NON EXPEDIT di Piemme

Scriviamo mentre è in corso l’Eurogruppo, il vertice dei ministri dell’economia dei 19 paesi dell’area euro.
Come andrà a finire (accordo, rottura o compromesso?) lo sapremo forse a tarda sera, al massimo domani.
E’ noto che la soluzione che Roma e Madrid suggeriscono (con un apparente sostegno francese), è quella degli eurobond, ovvero l’emissione di titoli di debito garantiti da tutti i paesi dell’area euro, se non di tutta l’Unione.

Smentendo gli amici che in questi giorni davano per certo che il governo Conte, alla fine, avrebbe capitolato e accettato di ricorrere al MES per far fronte alla grande recessione in corso, noi scommettiamo che sarà rottura. Una rottura magari camuffata dalla decisione di rimandare, ancora una volta, la decisione finale.

La repubblica di oggi pubblica un’intervista al famigerato falco Wolfgang Schaeuble che ribadisce la posizione tedesca: un no chiaro e netto agli eurobond.

A conferma della posizione tedesca l’Huffington Post rivela in anteprima quale sia la proposta formale che il ministro tedesco (con l’appoggio di olandesi, austriaci e finlandesi) ha portato al tavolo dell’eurogruppo. Leggiamo:

«In sostanza, è la proposta di Berlino, se uno Stato fa ricorso ai fondi del Meccanismo europeo di stabilità, dopo aver tamponato l’emergenza “nel più breve tempo possibile”, nel “medio termine, dovrebbe affrontare le vulnerabilità fiscali identificate nelle procedure europee di sorveglianza, comprese le raccomandazioni specifiche per paese nell’ambito del Semestre europeo, impegnandosi in tal modo al costante rispetto delle norme fiscali europee ed europee Semestre”. E per farlo dovrà firmare un “Memorandum of understanding”, un piano di rientro la cui consistenza dipenderà da come verrebbe elaborato, certo, ma intanto ci sarà. Il controllo del rispetto del Memorandum verrebbe affidato al Mes stesso e alla Commissione Europea oppure anche al Fondo Monetario internazionale.
Nel ‘non-paper’ tedesco si sottolinea che la stabilità economica verrebbe rimandata ad un secondo momento, cioè solo dopo aver arginato le conseguenze di Covid-19 sull’economia».

In buona sostanza la Germania dice all’Italia: volete i soldi? Avrete la troika. Come accadde in Grecia, né più e né meno.

Del resto, come spiegava ieri Claudio Padice sempre su Huffington Post irricevibile per l’Italia era anche la proposta, che circolava nei giorni scorsi,  di un “Mes con condizionalità light”.

Dunque, per quanto europeisti accaniti, Conte e Gualtieri, non possono accettare le condizioni capestro poste sul tavolo dai tedeschi.

Dove quindi andranno a prendere le risorse i decisori politici italiani per far fronte alla catastrofe economica e sociale in arrivo e finanziare la “ripresa”? Un modo per aggirare la muraglia tedesca ci sarebbe. E che succederà all’Unione europea in caso di aperta rottura? Su questo arcano torniamo domani.