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NON C’È PIÙ LA DESTRA SOVRANISTA di Franco Bartolomei

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[ sabato 6 luglio 2019 ]

Come abbiamo scritto la vicenda delle “nomine” ai vertici della Ue oltre ad essere una sconfitta per il governo giallo-verde, lo è per tutto il campo cosiddetto “sovranista” e la sua strategia di “cambiamento dall’interno”. Infatti il blocco ordoliberista a guida franco-tedesca conserva saldamente in mano tutte le leve decisionali dell’Unione europea.
L’amico Bartolomei da invece un’altra e assertiva lettura: il governo giallo-verde ha abbandonato del progetto dei MiniBoT e, del resto, la vicenda delle “nomine” mostra che c’è stato un “accordo” tra europeisti e “sovranisti”, “accordo” che a sua volta, deriva dalla pace siglata tra la Ue e la Casa Bianca trumpiana.

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NON C’È PIÙ LA DESTRA SOVRANISTA 

di Franco Bartolomei

L’ ‘archiviazione della procedura di infrazione delle regole sul debito pubblico rappresenta la contropartita UE per l’abbandono del progetto dei Minibot da parte del governo italiano.


Sicuramente la nomina della Lagarde dal FMI alla BCE rappresenta un modo per rinsaldare i legami tra le due sponde dell’Oceano e, garantendo una continuità con Draghi nella gestione della BCE, conferma la valenza sistemica globale, e la essenzialità del sistema EURO per tutto il sistema bancario finanziario, commerciale e geopolitico dell’intero occidente capitalistico.

Esattamente quello che abbiamo descritto nelle nostre tesi congressuali [di Risorgimento Socialista, ndr].

La scelta della Lagarde sancisce, al di là delle chiacchiere della destra cosiddetta “sovranista”, di cui la lega si sente il fulcro, il segno di un accordo strategico di fondo tra la destra ( Visegrad e Le Pen/Salvini ) , che ormai rappresenta gli interessi internazionali e le esigenze di riequilibrio commerciale poste da Trump, facendosene spalleggiare in funzione anti germanica, e i di due tradizionali schieramenti liberisti di sistema ( PSE e Liberal Popolari ), che egemonizzano, facendo finta di alternarsi al governo, i sistemi politici del resto dei paesi della UE .

É un accordo di fondo che segna la fine di ogni velleità anti Maastricht da parte della destra sovranista e, contemporaneamente, smonta l ‘idea di un possibile attacco della amministrazione Trump al sistema monetario europeo.

Si tratta in ogni caso di un accordo fondato su una complessiva debolezza strutturale di un modello economico finanziario in crisi, incapace di garantire in prospettiva tasso di crescita adeguati a mantenere livelli di mobilità sociale e di garanzie di diritti tali da consentire una egemonia interna ed esterna al sistema.


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3 pensieri su “NON C’È PIÙ LA DESTRA SOVRANISTA di Franco Bartolomei”

  1. Anonimo dice:

    Condivido quasi integralmente il pensiero dell'autore.A lato di questa tentata ristrutturazione sistemica globale, si afferma quindi sempre più l'onda lunga del populismo trumpiana e con la logica dei piccoli passi il New State trumpiano punta a rimodulare il Deep State clintosorosiano. Senza conquistare ed espugnare quest'ultima fortezza strategica, il conservatorismo populista trumpiano sa bene di avere i piedi d'argilla. Il conservatorismo nazionalpopolare a stelle e strisce perciò non può operare con la logica della sinistra aristocratica clintoniana fondata sulla tecnica del colpo di stato (es tangentopoli e Italia 2011) e sul potere giudiziario, perchè è va completamente ristrutturato essendo storicamente di sinistra e di devota obbedienza LGTBQ. Del resto questo è lo stesso scenario italiano: se il fronte conservatore nazionalpopolare non vuole solo vivacchaire e navigare a vista parando i colpi, come fece Berlusconi, dovrà necessariamente modulare il proprio sovranismo soft in alleanza sistemica internazionale con banchieri, militari, analisti ecc del fronte trumpiano. Questo l'unico modo di azione con cui il salvinismo può assestare colpi letali all'infame subimperialista blocco carolingio. Ci vuole comunque consapevolezza che sono i piccoli passi, in questo frangente storico epocale, a decidere sulle grandi cose. Chi avanza sui piccoli passi sommerge l'avversario.

  2. Anonimo dice:

    Il punto resta lo stesso che è sempre stato: se lo scontro interno ai dominanti è giunto ad un qualche punto di rottura oppure no. La risposta sembrerebbe purtroppo essere no. Questo è ciò che io temo da sempre e che sembra starsi verificando. Il giudizio finale sarà dato dall'affare brexit. Se si arriverà ad un deal vorrà dire che hanno raggiungo l'accordo.La von der Leyen, impopolare in patria, sarà la garante di un nuovo equilibrio un po' più multipolare ma non troppo e sempre pro-USA che si protrarrà ancora chissà per quanto?Giovanni

  3. Anonimo dice:

    "livelli di mobilità sociale e di garanzie di diritti"Colgo l'occasione per togliermi un altro sassolino dalla scarpa.Si continua a ripetere "mobilità sociale", o si usa un termine ancora più efficace che è ascensore sociale. Ma questo nei fatti cosa significa? Significa che per le persone che stanno alla base della piramide sociale, chiamiamolo pianterreno, la soluzione non è un miglioramento delle condizioni di vita del pianterreno ma l'opportunità che alcuni riescano a raggiungere individualmente almeno il primo piano con l'ascensore sociale. Opportunità che ovviamente non è disponibile per tutti e che proprio per questo esercita sulle fasce popolari il fascino perverso della esclusività.Per quelli che restano al pianterreno ci stanno solo delle astratte "garanzie di diritti" che sono sempre molto parziali ed insoddisfacenti ed il proseguimento del sogno di raggiungere il primo piano. Ma se così è allora la mobilità sociale è la soluzione o è parte del problema? Non è forse la via attraverso cui quelli che stanno in basso si rispecchiano nelle classi alte contribuendo al mantenimento dell'egemonia culturale del modus vivendi dei ceti abbienti anche presso gli esclusi?Voglio diventare come loro, pensa il plebeo Checco Puricelli. Ma il loro sono loro, ovviamente marchesi, lui non è cazzo.Non è forse questo la fantomatica mobilità sociale? Non è forse Checco Puricelli Conte Tacchia?Giovanni

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