mente che la Provvidenza ci chiede di essere operosi, creativi, se serve spregiudicati, giammai indolenti, rassegnati o attendisti.

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13 pensieri su “CONTRO DRAGHI, IL FRONTE DEL RIFIUTO di Moreno Pasquinelli”

  1. antonio dice:

    …ma vi porterete dietro anche Alberto Bagnai visto che faceva (fa ancora?) bella mostra di se nel vostro sito web? ,,,ahahah

  2. Nello dice:

    Draghi, l’ultimo atto . Dal Fascismo in poi le nostre classi dirigenti sono impegnate in una incessante guerra contro il popolo italiano, mentre (soprattutto dall’adesione all’UE ad oggi) ,il popolo italiano è impegnato in una altrettanto accanita guerra contro se stesso. Tutto quello che abbiamo avuto viene non solo dall’alto ma anche dal basso. Chi mai ha davvero capito qui da noi la dicotomia amico-nemico, se non per le partite di calcio? Il nostro è uno Stato senza popolo. Vedremo.
    Nello

  3. FaBer dice:

    Analisi fatta con l’accetta ideologica del nostalgico rivoluzionario marxista, non coglie le linee di frattura interne al fronte “nemico”, così da far sembrare nere tutte le vacche del recinto politico.
    Il fronte di Davos è diviso assai
    Draghi stesso è diviso assai, in se stesso
    il Deep State d’America è diviso un casino e non solo su due fronti, anche di più
    Gli stessi Rothschild sono divisi al loro interno
    Non è indolenza, rassegnazione, attendismo l’atteggiamento di chi, consapevole dell’articolazione del drago in tante teste che lottano fra di loro, si sta distruggendo da solo. Un marxista dovrebbe saperlo. Vigilanza si, e molta. La contrapposizione sic et simpliciter non fa altro che rafforzare il Drago a tante teste e metterci dalla parte sbagliata della storia.

  4. Orazio dice:

    In attesa che prenda corpo un fronte unico contro Draghi qui in Umbria, tanto per non farci mancare niente, passa zona rossa tutta la provincia di Perugia e 5 comuni del ternano. Continuano imperterriti, con il contributo anche della governatrici Tesei, con la reclusione domiciliare della popolazione e con ulteriori mazzate all’economia regionale. E tutto questo senza che si levi da nessuna parte, nemmeno dalle categorie piu’ colpite, una minima iniziativa di contrasto non so qualche denuncia alla magistratura per abuso di potere e violazione della Costituzione sia dei DPCM che del decreto della governatrice Tesei. Eppure qualche giudice, se non sbaglio, ha cominciato a sentenziare che i DPCM violano ampiamente la Costituzione. Un gregge di pecore siamo diventati, e’ triste dirlo, e le pecore non meritano diritti costituzionali.
    Orazio

  5. Roberta dice:

    Caro Orazio,
    Ieri si è svolta a Perugia, in piazza IV Novembre una vivace e partecipata manifestazione indetta dalla Marcia della Liberazione. Tu c’eri? Forse non lo sapevi…
    Ti aspettiamo martedì 9 febbraio sotto il Palazzo regionale a Perugia… Si riunisce il consiglio regionale e la Tesei la contesteremo

  6. Luigi dice:

    Analisi superficiale, figlia di eccessivo nostalgismo marxista che non coglie le fratture nel fronte nemico.

  7. Orazio dice:

    Spero proprio che la manifestazione del 9 febbraio a Perugia possa raggiungere un risultato pratico ma ne dubito, se si esclude visibilita’ politica e mediatica. A meno che non vi assembriate, oramai in zona rossa, davanti alla Regione senza mascherine in modo che le forze dell’ordine vi sanzionino e vi mettano in condizione di poter fare ricorso e rimettere il giudizio davanti a un giudice. Hai visto mai che non vi dia ragione come e’ gia’ successo in qualche caso. Io non potro’ essere a Perugia il 9 febbraio. Motivi di salute familiari e qualche acciacco dell’eta’ non me lo consentono. Quando misero la bomba a Piazza Fontana nel dicembre 1969 avevo gia’ 18 anni e di acqua sotto i ponti ne e’ passata. Nel mio piccolo vedro’ di sostenere in qualche altro modo la vostra manifestazione.
    Un caro saluto.
    Orazio

  8. Graziano+PRIOTTO dice:

    Economista o banchiere ?
    Mentre la stampa tutta ed i media italiani si sprecano nell’osannare il futuro Presidente del Consiglio (ed i parlamentarei di tutti i colori si spintonano per essere i primi a salire sul carro del vincitore) l’articolo di Moreno Pasquinelli invita ad una riflessione oggettiva e mette in chiaro i limiti dell’esperimento che sta per iniziare. Un esperimento che è un “deja vu” se non si è dimenticata l’amara esperienza greca di pochi anni or sono. La cosa più curiosa è però la confusione dei ruoli anche da parte di personaggi ben informati come un certo Alberto Bagnai. Viene riferito dalla stampa che avrebbe dichiarato il suo sostegno a Draghi perché “come economista parla la sua stessa lingua”. E implicitamente, essenso stato alunno del grande Federico Caffé, di fede keynesiana, conoscerebbe di conseguenza le misure keynesiane da adottare per far ripartire l’economia italiana. In questa visione ci sono due grandi errori logici. Primo, non è detto che l’allievo continui a seguire le teorie apprese del maestro, o se lo fa non le adatti a modo suo, come fece (fortunatamente) ad es. Marx con Hegel. Ma se anche cosí non fosse, resta da vedere quali sarebbero, premesse tutte le migliori intenzioni, gli spazi di manovra di questo novello “salvatore della patria”. Intanto come è noto, la Patria di Draghi è in primis l’Unione Europea, la cui Banca Centrale ha diretto per anni. Tutto quello che può fare in Italia è dunque subordinato agli interessi superiori dell’Unione Europea. Ed infine, non va dimenticato che Draghi è stato incaricato degli attuali compiti in Italia come “banchiere”, come esperto di finanza internazionale, il campo in cui ha maturato tutte le sue esperienze, e non come “economista”. Per rilanciare l’economia italiana occorrerebbero da un lato investimenti giganteschi nelle attività produttive, facilitando sí il credito agevolato, ma creando soprattutto posti di lavoro. Soltanto garantendo lavoro per tutti ed equa distribuzione dei profitti da reinvestire nell’economia reale si potrebbe avviare il circolo virtuoso che col tempo condurrebbe alla cancellazione del debito spaventoso che congela le attività produttive.
    Debito che è pernicioso non di per sè, ma per la sua struttura: i creditori non hanno interesse alcuno né stimolo ad utilizzare il credito per investire in attività produttive: è moneta virtuale (poiché si sa che non verrà mai interamente restituita) e morta, poiché non inserita nel processo produttivo ma unicamnete utilizzata per fini speculativi.
    Orbene, da un “economista” divenuto “banchiere” (Goldman Sachs) al servizio della speculazione finanziaria internazionale difficilmente ci si può attendere che possa agire per affossarla, come aveva proposto Keynes nella General Theory nel 1936 con la famosa frase (cito a memoria) “cut the interest rates so far as to cause the euthanasia of the rentier” (bisogna tagliare i tassi di interesse fino ad ottenere l’eutanasia di chi vive di rendita”. Come Presidente della BCE ci ha provato, ma i tassi pur ridotti a zero hanno avuto l’effetto opposto: mai come ora la finanza speculativa (vedi i corsi delle azini nelle borse mondiali) ha goduto di miglior salute. Evidentemente il “quantitavie easing” serve a salvare banche e monete uniche, ma non a creare posti di lavoro o a rilanciare i processi produttivi. Non si tratta di un errore della theoria keynesiana, ma molto più banalmente di una sua completamente ingenua , se non falsa, interpretazione: i tassi di interesse sono uno strumento efficace non nelle mani dei “banchieri”, bensí nelle mani dei politici , poiché solo essi possono decidere, oltre che sui tassi in modo anticiclico, anche sull’impiego dei mezzi finanziari, creando lavoro con investimenti statali pilota, che inducano per trascinamento gli investimenti privati e con la crescita consentano di avvicinarsi al pieno impiego.
    Visto sotto questo aspetto lo spazio di manovra di Draghi, anche ammesse ma non concesse tutte le migliori intenzioni, è ben misera cosa: i vincoli del pareggio di bilancio e le pastoie dell’ UE non consentono nemmeno per ipotesi di praticare una politica keynesiana degna di questo nome. Certamente Draghi potrà porre qualche rimedio alle bestialità commesse dagli sprovveduti ed asini in economia che lo hanno preceduto al governo, ma saranno cure palliative, come quelle che possono procrastinare anche per lungo tempo il decesso del paziente ma giammai ridargli la salute. Questa si può unicamente sperare dal cambio di terapia, e questa è certamente anche a Draghi ben nota, cioè il ritorno alla sovranità monetaria e alla ripresa del controllo dell’economia compresa la ri-nazionalizzazione di settori chiave dell’economia. Ma questo non lo si può certo chiedere a chi delle privatizzazioni selvagge è stato il paladino.

  9. Claudio dice:

    L’importante è unire le centinaia di gruppi dell'”Area Sovranista”, che condividono tutti gli obiettivi finali, ma che sono tutti divisi su cose non essenziali. Ricordiamoci di G. Orwell e della sua magnifica frase : “Controllarli non era difficile, anche quando serpeggiava il malcontento e la rivolta, tutti comunque si perdevano su cose marginali. Tanto da non avere una visione d’insieme. Quindi perdevano di vista l’obiettivo essenziale”. Questa, parafrasandola.

  10. Cittadino dice:

    intanto dalla sinistra antidiplomatica arrivano suggerimenti di resa incondizionata

    “Possiamo definire “draghismo” questa tendenza, e dovremo impegnarci da ora in poi a studiarne meccanismi e dinamica. Anche perché non sembra ci sia molto altro da fare.”

    Ma dall’area diversamente petalosa non ci si poteva aspettare altro, non sembra (a lui) ci sia molto altro da fare
    Che fa fare averci i piedi al caldo, tanto la sua pensione non la toccheranno.

    Giovanni

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